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MotoGP, Da Stoner a Melandri: quanto è difficile dire addio

Agostini pianse per tre giorni, Biaggi si ritirò da campione, Schwantz costretto dal fisico, Pedrosa ha rinunciato alle corse ma non alle moto

MotoGP: Da Stoner a Melandri: quanto è difficile dire addio

C’è un momento che ogni pilota sa di dovere affrontare nella sua carriera, il più difficile. Per chi ha vissuto fina da bambino di benzina e adrenalina, prendere atto che quei giorni sono definitivamente finiti è doloroso. Non c’entra se la propria carriera è stata quella di un campione o se le delusioni sono state più delle soddisfazioni, smettere fa male. Lo stesso Giacomo Agostini confessò di avere “pianto per tre giorni quando mi sono ritirato”.

Lacrime e applausi

C’è anche chi non è riuscito a trattenere le lacrime pronunciando quelle fatidiche parole. Come Kevin Schwantz, che nel 1995 al Mugello, annunciò il suo addio. “Lo faccio per motivi di salute, il mio cuore non può più reggere questo tipo di stress, non posso più continuare con questa vita”, disse il texano, prima di ricevere gli applausi della platea.

Ritirarsi per le proprie condizioni fisiche è, purtroppo, un destino comune a molti piloti. Capitò a Mick Doohan nel 1999, “ho subito tre operazioni e ho fatto di tutto per tornare in forma. Ho sperato di tornare a correre, ma non è possibile” l’epitaffio della fantastica carriera dell’australiano, che più volte ha dovuto fare i conti con il suo corpo.

Dire basta è sempre difficile, ma a volta è la testa a chiederlo e non il fisico. Come è successo, negli ultimi anni, a Capirossi, Biaggi e Pedrosa.

Per Loris il momento dell’addio arrivò a Misano nel 2011:è stata la decisione più difficile che abbia mai preso, ma penso che questo sia il momento migliore per smettere”.Il guerriero di Borgo Rivola aveva ancora delle offerte per continuare, ma decise di dare un taglio netto, continuando comunque a rimanere nel paddock, dove oggi è i responsabile per la sicurezza.

Addio da campione

A Max Biaggi riuscì invece fare quello che in pochi possono vantare: dire basta con l’alloro al collo. Nel 2012, a Magny Cours, vinse il suo secondo titolo Mondiale in SBK con l’Aprilia, un mese dopo, a Vallelunga, disse che sarebbe stato l’ultimo.

Mi ritiro da campione e non, come hanno fatto altri, per motivi fisici o perché non trovavano una moto competitiva” la soddisfazione del Corsaro. Non avrebbe avuto problemi a rinnovare il contratto con Aprilia, ma sentì che, a 41 anni, era meglio voltare pagina. “Non sono come alcuni politici attaccati alla poltrona” ironizzò.

Venne meno alla promessa tornando in SBK, per due gare a Misano e Sepang, nel 2015. Un breve cameo che gli fruttò un altro podio da aggiungere alla sua collezione.

Addio alle corse, non alle moto

Anche Casey Stoner disse addio col numero uno sulla carena, ma la tempista fu quanto meno insolita. A Le Mans, la quarta gara della stagione, l’australiano dichiarò senza alcun preavviso che si sarebbe ritirato a fine anno. Il Canguro Mannaro aveva vinto il titolo con la Honda nella stagione precedente, arrivava da due vittorie consecutive a Jerez ed Estoril, ed era in testa alla classifica.

L’addio di Casey non fu scevro da polemiche: “questa non è più la MotoGP di cui mi ero innamorato. Non mi diverto più, meglio fermarsi ora perché tante cose mi hanno deluso”. Alla Honda non bastò ritoccare la sua offerta al rialzo, Stoner tenne fede alle sue parole.

Poi corse con le Supercar V8 in Australia e nel 2015 prese parte alla 8 Ore di Suzuka con la Honda, ma si ruppe scapola e tibia a causa di un guasto all’acceleratore della sua CBR. Fece anche il collaudatore per l’HRC, prima di tornare in Ducati con lo stesso ruolo, fino alla fine dello scorso anno.

Il passaggio da pilota a tester è anche la strada seguita da Dani Pedrosa, che nel GP del Sachsenring dello scorso anno annunciò il suo ritiro. Il team Petronas aveva già un posto pronto per lui, ma per lo spagnolo era arrivato il momento dell’addio.

Ci ho pensato a lungo, ma non vivo più le gare con la stessa intensità di prima. Alla fine ciò che conta sono le sensazioni che provi e ho sentito di dovere smettere. Vorrei essere ricordato come un pilota che dava tutto” le sue parole quel giorno.

Non la fece finita solo con le corse, ma anche con la Honda, accettando l’offerta di KTM per diventare suo collaudatore.

Oggi la stessa decisione l’ha comunicata Marco Melandri e, come per tanti prima di lui, non è stato facile.

Eddie Lawson, nel box Cagiva a Kyalami nel 1992, chiudendo la borsa con dentro la sua ultima tuta, spiegò con parole precise come le sue traiettorie in pista cosa sentiva un pilota in quel momento: “Ho vinto abbastanza. Ho perso abbastanza. Mi sono fatto male abbastanza. Ne ho abbastanza”.

Si abbassano le luci. Sipario.

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