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MotoGP, Rossi al GP n°400: "Ho fatto cose che resteranno nel cuore dei tifosi"

Valentino a cuore aperto: "Non è tanto per il presente, quanto per i 399 GP precedenti che ho ancora tantissimi tifosi. Vorrei rivere Kyalami 2004 e guidare la Honda 5 cilindri"

MotoGP: Rossi al GP n°400: "Ho fatto cose che resteranno nel cuore dei tifosi"

Valentino Rossi taglia a Phillip Island il traguardo dei 400 Gran Premi disputati nella propria carriera. Un numero incredibile, che attesta la sua longevità come pilota forse anche più del numero dei suoi anni. Il Dottore ha passato la maggior parte della propria vita nel Paccock, ed ha concesso una interessante videointervista a Motogp.com in cui parla della sua carriera, dei suoi successi ed anche delle sue delusioni.

Tantissimi gli argomenti trattati da Rossi, che in questa intervista dichiara ancora una volta il proprio amore per questo sport e racconta in che modo è cambiato il suo rapporto con i tifosi e soprattutto in che modo sia riuscito a costruirsi una vita 'normale' nonostante il peso della notorietà, che in alcune circostanze può essere un aiuto, ma in tante altre un grosso problema. 

"Bello fare 400 GP qui: guidare a Phillip Island è una esperienza incredibile"

"400 Gran Premi sono un numero incredibile. Se inizi a contare da uno a 400 è davvero tanto. Si tratta davvero di un viaggio lunghissimo, ma io sono molto orgoglioso della mia carriera perché mi sono divertito sempre molto ed è senza dubbio la parte più grande della mia vita. Corro da quando avevo 10 anni. Poi è davvero speciale tagliare questo traguardo dei 400 GP qui a Phillip Island, che è un posto davvero speciale. Tutti i piloti adorano questo posto, perché guidare qui è un’esperienza incredibile.Io sto cercando di restare forte, di essere ancora competitivo dopo tanto tempo".

Il giallo è ovunque noi andiamo con la MotoGP, come è cambiato il rapporto con i tifosi in questi anni?

"I tifosi non si sono dimenticati il 2015 quando mi hanno fatto perdere il mondiale"

"Io sono molto orgoglioso e felice dei miei tifosi, perché quando vinci e sei il numero uno, è facile avere la maggior parte dei tifosi per te. Ma durante la mia carriera, ho fatto qualcosa che è rimasta nel cuore delle persone, specialmente dei miei tifosi. Per esempio quando cambiai dalla Honda alla Yamaha, o anche quando sono tornato dalla Ducati alla Yamaha ed ho ricominciato ad essere competitivo. Oppure quando ho avuto quel brutto finale nel 2015, quando mi hanno fatto perdere il mondiale. I miei tifosi non si sono dimenticati di tutte queste cose, ed anche se oggi per me è molto difficile vincere o essere competitivo, riesco lo stesso ad avere un grande supporto ovunque. E’ come se fossi arrivato ad un livello diverso della mia carriera. Più del presente, è importante quello che è successo in questi 399 gran premi". 

"Il paddock è cambiato molto, in peggio. All'inizio mi divertivo moltissimo"

VALENTINO ROSSI

Come è cambiata la tua vita nel Paddock dopo 23 anni? C'è qualcosa che è rimasto come all'inizio?

"Tutto è cambiato molto e purtroppo in peggio secondo me. All’inizio io mi divertivo tantissimo a stare nel paddock, perché avevo tantissimi amici, tra i piloti e anche tra tutti quelli che lavoravano nel paddock. Ma in generale tutto era più facile, c’era più libertà.Io andavo in giro con lo scooter, potevo impennare ovunque. Poi mi divertivo a modificare lo scooter per avere più potenza. Era come una seconda casa per me. Negli ultimi le cose sono cambiate e diventate più difficili. Da un certo punto di vista anche in meglio, perché ho tantissimi tifosi dovunque vada. Ma dall’altra parte, per me la vita nel paddock è finita perché anche solo muovermi dal mio motorhome al box a volte è un vero e proprio lavoro. Quindi ora la vita da paddock avviene per me solo all’interno del box o del motorhome. Tutto è cambiato molto".

 

"L' esplosione dei Social ha cambiato tutto. Sei sempre costantemente live"

Quando tu sei diventato un pilota, non c'era questa massiccia presenza di TV, media, Social. Come hai vissuto questo cambiamento?

"Una volta la cosa principale era guidare la moto e solo dopo avevi un minimo di impegno per i giornalisti o gli altri media. Adesso è il contrario, perché certe volte la maggior parte del tempo è dedicata alle interviste, oppure ai Social Media e tutte le altre cose e poi alla fine guidi la moto. Da un certo punto di vista penso che ci sia stato anche nella vita ordinaria di chiunque, perché questa grande esplosione dei Social ha cambiato la vita di tutti. Sei sempre costantemente live, prima era molto diverso.  Può essere una buona cosa, perché ora se tu sei un tifoso puoi seguire qualsiasi cosa che avviene nel paddock dal giovedì alla domenica. Puoi sapere tutto del Paddock, sempre. Negli anni 90’ se eri fortunato vedevi la gara. Questo per i tifosi è senza dubbio un bene, è il prezzo da pagare per noi piloti, ma è meglio".

