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MotoGP, Danilo Petrucci: la classe operaia va in paradiso

Vincendo al Mugello, il pilota di Terni è ora un top rider Ducati. Nessuno lo avrebbe pronosticato tale, dai tempi della stock 600

MotoGP: Danilo Petrucci: la classe operaia va in paradiso

La strada di Danilo Petrucci è sempre stata in salita e condita da ostacoli e curve. Il contrario esatto di quella dei rivali battuti ieri., che hanno potuto essere seguiti, supportati ed allevati da strutture di livello internazionale e con "agganci" validi ed importanti.

Non avendo mai gareggiato nelle formative e fondamentali Moto3 e Moto2, il ragazzo di Terni ha iniziato nei trofei monomarca, sino a guadagnarsi la Stock 600, categoria che lo vede vincere tre volte con la R6.  Nel temibile e velocissimo curvone Biassono di Monza, Petrucci tirava giù la capoccia, si accucciava dietro al cupolino della sua Yamaha e, dati alla mano, risultava veloce come uno dei più rapidi mai visti in quel tratto destrorso: Regis Laconi.

Con le pesanti e poco sofisticate Superstock, Danilo sembrava domare un toro da rodeo. Sulla 1000 lui si trovava bene, perché dotata di più potenza e adatte alla sua mole.Sfiora il titolo di campione italiano nel 2010 ma vince quello europeo, conquistando un posto nel CIV Superbike, che fa suo con un Kawasaki l'anno successivo. Passato ad una Ducati Danilo conquistò il campionato italiano Stock 1000 ed arrivò secondo nella coppa del Mondo, campionato conquistato dal romano Davide Giuliano che con l'appoggio ufficiale di Althea bbe la meglio su Danilo per soli tre punti. Guardando le rispettive carriere,  Giuliano si è ritirato dalle competizioni da tempo perché senza validi ingaggi, mentre Petrucci è titolare in MotoGP. Da notare che la differenza di età tra i due è di appena un anno.

La 2011, insomma, si è rivelata una stagione eccellente per lui, con una porta che si apre di fronte ai suoi occhi.

Quando mise il naso per la prima volta nel paddock del Motomondiale, Petrucci ricevette immediatamente più di una critica e commenti non propriamente incoraggianti. Il corpulento e barbuto Danilo veniva notato per due fondamentali caratteristiche: la stazza imponente ed uno stile di guida da vera Superbike

Tirava fuori la gamba in staccata il ternano e piegava la neonata ART CRT come se fosse una derivata di serie. Che, per certi versi, lo era: pur dotata di un telaio prototipale, la Ioda TR003 montava un propulsore con specifiche standard ed una elaborazione limitata; come se non bastasse, la gestione elettronica utilizzata era, se non primordiale, quantomeno arretrata. Non semplice tirarne fuori tempi sul giro decenti.

Io posso dire di conoscere Petrucci. É un pilota forte, veloce, certo. Putroppo non sa mettere a posto bene la moto, guida a gomiti larghi e distrugge la gomma posteriore. Forse, in Superbike avrebbe potuto fare qualcosa di buono, magari non diventare il nuovo Bayliss, ma vincere qualche gara. Invece qui in MotoGP avrà una vita difficile”.

In questa sentita, commerciale e diffusa dichiarazione c’è dell’avvento, inteso come un mix tra coraggio nel dire quelle parole con una sorta di premeditazione. È vero, Danilo guidava a gomiti larghi, maltrattava le Bridgestone in accelerazione e risultava un po' rude nelle manovre. Ma chi, al posto suo, avrebbe fatto di meglio in un esordio così complicato?

In tre stagione complete, il giovanotto di Terni si contraddistinse più per il titolo di poliziotto che per i risultati ottenuti Inoltre, i soldi percepiti furono pochi o, addirittura, nessuno: il team Ioda non pagò il pilota, che nell'ultima stagione corse senza aver firmato un contratto.

. La nomea di “underdog” - ovvero, dato per sfavorito già in partenza - era difficile da togliere, anche quando arrivò per lui la prima grande occasione, perduta la chance di lavorare nel ruolo di tester per Ducati, ruolo poi assegnato a Michele Pirro, che con la Rossa ha fatto molto bene nel CIV Superbike, senza però aver mai vinto un Gran Premio.

Ad inizio 2015 l’ottimo e preparato team Pramac aveva offerto a Danilo una Ducati. Sebbene non fosse la Desmosedici ufficiale affidata a Dovizioso e Iannone, la GP14 della formazione toscana rappresentava l’occasione di rilancio per il silenzioso Petrux, che non si fece scivolare l’opportunità dalle mani. Dopo gare in apprendistato, ecco il primo podio, sotto la pioggia di Silvertone ed alle spalle di un certo Valentino Rossi su M1 factory.

