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MotoE, Livia Cevolini di Energica: "La nostra moto? Più sicura della MotoGP"

Il CEO di Energica in una intervista esclusiva: "Stiamo facendo una vera rivoluzione, la nostra moto crescerà tantissimo. Il Sachsenring? Ho pensato a mio padre"

MotoE: Livia Cevolini di Energica: "La nostra moto? Più sicura della MotoGP"

Livia Cevolini ha vissuto un anno sulle montagne russe. Prima la grande soddisfazione di poter dare vita con la ‘sua’ Energica Ego Corsa al campionato MotoE. Poi le fiamme di Jerez ed un sogno che magari sarebbe potuto andare in mille pezzi. Infine, il vero lieto fine della storia, che poi in realtà della stessa storia è solo l’inizio, con le diciotto Ego Corsa schierate in griglia al Sachsenring e pronte a dare vita alla prima gara elettrica della storia del motomondiale.

Un momento davvero storico, ricco di significati ed in grado di emozionare le tantissime persone coinvolte in un progetto che una strada lastricata di difficoltà per chi ha deciso di intraprenderlo, ma che potrebbe riservare un premio ancora più alto alla fine del percorso.

“Circa 15 anni fa ho fatto un intero mondiale nel paddock e non mi ero divertita. In quel caso avevamo sbagliato alcuni partner, avevamo sbagliato l’impostazione. Ero il Team Manager del team Fantic in 250, la moto nasceva in CRP per quanto riguarda il telaio. Non fu una bella esperienza o almeno non mi ero divertita, quindi non avevo molta voglia di tornare nel paddock o almeno di farlo in un ruolo così attivo. Invece essere qui oggi, veder nascere una categoria completamente nuova, che parte da un nostro prodotto, è bellissimo. E’ anche il sogno che aveva mio padre, che ha sempre voluto fare un progetto racing che fosse completamente nostro. Un sogno condiviso anche con mio fratello, che adesso stiamo lentamente concretizzando”.

"STIAMO FACENDO UNA RIVOLUZIONE, TANTE LE BARRIERE DA SUPERARE"

Avete un ruolo molto delicato, perché dovete abbattere tanti muri, superare tante diffidenze e soprattutto traghettare il motociclismo verso una nuova era. Una grande responsabilità.

“Io sento tantissimo questa responsabilità ed uno dei motivi per cui ci siamo impegnati così tanto a fare questa moto. Mi arrabbio tantissimo con i miei concorrenti quando non fanno le cose nella maniera opportuna, perché danneggiano il settore intero. A volte fanno delle dichiarazioni in cui promettono questo e quell’altro, poi però non riescono a realizzare quello che promettono e il risultato è che fanno perdere fiducia nell’intera tecnologia da parte del pubblico”.  

GARA MOTOE - SACHSENRING

Voi preferite procedere in modo diverso.

“Noi stiamo cercando di fare una rivoluzione e come si dice sempre nell’ambito delle vendite, ci vuole moltissimo tempo a conquistare la fiducia dei clienti e ci vuole un secondo a perderla, per poi rischiare di non riuscire a recuperarla più. Noi non vogliamo questo. In realtà stiamo cercando di traghettare le persone su una tecnologia del tutto innovativa e che può trasmettere paura, per cui è un obbligo fare tutto benissimo, al meglio di quello che la tecnologia permette. Ci sono tante barriere da sorpassare, ma solo lavorando così puoi almeno provarci”.

Una delle barriere da superare è la paura delle persone nei confronti di una tecnologia che non comprendono. Dopo Jerez la fiducia è crollata, probabilmente. Adesso la state ricostruendo?

“Non abbiamo ancora riconquistato la fiducia da parte delle persone al 100%, ma abbiamo anche visto che quando la comunicazione è ripartita, con i test di Valencia e la prima gara del Sachsenring, sta riportando attenzione e pubblico su di noi, ma non siamo ancora ai livelli che avevamo prima del 14 marzo. Stiamo ripartendo, però sicuramente è stata una botta molto forte e la cosa che più dispiace e che noi non c’entravamo niente. Purtroppo quando sei sotto i riflettori rischi anche di rimanere ferito, anche se non è colpa tua. E’ anche importante quello che ha fatto Venturini di Enel X che in conferenza ha dichiarato che le moto non c’entravano nulla con quanto accaduto”.