"Oggi i tifosi sanno tutto del Paddock, negli anni 90' eri fortunato se vedevi una gara in TV"

Come hai vissuto i primi momenti di notorietà?

"Devi cambiare la tua vita, facile! In realtà io sono diventato molto famoso in Italia già nel 1997, perché ero molto giovane e prima ho vinto la mia prima gara e poi al secondo anno sono diventato campione del mondo. Sinceramente fu una grande sorpresa per tutti, ma in Italia fu come una bomba". 

Il fatto di essere così famoso in che modo influenza la tua vita quotidiana? E' stato difficile all'inizio?

"Per vivere una vita normale a volte mi sono dovuto nascondere, mettere i baffi finti"

"Per vivere una vita normale a volte mi dovevo nascondere, mettere i baffi finti. All’inizio era difficile, perché era dura per me accettare che la mia vota fosse cambiata. E’ chiaro che hai una serie di grandi vantaggi, in generale. Ad esempio se entri in un negozio non devi aspettare, loro chiudono il negozio per te. Quindi qualche vantaggio c’è ad essere famoso, ma spesso non puoi avere una vita normale. Nei primi tre o quattro anni ho faticato molto ad adattarmi a questa cosa. Per me era difficile anche solo andare al cinema, poi ero giovane e volevo semplicemente andare in giro e tutti mi fermavano. Era difficile. Dopo mi sono abituato a questo ed ho cercato di crearmi una vita normale, anche se non è normale. Sotto questo punto di vista è un’ottima cosa per me essere rimasto a Tavullia, perché quando sono lì ed anche un pochino a Pesaro,  non voglio dire che è proprio normale, ma le persone non mi assalgono.  Sono abbastanza abituati a vedermi, quindi posso andare in giro, posso andare ad esempio in un ristorante. Posso andare in giro abbastanza facilmente. Ma se mi sposto già di venti chilometri, cambia tutto". 

Per te è stato sempre più complicato adattarti alle nuove moto mano a mano che la tecnologia è aumentata?

"Le moto sono cambiate moltissimo. Il difficile per me è stata modificare di volta in volta lo stile di guida"

"Secondo me ci sono due aspetti molto importanti. Quello tecnico, che riguarda la moto, che è cambiata tantissimo. Basta pensare che prima c’erano le 500 ed ora le moto sono completamente diverse. Ma anche se paragoni le moto del 2019 sono completamente diverse rispetto a quelle del 2005. Si, erano sempre 4 cilindri 1000 come oggi, ma c’era molta elettronica in meno, le gomme sono campionato fate molto, i freni sono diversi. La cosa difficile per me è stata modificare di volta in volta lo stile di guida per portare queste moto al loro limite. Il limite è altissimo se lo paragoniamo a quello che c’era nel 2005. Questo è un aspetto. L’altro è che l’evoluzione della specie fa si che la generazione successiva sia sempre più forte. I piloti di oggi sono più professionali, si sforzano di più e fanno una vita perfetta. Mangiano bene, non bevono, vanno a letto presto, si allenano tutti i giorni. Io vengo da un’epoca in cui i piloti bevevano ancora birra, fumavano sigarette".

"Io vengo da un’epoca in cui i piloti bevevano ancora birra. Oggi sono tutti atleti"

Insomma, la MotoGP richiede una vita sana. Niente eccessi.

"Anche da questo punto di vista devi modificare la tua vita per guidare la MotoGP al massimo. Devi essere un atleta. Dormire il giusto quantitativo di ore, devi parlare con il dottore per la giusta dieta. Se vuoi fare parte del gioco, devi fare così. La professionalità dei piloti è aumentata e li ha portati a lavorare in ogni area per essere forti. Questa è una cosa importante, poi c’è anche una differenza nell’approccio alla gara". 

VALENTINO ROSSI - PHILLIP ISLAND

L'approccio alle gare è cambiato molto in MotoGP?

"Oggi tu arrivi in gara e dal primo all’ultimo giro devi sempre spingere al massimo, devi sempre stare a gas spalancato. Prima era diverso, partivi più tranquillo. Stavi lì a capire cosa succedeva, magari prima spingevi un po’, poi aspettavi. Era più una questione di strategia che una prestazione fisica come oggi".

Da pilota, come vivi questa estrema professionalità in cui ci si confronta in tutto?

"Secondo me oggi la preparazione è cruciale. Non penso che sia raddoppiata, penso che sia decuplicata rispetto al 2003 ad esempio. Adesso riguardiamo i nostri video, abbiamo molto più supporto dagli ingegneri e dalla tecnologia. Sai esattamente come guida il tuo compagno di squadra, ma anche come guidano i piloti che corrono con le altre squadre, ci sono telecamere ovunque. Prima al ansimo rivedevi la gara, magari seguivi un altro pilota in pista. Ma alla fine sotto questo punto di vista la preparazione era dieci volte in meno di oggi. Adesso si guardano i dati al computer anche venti minuti prima della gara, adesso è così sfortunatamente. Devi avere una grande passione per lavorare così duramente".

