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MotoGP, Il Dottore cerca una cura: la parabola discendente di Rossi

L'ANALISI - Questa prima metà di campionato è la peggiore di Valentino sulla Yamaha, se non in assoluto. Il dito puntato su M1, età e squadra

MotoGP: Il Dottore cerca una cura: la parabola discendente di Rossi

Non avevo mai fatto così pochi punti in 9 gare? Ma siete sicuri? Nemmeno con la Ducati?”, Valentino Rossi, dopo la gara del Sachsenring, era il primo a essere stupito dal record negativo di questa stagione. La classifica dice che ha ottenuto 80 punti nei primi 9 Gran Premi (meno di 9 punti a round in media) e perfino nel 2012, l’ultima, disastrosa stagione con la Rossa, fece meglio di 2 punti.

Fermandosi a questa statistica, ci sarebbe da preoccuparsi, e nemmeno poco. Ancora di più analizzando i suoi risultati nella prima metà di stagione dal 2002 (primo anno della MotoGP) a oggi. La curva la vedete bene qui sotto: i primi anni sono da dominatore assoluto, con podi e vittorie a ripetizione, poi una prima flessione nel 2006, la stagione in cui perse il Mondiale contro Hayden per i troppi errori. La curva ricomincia a salire, prima di precipitare nel 2010, quando si infortunò gravemente al Mugello (che quell’anno era il 4° GP). Segue l'abisso dei due anni in Ducati, di cui i numeri dicono tutto, prima del ritorno in Yamaha. La risalita, una volta tornato sulla M1 è costante: nel 2013 ci sono già una vittoria e 4 podi, nel 2014 più punti e 5 podi, nel 2015 il Dottore era tornato quello di un tempo: 179 punti in 9 gare, sempre sul podio e 3 vittorie.

Quello fu l’anno del titolo perso all’ultima gara e delle tante polemiche e anche, almeno fino a ora, il punto più alto della seconda vita di Valentino in blu. Dal 2016 si inizia a scendere e la parabola non si è ancora arrestata. In quell’anno Rossi riuscì comunque a vincere 2 gare nella prima metà di stagione, una in quello successivo, ed è stata l’ultima fino a ora. Nonostante gli continuasse a sfuggire il gradino più alto del podio, Valentino poteva comunque contare sulla costanza e infatti sia nel 2017 che nel 2018 salì sul podio all’incirca una gara su due.

Valentino aveva iniziato il 2019 in media, con un 5° posto in Qatar e poi due secondi posti in Texas e Argentina. L’Europa doveva essere un terreno di battaglia a lui più ideale, invece è stata una Caporetto. Mai prima d’ora, in MotoGP, Rossi aveva lasciato le piste di Le Mans, Mugello, Barcellona e Assen senza nemmeno un podio. Perfino con la Ducati ci era riuscito in Francia.

Il peggiore inizio di stagione con la Yamaha

Basandosi solo sui numeri, chi dice che l’età sta incominciando a farsi sentire ha gioco facile. Ora però bisogna lasciare anche la parola alla difesa, cioè a Valentino, che non ha bisogno di avvocati. “Ci sono le tre cadute” ha evidenziato in Germania. È vero, quei tre zeri pesano come macigni sulla classifica, sopratutto per un pilota a cui “non piace molto cadere” come ama sottolineare con ironia.

Escludendo l’infortunio del 2010, Rossi non terminò 3 delle prime prime 9 gare solo nel 2016. Quest’anno ha collezionato 3 cadute consecutive (Mugello, Barcellona ed Assen) di cui una non per colpa sua. Al netto degli scivoloni, nonostante i numeri, non si può affermare che questa sia la sua peggiore prima metà di campionato in assoluto (nel 2012 collezionò solo 2 punti in più con una caduta) ma è senza dubbio la sua peggiore prima metà di campionato sulla Yamaha.

Età, Yamaha e Galbusera: tutti i dilemmi di Valentino

Tanto basta per dare forza ai detrattori. Qual è quindi il problema? La Yamaha è stata per lunghi mesi l’indiziata numero 1, ma ora è più complicato sostenerlo. Sulla M1 Vinales ha vinto ad Assen ed è arrivato 2° in Germania, Quartararo, da debuttante, ha collezionato due podi consecutivi a Barcellona e in Olanda. Tanto basta per fornire un alibi di ferro alla moto con gli occhi a mandorla.

Allora la soluzione è semplice: Rossi è vecchio. “In Argentina e in Texas ero più giovane? Sono vecchio, ma non è quello il problema” ha ribattuto il Dottore. Effettivamente è difficile pensare un’involuzione fulminante nel giro di pochi mesi.

A questo punto, bisogna puntare il dito contro la squadra. A fine 2013 Valentino divorziò da Burgess per accasarsi con Galbusera, desideroso di dare una svolta nel suo box. Funzionò perché con Silvano arrivò 4 volte secondo nel Mondiale. Che sia arrivato il momento di tentare nuovamente questa carta? La stessa giocata da Vinales lo scorso anno, preferendo Esteban Garcia a Forcada.

Voglio fare funzionare le cose con questa squadra” ha chiuso la porta Rossi. Anche perché i suoi giorni da pilota non sono infiniti, la probabilità che il 2020 sia il suo ultimo anno c’è, e un ribaltone nel box potrebbe allora avere poco senso.

Quindi qual è la soluzione? “Trovare la mia strada” ha detto Valentino. Bene, ma deve farlo in fretta perché il tempo passa veloce e gli avversari continuano ad aumentare. Le tre settimane di pausa serviranno a chiarirsi le idee, i test di Brno a scoprire il futuro, con il prototipo della M1 2020 che lo aspetta. Il resto è tutto nelle sue mani.

Anche in passato sono venuto fuori da situazioni complicate” ha ricordato. Bisogna solo cambiare il verso a quella curva e la salita non sarà mai stata così dolce.

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