MotoGP, Zarco come Prost: due trombati eccellenti

Alain definì "un camion" la Ferrari, Johann aveva detto che il telaio della KTM è "una merda". Le speranze del francese per il futuro passano da Yamaha

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Nel 1991 Alain Prost ebbe l’ardire di definire la Ferrari 643 “un camion”, il parallelo naturalmente non piacque molto ai vertici di Maranello, che lo accompagnarono alla porta sostituendolo con Gianni Morbidelli per l’ultima gara della stagione. Quasi 30 anni dopo, il connazionale Zarco ha messo alla prova la pazienza degli austriaci KTM dopo una manciata di gare. A Jerez, le telecamere lo avevano intercettato nei box mentre spiegava che “il telaio è una merda. Avere qualcosa in comune con Prost (oltre al già citato passaporto) normalmente sarebbe un motivo di vanto, ma parlando di un licenziamento c’è poco da stare allegri.

Anche perché il motomondiale non è abituato a certe cose. Nel 1998 l'Aprilia licenziò Capirossi, ma il casus belli fu lo 'speronamento' di Harada che dette il titolo della 250 all'imolese, non un problema di immagine o di dichiarazioini scorrette. Abbiamo dato fondo alla nostra memoria storica per ricordare il caso di Virginio Ferrari nel 1980. Avrebbe dovuto iniziare il Mondiale con la Yamaha, il GP di Salisburgo venne annullato. Non si corse, ma in quella trasferta Virginio litigò con la squadra e rimase a piedi. Fino all’ultima gara, in cui fece un’apparizione sulla Cagiva.

Sempre nella 250 ci fu il caso di John Kocinski con la Suzuki nel 1993. Dopo il podio di Assen, nel giro d’onore, l’americano grippò intenzionalmente il motore della sua 250 e, chiaramente, venne licenziato. Questo aneddoto è tra l’altro magistralmente raccontato dal ‘nostro’ Carlo Pernat in questo video.

Rimanendo in casa Suzuki, fu Anthony Gobert, nel 1997, a ottenere il benservito. La squadra sottopose il proprio pilota a un controllo anti doping dopo il Gran Premio di Gran Bretagna. Fu trovato positivo alle droghe (si mormorò di marjuana) e licenziato in tronco.

Il caso di Zarco ricorda più quello di Prost, ma con qualche distinguo. Perché Johann aveva già dichiarato che avrebbe lasciato la KTM a fine stagione, accettando di correre da separato in casa per il resto della stagione. Un accordo accettato dagli austriaci, che però hanno cambiato idea.

La ragione è semplice: la RC16 è una moto in crescita e, grazie anche al regime di concessioni di cui gode, le ultime gare dell’anno vengono usate anche per provare le evoluzioni per il prossimo anno. Il francese, in questo senso, è inutile. Nessuna azienda svelerebbe i suoi segreti a un dipendente che ha già dato il suo addio e sta cercando un posto nella concorrenza.

Già nei test di Misano, Zarco aveva provato solo un giorno, per poi lasciare il proprio posto a Dani Pedrosa. I prossimi test per KTM saranno ad Aragon ed era già stato detto al francese di rimanere a casa.

Se si aggiungono le mediocri prestazioni di Johann nei GP, è facile capire perché gli è stato preferito Kallio. “KTM onorerà il suo contratto fino alla scadenza” è scritto nel comunicato, quindi il francese sarà di fatto pagato per non correre.

Ora, le sue speranze sono tutte per il futuro. Zarco vorrebbe un posto da collaudatore in MotoGP e in questo senso la sua unica speranza è Yamaha. Vero che la Casa di Iwata ha già Jonas Folger, ma il tedesco è intenzionato a tornare a correre, in Moto2 o, anche, in SBK. Johann conosce la M1 e sarebbe la moto giusta per lui, quella che gli permetterebbe di ritrovare quella fiducia in se stesso che sembra scomparsa. Tutto sommato, potrebbe essere un buon affare per entrambe le parti.

L’alternativa? Honda, ma qui siamo vicini alle chiacchiere da bar. Per vedere Johann sulla RC213V un pilota dovrebbe gettare la spugna. Chi? Lorenzo o Crutchlow, naturalmente. Se il piano di Zarco è veramente questo, l’azzardo del francese farebbe tremare le gambe anche al più navigato giocatore di poker.

C’è un’ultima speranza per Zarco, seguire le orme del ‘professore’. Prost, dopo il licenziamento dalla Ferrari, si prese un anno sabbatico, poi torno in Formula 1 e vinse con la Williams. Auguriamo a Johann riuscire come il suo predecessore e connazionale.

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