"Abbiamo migliorato molto nella sicurezza: l'abbigliamento, certo, ma soprattutto le piste"

Il motociclismo è uno sport pericoloso, ma secondo te da quando hai iniziato ad oggi sono stati fatto dei grandi passi in avanti?

"Penso che in questi anni abbiamo fatto dei passi in avanti davvero importanti con la Safety Commission, dal 2003. Siamo stati in grado di migliorare la sicurezza sia in pista che per quanto riguarda le protezioni che indossiamo. Adesso ci sono cose come l’airbag nella tuta, la qualità dei caschi è aumentata. Anche i guanti, la pelle delle tute, gli stivali che indossiamo. Tutto è molto meglio rispetto agli anni 90’. Ma secondo me il lavoro più grande l’abbiamo fatto proprio sulle piste. Abbiamo lavorato tanto per aumentare le vie di fuga, anche qui a Phillip Island. Gli organizzatori hanno speso molti soldi per questo, ma è un aspetto molto importante. Questo resta uno sport pericoloso, sarebbe stupido non fare tutto il possibile per la sicurezza".

"Dopo un errore pensi che sia un gran problema, in realtà c'è molto di peggio"

L'esperienza ti ha insegnato ad accettare meglio le sconfitte?

"Secondo me quello che senti dentro è molto simile, ma con l’esperienza impari ad essere più tranquillo, già morbido. Sia quando le cose vanno bene che quando vanno male. A volte perdere il controllo o arrabbiarsi tanto è inutile. Meglio cercare di pensare alla prossima mossa, piuttosto che restare lì arrabbiati. Ma per arrivare a questo, serve tanta esperienza. Per me, ma come per tutti quelli che corrono qui, è una parte molto importante della vita imparare a gestire queste situazione. Se fai un errore o non raggiungi il tuo obiettivo, lo senti come un grande problema. In realtà non è il peggior problema che potresti avere, ma è in ogni caso un problema. Devi cercare di imparare a gestire queste situazioni". 

"Quando ho iniziato a sentirmi più vecchio, ho pensato al futuro, cercando un modo per restare in questo mondo"

Tu oggi non sei solo un pilota, ma anche un imprenditore con la VR46, hai l'Academy. Come porti avanti tutte queste cose?

"Per me, come per Uccio e gli altri ragazzi, le gare di motociclismo sono una grande passione. Quando ho iniziato a sentirmi più vecchio, ho iniziato a pensare al futuro, cercando un modo per restare in questo mondo. Volevo trovare il miglior modo possibile, quindi ho iniziato a pensare a fare una squadra. Ricordo che quando qualcuno mi chiedeva cosa avrei fatto dopo il ritiro, dicevo a tutti che sarei andato su un’isola, a bere cocktail. Ma in realtà non è così, e volevo trovare un buon modo per restare in questo mondo. La cosa che mi piace molto è cercare di aiutare i giovani piloti, perché in Italia secondo me abbiamo sempre avuto un’ottima scuola di motociclismo, ma negli ultimi anni in Spagna hanno lavorato molto di più ed in un modo migliore, portando tutto su un livello diverso. Anche per questo mi piace aiutare i giovani piloti, anche perché ho mio fratello, ottimi amici come Franco Morbidelli, Francesco Bagnaia. Il fatto è che le cose sono andate avanti più velocemente di quanto ci saremmo aspettati, quindi ora Morbidelli mi arriva davanti! Ma è parte del gioco".

"Il mio unico segreto è la grande passione per questo Sport"

Chi parla con te sente sempre la tua grande passione. E' questo il tuo segreto?

"Si, il segreto è questo, questa è la motivazione che mi porta a stare qui dopo tanti anni. Il mio amore per questo sport. Molte persone mi chiedono continuamente quale sia il mio segreto, ma secondo me è semplicemente la mia passione per il motociclismo. Mio padre me l’ha trasmessa e mi ha messo su una moto quando avevo due anni e qualcosa dentro di me è rimasto del tutto uguale, anche ora che sono davvero vecchio rispetto ad allora. Questo è il segreto!"

400 GP e tante vittorie. Il momento più speciale?

"Mi piacerebbe correre di nuovo la gara di Welkom del 2004"

"Penso che mi piacerebbe correre di nuovo la gara di Welkom del 2004. Penso spesso a questa domanda e per me la miglior gara è stata la prima vittoria con la Yamaha. Perché fu un momento speciale e nessuno se l’aspettava. Fu una scelta molto coraggiosa, e per me quello è stato il momento già brillante della mia carriera fino a questo momento".

Se dovessi scegliere una singola moto con cui poter correre una gara, quale sceglieresti?

"Penso che mi piacerebbe correre di nuovo con la Honda 5 cilindri a Phillip Island. Penso che quella fosse una moto davvero speciale dal punto di vista meccanico e poi la mia gara del 2003, dopo la bandiera e la penalità di dieci secondi, fu un grande momento per me. Poi eravamo qui, c’era il sole. Un giorno davvero speciale".

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