"VENTURINI DI ENELX HA CHIARITO CHE NON ERAVAMO MINIMAMENTE COINVOLTI NEL PROBLEMA DI JEREZ"

Altri Costruttori che lavorano nell’elettrico partecipano al TT. Voi pensate di partecipare in futuro?

"No. Noi facciamo anche delle scelte controcorrente perché sentiamo questa responsabilità nei confronti dei piloti. Ad esempio ci hanno invitato tante volte per partecipare al TT all’Isola di Man e anche alla Pikes Peak. Io sono donna e sono anche una madre e non ce la faccio a sentirmi responsabile nei confronti del pilota che deve far qualcosa in cui il rischio è così alto. Da poco è successa la tragedia di Dunne alla Pikes Peak, che tra l’altro era un ragazzo d’oro che avevamo conosciuto. Non voglio vivere quella situazione, le gare in pista sono un’altra cosa. I circuiti sono la condizione meno pericolosa in cui praticare il Motorsport, perché sono pensati per correre, puoi sperimentare al massimo le tecnologie che sviluppi e poi portarle sul prodotto di serie. Lo dobbiamo fare al nostro meglio".

TENDA MOTOE DOPO L'INCENDIO - JEREZ

Cosa è cambiato dopo Jerez nel vostro approccio al tema sicurezza?

“Dopo Jerez noi abbiamo fatto ulteriori test, proprio perché volevamo assolutamente tranquillizzare tutti sulla nostra estraneità riguardo quello che è successo. Volevamo verificare cosa succede quando le nostre moto sono sottoposte proprio alle fiamme, anche se noi avevamo già fatto tantissimi test di sicurezza. Abbiamo anche dimostrato che le nostre batterie sono più resistenti all’impatto con gli oggetti contundenti rispetto ad un serbatoio della MotoGP”.

Quindi la vostra moto è a prova di incendio?

“Vuoi sapere cosa abbiamo dovuto fare per far prendere fuoco alla moto? L’abbiamo dovuta mettere sotto una catasta di legno ed abbiamo irrorato tutto di benzina, perché non riuscivamo a far prendere fuoco alla moto in nessun altro modo. L’abbiamo fatto perché dovevamo testare ed imparare bene come spegnerla. Così abbiamo anche potuto mettere alla prova questa soluzione che viene dall’industria aerospaziale, ovvero queste coperte che sono una cosa incredibile. Basta coprire la moto, e qualsiasi tipo di incendio muore lì, non devi fare nulla. In realtà ci sono ancora meno problemi rispetto alle moto a benzina”.

"QUANTO ACCADUTO A JEREZ RIENTRA NELL'IMPONDERABILE"

Di fatto quello che è accaduto a marzo non era evitabile in alcun modo?

“Quello che è successo a Jerez per noi rientra nell’imponderabile, non era mai successo in tanti anni che lavoriamo con questa tecnologia che accadesse una cosa del genere e quando è successa, noi non c’entravamo niente. Da un certo punto di vista ci ha fatto studiare un caso che non avevamo mai vissuto, e se ci pensi a questo serve la sperimentazione”.

In effetti il problema è sempre stato evitare un incendio da ‘dentro’ e non arginarne uno da fuori. 

“Noi ci siamo sempre concentrati su come non far succedere una cosa del genere, su come non far prendere fuoco alla moto per nessun motivo. E su questo so che abbiamo lavorato benissimo, perché un caso del genere è impossibile. La nostra moto è sicura al 100%. Certo se si trova all’interno di un tendone che prende fuoco, con dei pannelli solari che a loro volta prendono fuoco, lì direi che non c’è tecnologia che tenga, era una cosa impensabile”. 

Con altre moto in quel tendone rispetto a quelle elettriche sarebbe andata diversamente?

“Se ci fossero state delle MotoGP sotto quel tendone, non sarebbe cambiato niente, avrebbe preso fuoco nello stesso modo e forse con la benzina sarebbe andata anche peggio. Probabilmente il fuoco si sarebbe sviluppato ancora più in fretta”.

Magari è stato un episodio che ha insegnato qualcosa.

“C’è da sottolineare che le gare con motori a scoppio si fanno da oltre 100 anni, quindi le hanno già passate tutte e sanno perfettamente cosa fare in ogni singola circostanza. Noi questa esperienza ce la stiamo costruendo e sono certa che piano piano ricostruiremo la fiducia delle persone. Da questo punto di vista sarà molto importante il ruolo della stampa, perché sarà fondamentale dare la corretta comunicazione”. 

