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MotoGP, Lorenzo: "E' un po' come il 2008: la paura c'è, non estrema ma esiste"

"Ma rischiare per un decimo non servirebbe a molto. La Honda è una moto fisica, costruita sulle direttive di Marquez. Ora stanno lavorando anche per me in alcune aree"

MotoGP: Lorenzo: "E' un po' come il 2008: la paura c'è, non estrema ma esiste"

Marc Marquez ha vinto un altro gran premio. Dopo Misano arriva la doppietta nella back to back italo-spagnola con il successo anche ad Aragon. Il 7 volte campione del mondo ha sbaragliato la concorrenza tutto il weekend confermando un dominio senza possibilità di replica. Per una parte di box che festeggia e brinda all'ormai prossima conquista del mondiale, ce n'è un'altra il cui umore è totalmente differente. Jorge Lorenzo ha chiuso la sua gara al Motorland (circuito dove aveva vinto 2 volte) in 20° posizione a più di 46 secondi di distacco dal compagno di squadra. 

"Provo sempre a fare il mio meglio - ha detto Lorenzo - non è importante se è per la prima o la 13° posizione. Il mio meglio in questo momento è lottare per finire la gara. Oggi nei primi giri avevo il miglior ritmo del weekend, poi il pneumatico posteriore ha iniziato a scivolare già dal terzo giro ed è sempre andata peggio. Sono stato sorpassato da tanti piloti fino ad arrivare nell’ultimo gruppo. Mi rendo conto della distanza tra me e i migliori, il mio giro veloce è 2 secondi più lento di quello di Marquez e oggi sono arrivato a 46 secondi dal vincitore, come a Misano. Devo dire che mi sono sentito più sciolto nella guida ma poi sono stato obbligato a tenere un ritmo più blando".  

Ad inficiare sulla prestazione di Lorenzo, oltre ai problemi con il posteriore, anche il dolore causato dall'infortunio alla colonna vertebrale con il quale Jorge ormai convive da qualche mese e che sta cercando di mettersi alle spalle. 

"Quando uno sportivo sente ancora male nel suo corpo ha meno voglia di rischiare, è normale. Noi motociclisti abbiamo un gran rispetto della paura perchè sappiamo che il nostro è uno sport pericoloso. Nel 2008 e in questo momento sento la paura, non è estrema ma c’è. Mi sento un pilota fortunato che sta avendo un periodo sfortunato, per via dei problemi con la moto e degli infortuni. Sto cerando di migliorare ma rischiare per un decimo non avrebbe senso". 

Ormai è chiaro, però, che la Honda non è la moto più adatta allo stile di guida di Lorenzo che, a parte l'infortunio, stava faticando anche nelle prime gare della stagione. 

"La Honda è una moto fisica e rigida, pensata per staccare molto forte ed entrare con velocità in curva. E' costruita su Marc e modificata per venire incontro alle sue esigenze. Per un pilota pulito come me non è una moto facile ma gli infortuni hanno condizionato molto. Prima dell’infortunio non andava bene ma chiudevo a 14 secondi". 

Quando possono essere nati questi problemi?

"Nella moto 2019 per cercare più potenza.  Marc riesce ad avere un beneficio senza perdere troppo in curva per via del suo stile di guida. Già nei test avevo notato qualcosa che non andava ma era troppo tardi per sistemarla".

Ci sono delle possibilità che questi problemi vengano risolti e che tu possa esprimerti al meglio?

"Honda sta lavorando per continuare ad avere il vantaggio della potenza risolvendo i problemi in curva. La Casa ha sempre seguito Marquez nello sviluppo della moto, perché lui era il più veloce. Io so che devo adattarmi ma credo anche che Honda sia una grande azienda con il potenziale per soddisfarci entrambi, non in tutte le aree ma in qualcosa". 

Audio raccolto da Paolo Scalera

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