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Joan Mir: "La MotoGP vuole essere guidata con dolcezza"

Il Rookie della Suzuki ha commentato l'approccio con la classe regina: "Ad ogni impennata ho preso degli spaventi enormi, credo di aver perso due anni di vita"

MotoGP: Joan Mir: "La MotoGP vuole essere guidata con dolcezza"


Passare da una moto spinta da un propulsore accreditato di circa 120 cavalli di potenza ad una belva quale è la MotoGP, che di cavalli ne ha più del doppio, non è una passeggiata. Lo sanno perfettamente i manager che ogni anno si trovano ad osservare i potenziali campioni del futuro, cercando di puntare sul talento giusto pescando nel vivaio di Moto3 e Moto2. Nel caso di Joan Mir, i dubbi sono stati sempre pochissimi. La sua splendida stagione 2017 in Moto3 e soprattutto uno stile pulito ed efficace, hanno convinto moltissimi nomi di peso della MotoGP a metterlo sotto osservazione molto presto. 

Lo spagnolo ha infatti neanche completato la sua prima stagione in Moto2 prima di trovarsi nella scomoda posizione di essere l'erede designato di Andrea Iannone per occupare la seconda Suzuki al fianco di Alex Rins nel 2019. Proseguendo la propria politica tutta concentrata sui giovani, Davide Brivio ha infatti scelto Mir per continuare una tradizione iniziata con Vinales e continuata splendidamente con Rins. Quindi largo ai Rookie, soprattutto se hanno talento e capacità di crescere, doti che sembrano non mancare nell'arsenale di Joan.

"Mi sono sentito molto a mio agio in sella alla MotoGP - ha spiegato Mir - e questa è stata la conferma che passare nella classe regina dopo una sola stagione di Moto2 è stata la scelta giusta. Adesso devo solo continuare a lavorare per crescere e migliorare".

C'è un motivo preciso per cui Joan è convinto di aver indovinato la tempistica corretta ed è profondamente collegata allo stile necessario per andare forte in MotoGP, che è molto diverso da quanto richiesto dalle Moto2.

"Queste moto sono molto più efficaci quando guidi dolcemente, tenendo buone traiettorie e collegando bene le curve fra loro. Anche l'uscita di curva è molto importante, devi prepararla in anticipo per riuscire a portare velocità in rettilineo e poi affrontare la curva successiva. Questo è un tipo di stile di guida che ho perso durante il mio anno in Moto2 e sono felice di ritrovarlo qui in MotoGP. Mi divertirò a seguire il mio percorso e credo che questa sia la migliore strada per arrivare ad andare forte".

I primi contatti con la Suzuki non sono stati semplici, ed è interessante ascoltare il metodo scelto dallo spagnolo che ha dimostrato molta maturità nell'affrontare questa sfida.

"Il mio approccio è stato di prenderla con calma per farmi un'idea precisa di come avrei davvero dovuto guidare, cercando di familiarizzare con la GSX-RR. Le MotoGP hanno un'accelerazione brutale e una potenza frenante impressionante. C'è un'enorme differenza di velocità comparandola alla Moto2, perciò i rettilinei diventano più brevi e stretti, e si frena molto più a lungo. Con tutta questa potenza a disposizione, all'inizio la cosa importante è imparare a gestire la situazione".

JOAN MIR - TEST JEREZ

Per quanto la MotoGP sia farcita di elettronica e aiuti al pilota, resta una belva a cui dare del lei.

"Tutto richiede molta concentrazione - ha continuato Mir -  basta un decimo di secondo di distrazione per trovarti fuori traiettoria, con la moto che ti porta in gira mentre tu cerchi di controllarla". 

Un aspetto della guida ha particolarmente colpito Mir ed è ovviamente legato alla potenza erogata dal motore della GSX-RR.

"Durante le mie prime uscite in pista ho avuto parecchi problemi con le impennate, specialmente quando si trattava di atterrare! Ogni volta che la gomma anteriore tornava in contatto con l'asfalto stava puntando la direzione sbagliata e l'anteriore si metteva a sbacchettare. Mi sono preso diversi spaventi per questa cosa, penso di aver perso un paio di anni della mia vita. Perciò mi sono detto che avrei dovuto imparare abbastanza velocemente non solo a contrastare la tendenza all'impennata, ma anche a riallineare il manubrio prima di far toccare di nuovo l'asfalto alla gomma". 

Se è vero che la MotoGP ha un motore straordinario, lo è altrettanto per quanto riguarda l'impianto frenante, con i dischi in carbonio che richiedono un certo periodo di apprendistato prima di padroneggiare la tecnica giusta.

"Si passa un sacco di tempo a frenare! La potenza di questa belva è impressionante perciò la frenata deve essere efficace e accurata. I dischi in carbonio sono molto strani: quando entri in pista la prima volta e loro sono freddi, quasi non funzionano. Puoi strizzare la leva quanto vuoi ma loro semplicemente... non frenano! Dopo, appena vanno in temperatura... boom! Ti fermano con una forza infernale. E' un feeling davvero particolare, è eccitante ma tu sai di dover anche stare attento".

Joan non si pone obiettivi eccessivamente ambiziosi, scegliendo un profilo basso per questa prima fase della sua avventura in MotoGP. Resterà concentrato sulla necessità di imparare più che sulla ricerca disperata del risultato ad effetto.

"Ho avuto sensazioni molto positive dai miei primi test con la squadra e con la moto. Il mio obiettivo principale per questa stagione sarà di imparare e progressivamente ridurre il gap da quelli che sono davanti, gara dopo gara".

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