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MotoGP, Yamaha sbrigati, Rossi non può aspettare

La M1 non migliora e Valentino non ha ancora molti anni di carriera davanti a sé. A Brno l'ultima speranza con la nuova moto

MotoGP: Yamaha sbrigati, Rossi non può aspettare

Nel clamore della vittoria di Petrucci al Mugello, a molti sarà sfuggito il nuovo primato raccolto da Yamaha. Non si tratta di un record positivo, ma esattamente l’opposto perché per la prima volta dopo 15 anni nel GP di Italia non c’è stata neanche una M1 sul podio. Era dal 2004 che almeno un pilota con i tre diapason sul serbatoio poteva festeggiare a champagne in toscana, ma non una decina di giorni fa.

Eppure le Yamaha in qualifica erano parse toniche, con Quartarato in prima fila, Morbidelli appena dietro e Vinales non troppo distante. Invece la gara ha confermato ancora una volta che la M1 soffre: Maverick, il migliore al traguardo, ha preso più di 7 secondi da Petrucci, Fabio ha sfiorato i 18, Franco e Rossi sono caduti.

Le velocità massime in gara al Mugello

In questo momento la moto di Iwata sembra avere tanti punti deboli e nessuno forte. Accelerazione e velocità massima sono sotto accusa e basta guardare i dati del Mugello (trovati quelli della gara qui a fianco) per scoprire che le M1 sono costantemente al fondo della classifica. Inoltre, la Yamaha non fa neanche più tutta quella differenza in curva ed è la Suzuki ora ad averle soffiato il primato della più veloce in piega. Del resto, non può essere un caso se nella prime 6 gare dell’anno abbiano vinto 3 moto (Ducati, Honda e Suzuki) e 4 piloti (Dovizioso, Marquez, Petrucci e Rins) diversi e sia la Yamaha a mancare all’appello.

La moto più invidiata e desiderata del paddock per il suo equilibrio è diventata nel giro di un paio d’anni la quarta forza del campionato, superata costantemente anche dalla GSX-RR. Peggio non potrebbe andare.

Nelle ultime stagioni si sono susseguite promesse e rassicurazioni, in inverno sono cambiati i vertici del Reparto Corse, ma nulla è bastato. Anzi, se possibile, la china si fa sempre più ripida.

Lo sa bene Valentino Rossi, che per ovvie ragioni anagrafiche, è quello a cui questa situazione pesa di più. La Yamaha era stata l’ancora di salvezza dopo il deludente biennio in Ducati, ora potrebbe essere il peso che lo trascinerà negli abissi.

Anche se non c’è la certezza, è probabile che il Dottore stia correndo i suoi ultimi due anni in MotoGP e non vuole farlo in questo modo. Dopo il 18° posto in qualifica nel Mugello si è dovuto setacciare gli annali per scoprirlo così indietro (senza infortuni o penalizzazioni) sullo schieramento. La gara di domenica è stata la peggiore conclusione del (parole sue) “Gran Premio più importante dell’anno”.

Anche i campioni sono umani ed è logico che dopo mesi e mesi di difficoltà la catena scenda. Valentino si allena come non mai, la M1 invece sembra galleggiare su allori ormai appassiti. Honda e Ducati portano novità a ripetizione, in Yamaha appaiono timorosi si intervenire su un progetto che la pista dice avere più di qualche limite.

Andando avanti di questo passo, la Yamaha rischi di diventare la responsabile del ritiro di Valentino. È logicamente una provocazione, ma nemmeno una possibilità così remota. Il Dottore non ha nessuna voglia di correre per onore di firma, a quarant’anni non basta l’assegno a fine mese per giustificare i sacrifici, bisogna divertirsi in moto e magari vincere, cose che in questo momento Rossi non sembra fare.

Non preoccupatevi, non getto la spugna” ha sottolineato al Mugello, ma serve una svolta dalla Yamaha.

Di promesse arrivate da Iwata, negli ultimi anni, ce ne sono state tante ma poche sono state mantenute. Valentino ha detto che ora c’è più entusiasmo ed organizzazione anche ai piani alti, ma questo non ha prodotto risultati apprezzabili.

A novembre, quando aveva commentato a Jerez il nuovo motore, era sembrato fin troppo freddo, ma alla fine i risultati gli stanno dando ragione. Ancora, per sua stessa ammissione, l’aerodinamica Yamaha è la più datata della MotoGP, e neppure qui sbaglia. Valentino, però, non corre per fare la Cassandra o per dimostrare di capire qualcosa dello sviluppo della moto.

Yamaha ha però un’altra (magari non l’ultima) possibilità e sarà ad agosto. Nei test successivi alla gara di Brno è atteso il prototipo della moto 2020. Dovrà innanzitutto esserci e poi convicere Rossi senza ‘se’ e senza ‘ma’, altrimenti saranno dolori.

Il tempo delle promesse è finito, servono i fatti.

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