Ti pesa tornare spesso su quell’argomento?

“Io sono felice di fare interviste come questa, in cui mi si chiede nel dettaglio di raccontare come è andata a Jerez, perché sono occasioni per spiegare perfettamente come sono andate realmente le cose e come stiamo lavorando. Penso sia giusto fare così”.

LIVIA CEVOLINI: "NEI TRE ANNI DI CONTRATTO CON DORNA VOGLIAMO FAR CRESCERE LA NOSTRA MOTO"

Intendete sviluppare la Energica Ego Corsa in queste tre stagioni di contratto con Dorna o lo standard è questo e resterà questo?

“Il nostro obiettivo è di crescere nei tre anni e sviluppare la moto, è sempre stata una nostra priorità. Poi quanto riusciremo a crescere e cosa riusciremo a fare, lo vedremo. Noi proviamo sempre cose nuove, sperimentiamo tecnologie. Purtroppo a Jerez abbiamo perso anche le nostre moto laboratorio, dove stavamo sperimentando cose interessanti e questo ci ha fatto perdere tempo, anche perché la nostra priorità era consegnare le moto ricostruite ai team. Adesso invece stiamo ricominciando a sperimentare, sia per le moto stradale che per quelle racing”.

ERIC GRANADO - SACHSENRING

Il tuo obiettivo principale per i prossimi tre anni?

“Mi piacerebbe lavorare ogni anno sulle gare, vorrei che aumentassero gli appuntamenti in calendario e vorrei vedere aumentare il numero dei giri di ogni gara”.

Oggi il limite della moto è il peso, che supera i 260 kg. Quando si arriverà a pesi più vicini alle moto sportive moderne?  

“C’è spazio per crescere sotto tanti punti di vista. Considera che rispetto alla EGO stradale da cui siamo partiti alla Ego corsa, c’è il doppio dei kilowattora, quindi il range o autonomia è esattamente il doppio, ed è un risultato che abbiamo raggiunto in due anni. La possibilità di crescere è tantissima, però poi dobbiamo anche decidere che strada prendere, perché la botte piena e la moglie ubriaca non si può avere. Bisognerà trovare il giusto compromesso tra peso e capacità”.

LO SVILUPPO: "ABBIAMO RADDOPPIATO IN DUE ANNI I KILOWATTORA SULLA EGO CORSA, IL PESO SCENDERA'"

Ma la partita si gioca tutta solo sulle batterie?

“Non è solo un problema di batterie, perché ci sono tanti altri elementi sulla moto che possono ridurre molto di peso. Stiamo parlando di una moto da 300 volt, e ci sono una serie di switch, di componenti, che pesano di più del normale. Di sicuro la batteria è grande e fa una parte importante del peso, ma ci sono tante altre cose che pesano e che possono essere limate. Da noi vengono continuamente fornitori a proporre soluzioni innovative e chiedono di sperimentarle. Secondo me ci sono ottime possibilità che il peso scenda parecchio. Ma quanto ed in che periodo di tempo è difficile immaginarlo”.

Da un certo punto di vista siete pionieri, magari le cose cambieranno molto velocemente.  

COMPONENTI MOTOE

“Tutte le tecnologie correlate all’elettrico stanno vivendo una rivoluzione, quindi le cose cambieranno di certo e penso che abbiamo un margine di crescita più elevato ad esempio della MotoGP, anche solo perché tutto qui è nuovo e può solo crescere. Quanto ci vorrà, lo vedremo. Sottolineo che tutto in ambito mobilità sta andando verso l’elettrico, dalle auto ai treni. Tutto. Io sono stata a Ginevra e ci sono stati moltissimi lanci sull’elettrico, ormai tutti hanno un prodotto. Non stiamo parlando del futuro, ma del presente. Ho letto una ricerca di qualche mese fa di BMW, in cui si afferma che oggi tutti quelli che entrano in un concessionario chiedono di vedere il prodotto elettrico”. 

Tu vedi un trend in grande crescita?

“Si stanno diffondendo sempre di più in tutta Europa i mezzi elettrici, perché il range delle batterie è ormai a livelli molto elevati, le colonnine sono sempre di più. La richiesta del pubblico sta andando lì ed anche la ricerca tecnologica va in quella direzione. Margini ce ne sono infiniti”.