Sì, Petrucci è andato bene oggi, ma è merito alle difficili condizioni trovate in pista. Non avendo niente di importante da giocarsi, Danilo ha rischiato più dei rivali. Con l’asciutto non l’avremmo mai visto sul podio”. Il callo duro dei detrattori era ancora da estirpare. I podi aggiuntivi conquistati nelle stagioni successive hanno zittito solo in parte i tanti commentatori improvvisati.

Il sacrificio dell'operaio Petrucci

Terni, città umbra con una profonda e pesante impronta operaia. I grandi stabilimenti siderurgici e manufatturieri hanno alimentato l'economia di quasi tutta la regione, Perugia a parte, che vive di servizi ed università in un contesto più sofisticato.

L'università di Danilo era il Motomondiale e, per arrivarci, il ternano sapeva che gli ostacoli da superare sarebbero stati tanti. In primis, l'alimentazione: per ottenere un peso forma ideale alle estreme MotoGP, Petrux ha dovuto - più volte - stringere la cinghia. Buone le pappardelle al ragù, eccellenti le costate di manzo, ma qui non si può. Quantomeno, lui non può: con una muscolatura di base importante, è un attimo accumulare volume e la bilancia non dice bugie

Silenzioso, costante, umile. Proprio come un operaio. La catena di montaggio di Petrucci è rappresentata dall'allenamento quotidiano e dal lavoro condiviso coi meccanici nel box. Infaticabile, il pilota Ducati Pramac ha imparato molto, senza mai protestare o alzare la cresta, nemmeno nei momenti difficili. Sebbene non si tratti questa di una epoca socialista, l'atteggiamento di Danilo somiglia a quello dei grandi sportivi dell'Est Europa di metà anni ottanta. Zitto, attento, sul pezzo. Come se fosse in fabbrica.

Autunno 2018, la svolta: "la Ducati è interessata solo perché costo poco"

Già prima di metà campionato, il divorzio tra Jorge e Lorenzo e la Ducati era cosa fatta. Per rimanere uniti bisogna volerlo in due, quando solo una delle parti rescinde, è in atto la divisione. Il due volte iridato 250 Gran Prix e tre volte campione MotoGP stava per lasciare Borgo Panigale.

Petrucci era uno dei piloti candidati alla sella lasciata libera dal maiorchino pluricampione del mondo. Dopo aver "perso" l'incarico di tester qualche anno primo, Danilo ironizzò a riguardo, scherzando, ma non troppo: “Ducati è interessata a me per il 2020 solo perché io costo poco”.

In effetti, ci sono enormi differenze di cifre e zeri negli ingaggi messi a confronto: Lorenzo era pagato come una star di Hollywood, per Petrux era stato messo sul tavolo un contratto da comprimario.

Non era un problema di soldi per il numero 9 che, come detto, pochi ne aveva sino a quel momento maneggiati. Danilo non ha mai goduto di appoggi e sponsor pesanti e non ha portato in dote valige voluminose. Non poteva e non voleva. O, forse, se avesse potuto davvero pagare per correre, non sarebbe arrivato a Borgo Panigale con la fame di vittoria messa in pista ieri al Mugello.

Dettagli non da poco alla presentazione del team Ducati ufficiale. Dopo qualche sessione di test prestagionali, era chiaro come le gerarchie del box rosso fossero già predefinite e decise a tavolino.

Dovizioso prima guida e tiratore scelto, Petrucci fedele scudiero del forlivese o, come dicono quelli del calcio, “pronto in seconda battuta”. Dal Qatar sino a Le Mans i piani sono andati nell'ordine previsto. Andrea meglio piazzato di Danilo, con una classifica mondiale aperta e favorevole al forlivese che, per l'ennesimo anno, prova a contendere il titolo a Marquez.

Gli equilibri sono cambiati. La vittoria di Petrucci nel Gran Premio di Italia - nel giorno della nostra Repubblica - ha stravolto i valori in campo o meglio, le carte sono state finalmente scoperte e in Ducati lo sanno. Danilo ha battuto e poi ringraziato Dovizioso, rimarcando quanto merito del forlivese ci fosse nel successo del Mugello.

Da oggi potrà fare così Petrucci: bastonare in pista, ringraziare le persone giuste nel dopo gara. Dopotutto, è questo il lavoro del pilota moderno. In fin dei conti, Ducati ha preso il ternano per metterlo nelle condizioni migliori: quelle del top rider, investitura che ieri Danilo ha meritato in pista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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