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MotoGP, Marquez-Lorenzo: un team da sogno col fantasma di Ago e Read

Il motociclismo non è abituato a due campioni affermati nella stessa squadra, è successo più di 40 anni fa in MV e poi con Jorge e Valentino

MotoGP: Marquez-Lorenzo: un team da sogno col fantasma di Ago e Read

Non ci sono dubbi su quale sia la coppia più attesa (motociclisticamente parlando, s’intende) di questo 2019. Mancano meno di due settimane e la vedremo sfilare per la prima volta in passerella, insieme alla loro compagna. Stiamo parlando naturalmente di Marquez e Lorenzo sulla Honda, quello che è stato definito il dream team, o squadra da sogno se preferite l’italiano. La definizione non è esagerata, perché nei primi test a Valencia, nei pochi metri quadrati del box HRC, c’erano 12 titoli mondiali, 8 dei quali in MotoGP.

Sulla carta, l’accoppiata spagnola è una vera e propria corazzata, pronta di fare di un sol boccone tutti gli avversari. Nel panorama delle corse, inoltre, è un caso più unico che raro. Raddoppiano le ruote, il primo paragone è quello con Senna e Prost in McLaren, quando nel biennio 1989/90 si spartirono equamente i due Mondiali. Nelle moto è più complicato trovare una squadra con due campione già affermati vestiti degli stessi colori.

Bisogna andare indietro nel tempo e retrocedere al 1973, quando Phil Read fece il suo ingresso nel team MV Agusta per affiancare Giacomo Agostini.

Quell’anno nel garage italiano c’erano 17 titoli: 12 per Ago (5 in 350 e 7 in 500) e 5 per il britannico (iridato al tempo una volta in 125 e 4 in 250). Tuttavia, Phil a quel tempo non era ancora riuscito a indossare la corona nella classe regina, cosa che gli riuscì per 2 stagioni consecutive sulla MV con Ago che dovette ‘accontentarsi’ quell’anno del titolo in 350 per poi passare alla Yamaha.

Dal punto di vista quindi del curriculum nella classe regina, Marc e Jorge sono perfino migliori della mitica coppia. Senza dimenticare, che un confronto tra la Honda odierna e la MV del passato non è così peregrino, essendo entrambe moto vincenti, dominatrici dei propri tempi.

I due spagnoli raccolgono quindi un’eredità pesante e si accingono a scrivere una pagina importante, quanto rara, del motociclismo. Come detto, infatti, negli sport motoristici la tendenza è di tenere un solo gallo nel proprio pollaio, magari affiancandogli un promettente ‘pulcino’, come era successo, senza andare troppo indietro nel tempo, nel 2008, quando Lorenzo entrò nel box Yamaha trovandosi di fianco Valentino.

Rossi e Jorge formarono un dream team qualche anno più tardi, quando nel 2013, dopo il fallimentare bienno con Ducati, il Dottore ritorno a Iwata. L'italiano e lo spagnolo poterono mettere sul piatto 13 titoli in due, di cui 9 nella classe regina, un record in questa nostra particolare statistica.

Di casi di campioni affermati in coppia con futuri numeri 1, le cronache sono più ricche. Due esempi, non troppo lontani: Lawson al fianco di King Kenny Roberts in Yamaha nel 1983, mentre 5 anni dopo fu Eddie a vedere l’arrivo di Rainey.

Un po’ di storia che fa ben capire cosa significhi vedere Marquez e Lorenzo insieme. Il progetto è senza dubbio affascinante, ma la medaglia, come sempre ha due lati, e probabilmente Puig dovrà dimostrarsi all’altezza nel gestire due piloti del genere in così poco spazio. Il pro di questa accoppiata è avere due purosangue che si sproneranno a vicenda, cercando di alzare sempre di più l’asticella. Il contro è doverli tenere a freno, perché le sfide fra i due rischiano di sconfinare al di fuori dei limiti della pista.

Jorge è un pilota molto diretto nelle sue dichiarazioni e Marc è il padrone indiscusso di casa, il meccanismo formato dai due potenzialmente potrebbe essere quasi perfetto, ma bisogna essere molto bravi per farlo funzionare e non lasciare che si trasformi nell'innesco di un ordigno a orologeria. Onore al merito comunque ai due piloti, che hanno dimostrato coraggio ad affrontarsi muso contro muso a parità di mezzi.

Alla vigilia della stagione, HRC ha una squadra da sogno, la speranza è che non si trasformi in incubo.

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