"CAMPIONATI MONOMARCA? CI STANNO CONTATTANDO IN TANTI"

Uno dei problemi emersi con la MotoE è che richiede una tecnica di guida che nessuno conosce. Magari sarebbe bello creare dei monomarca nazionali ed una vera filiera di piloti specialisti della categoria. Ci state pensando?

“Ci stanno già chiedendo di collaborare per realizzare dei campionati monomarca con moto elettriche. Non solo in Italia, ma anche in altri Paesi e la vedo una cosa molto intelligente anche per creare una nuova filiera di piloti, che imparino a guidare e portare al limite moto con questa tecnologia completamente diversa. Chiaro che anche in questo caso bisogna trovare il giusto compromesso, perché stiamo parlando di una tecnologia costosa al momento”.

Ecco un altro punto interessante. Quanto costerebbe una Energica Evo Corsa se volessi acquistarne una?

La Ego Corsa costa sicuramente di più di una stradale, ma decisamente meno ad esempio di una Moto2. Non posso entrare troppo nel dettaglio, anche se devo dire che stiamo avendo parecchie richieste in tal senso. La cosa che ci sta a cuore è cercare in ogni caso di portare in pista tecnologie che sono costose, ma che devono restare abbordabili. Anche perché vorremmo portare poi tutto sul prodotto stradale, quindi dobbiamo restare in un certo ambito. Non ci interessa portare in pista lo Space Shuttle che poi con la moto in concessionario non ha niente in comune. Noi siamo un piccolo costruttore e facciamo questo campionato anche per promuovere le nostre moto stradali, utilizzando tecnologie che poi utilizzeremo lì”.

Tu vedi molta diffidenza ancora? Cosa potrebbe realmente cambiare la percezione del pubblico?

“Vedi, secondo me dipende molto dal contorno. Ti faccio un esempio, ancora oggi c’è gente che posta gli incidenti che fa la Tesla, o che prende fuoco o che con l’Autopilot fa un incidente. In realtà si tratta solo di haters, perché se metti al confronto le percentuali di incidenti con auto a benzine e auto elettriche, non c’è paragone. Lasciamo perdere i numeri assoluti, perché ovviamente parliamo di ordini di grandezza diversi. Ragioniamo solo sulle percentuali e vedrete che in realtà succedono molto meno incidenti con l’elettrico che con altre tecnologie. Il fatto che le persone danno molto risalto a quelli, perché spaventano, perché sono una tecnologia nuova”.

"ABBIAMO DIMOSTRATO CON TANTI TEST CHE LA NOSTRA MOTO E' PIU' SICURA DI UNA MOTOGP"

Eppure è stato dimostrato dalla stessa Tesla che i casi di incidente sono pochissimi, anche con prove strumentali molto sofisticate. 

“E’ esattamente quello che è successo a noi. Abbiamo dimostrato con test e numeri che la nostra moto è molto meno pericolosa di una MotoGP con le fiamme, ma la gente ha questo paura che è finta, che nasce da una serie di informazioni date o ricevute in modo non corretto. Secondo me la paura calerà mano a mano che le informazioni saranno sempre maggiori”.

Per creare un vero mercato servono i grandi costruttori. Quando accadrà questo nel motociclismo? 

“Considera che all’inizio Tesla era da sola e gli altri ridevano di loro. Adesso ridono meno. C’è voluto tempo, poi considera che si vendono milioni di auto e migliaia di moto, quindi c’è una differenza che incide molto sul tempo che ci vuole. Tesla ha iniziato nel 2007 e nel 2018 è arrivata a fare volumi davvero interessanti e nel frattempo sono arrivati tutti gli altri concorrenti. Si può dire che siano arrivati con 10 anni di ritardo”. 

Un periodo che potrebbe volerci anche nel mondo delle due ruote?

“Nel motociclismo credo ci vorrà meno, considera che quest’anno arriverà Harley con un suo prodotto. Quello che so per certo è che diverse Case hanno la nostra moto nel loro centro ricerca e sviluppo. Le hanno comprate e ci hanno anche contattato. Quindi so che ci stanno lavorando. Quando arriveranno sul mercato lo vedremo. Su una cosa hai ragione, il mercato lo fanno le Case e spero che arrivino presto sia nel ruolo di concorrenti che in quello di eventuali partner”.

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