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MotoGP, Guidotti: "Rossi? un mistero dove trovi le motivazioni"

Il team manager di Pramac: "ho puntato su Bagnaia prima che salisse su una MotoGP, da Miller mi aspetto di più quest'anno"

MotoGP: Guidotti: "Rossi? un mistero dove trovi le motivazioni"


Francesco Guidotti è il team manager di Pramac, la squadra che festeggia nel 2019 i suoi 12 anni di collaborazione con Ducati. La struttura di Paolo Campinoti ha acquistato un ruolo sempre più importante per la Casa di Borgo Panigale, Iannone e Petrucci si sono formati sotto la gestione di Guidotti prima di arrivare ad indossare i colori ufficiale e, anche dal punto di vista tecnico, il rapporto è forte.

Sono contento della relazione che si è instaurata negli anni, perché c’è fra noi uno scambio di tecnici e informazioni. Faccio fatica a pensare a un rapporto migliore - dice Francesco - Anche nei bei rapporti ci sono i momenti di discussione e superandoli la relazione si rafforza e intensifica”.

Ripensando a questi anni, quali sono stati i due piloti che ti hanno lasciato un ricordo migliore e quali quelli con cui non è andato tutto per il verso giusto?
Iannone e Petrucci sono stati i due piloti che hanno lasciato maggiormente il segno. Con Spies il rapporto è stato troppo breve, mentre Redding, invece, dopo un buon inizio si è chiuso in se stesso, anche per la mancanza di risultati e, forse, la battaglia persa contro Danilo per la moto ufficiale. Riconosco che in un team di italiani, anche per una questione di lingua, integrarsi al 100% per un pilota straniero è più difficile”.

Qualche rimpianto?
Io invidio i piloti, anche solo riuscire nella metà di quello che fanno loro per me sarebbe un sogno. Quindi un rapporto con loro veramente brutto non c’è mai”.

Più di vent’anni fa iniziasti la tua carriera in Aprilia, anche un certo Rossi fece lo stesso...
È passato tanto tempo e per me è un mistero dove Valentino trovi la motivazione per continuare, perché si allena tutti i giorni e con intensità sempre maggiore per via dell’età. Il rischio c’è sempre, anche in allenamento devi dare tutto o non serve a nulla”.

Rivola ha espresso il desiderio di vedere Rossi in Aprilia per chiudere il cerchio della sua carriera…
Forse Valentino non si ricorda neanche più di avere corso in Aprilia (ride). Faccio questa battuta perché ormai i piloti sono MotoGP-centrici e parliamo di vent’anni fa. Lui chiuderà sicuramente la carriera in Yamaha come pilota e poi penso che continuerà con un suo team”.

Tu non avrai Valentino come pilota ma un suo allievo: Bagnaia. Cosa hai visto in lui?
Abbiamo puntato Pecco dai tempi della Moto3, a volte non c’è neppure bisogno che salga sulla tua moto per essere sicuro della scelta. È difficile spiegare cosa si veda , è come chiedere a un pilota come fa a entrare in curva in un certo modo, è una sensazione. Poi chiaramente servono anche i dati oggettivi, ma quando il cronometro dà le risposte giuste devi valutare altre cose”.

Bagnaia è la novità, Miller la conferma. Cosa chiedi all’australiano?
L’anno scorso mi sarei aspettato qualcosa in più da Jack, un po’ più di consistenza dopo un inizio di stagione scoppiettante. Invece, nella parte centrale del campionato, ha avuto una flessione abbastanza importante che non mi è molto piaciuta. Quando si parte sempre bene, le motivazioni dovrebbero crescere e non diminuire”.

Nel finale di stagione si è ripreso…
È vero, ma non è tornato ai livelli di inizio stagione. Un po’ lamentava di non avere la moto ufficiale, ma secondo me gli è mancata l’abitudine, persa negli ultimi anni, di stare sempre con in migliori. Spero che ora, senza più dubbi avendo una Desmosedici ufficiale, possa crescere. Vedo che tutti gli altri piloti ogni anno trovano qualcosa di più, anche dal punto di vista della preparazione, lui non ha cambiato nel suo modo di allenarsi e spero sia sufficiente”.

Quale futuro prevedi per il tuo ex pilota Petrucci, è condannato a essere una seconda guida?
“È difficile puntare al titolo con un pilota che non ha ancora vinto una gara. Danilo ha bruciato le tappe, ma mettergli addosso la pressione del Mondiale mi sembra troppo. Chiaramente Ducati punta su Dovizioso per il campionato, ma si aspetta molto anche da Danilo”.

Tutti vogliono vincere almeno una gara, è possibile farlo in un team satellite?
I regolamenti hanno portato a un avvicinamento delle squadre satellite a quelle ufficiali e ora troviamo praticamente 10 piloti in 3 decimi. Questo rende tutto più complicato ma dall’altra parte le Case hanno sempre più bisogno di una squadra di appoggio con piloti competitivi, nel caso che uno degli ufficiali abbia un problema. Inoltre, il nostro compito è anche quello di sgrossare il lavoro di sviluppo”.

Quindi…
Le possibilità sono molto maggiori rispetto al passato: gomme, aerodinamica, elettronica sono uguali per tutti ora. Io la vedo come un’opportunità più che una difficoltà.

Intervista raccolta da Paolo Scalera e Marco Caregnato

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