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MotoGP, Guidotti: "Dall'Igna ci ha convinti a non lasciare Ducati"

"Stavamo per cedere all'idea di cambiare, ma Campinoti ha creduto in Ducati fino alla fine ed ha avuto ragione"

MotoGP: Guidotti: "Dall'Igna ci ha convinti a non lasciare Ducati"

Seconda parte dell'intervista a Francesco Guidotti, manager del Team Pramac. Dopo aver concentrato l'attenzione sui piloti del presente e del passato (leggi QUI la prima parte dell'intervista), abbiamo analizzato assieme a Guidotti tutti i grandi cambiamenti portati in Ducati da quando al timone del reparto tecnico c'è l'estro di Gigi Dall'Igna, uno dei principali artefici dei grandi miglioramenti delle prestazioni in pista delle Desmosedici destinate al team Factory e di conseguenza anche alle squadre satellite.

Molto interessante anche aver osservato assieme al manager Pramac quanto sia cambiato il ruolo dei team non ufficiali nella moderna MotoGP, con squadre che perdono sempre più la definizione di "clienti" per diventare "satellite". Una differenza che potrebbe sembrare sottile, ma che in realtà rivoluziona completamente il rapporto tra Costruttore e Team in pista.

Nei test Ducati ha portato soluzioni nuove, le ali sul codino della moto 2019. Cosa spunterà sulla moto definitiva, cosa bolle nel pentolone di Dall'Igna?

"Dove metterà le ali sulla nuova moto? Negli stessi posti di prima! Per il 2019 il regolamento è cambiato, c’è poco da inventarsi. O almeno poco di più. Certo, con Dall’Igna bisogna sempre stare con le antenne ben su, non si sa mai....".

Tu hai vissuto l'esperienza in Ducati anche prima dell'arrivo di Dall'Igna. Come sono cambiate le cose da quando c'è lui alla guida del

GIGI DALL'IGNA - VALENCIA

progetto MotoGP? 

"Il rapporto con Dall’Igna è ovviamente molto forte, ma già prima del suo arrivo la partnership con Ducati è sempre stata fortissima. Tutto è iniziato con Alessandro Cicognani, la persona che ha dato il via a tutto. Quando nel 2013 abbiamo iniziato con Andrea Iannone, il progetto era Ducati, Pramac e Cicognani. Si deve andare indietro di parecchie stagioni. Poi chiaramente sia Ciabatti che Dall’Igna hanno dato seguito a quel via che aveva dato Cicognani. Chiaramente l’arrivo di Dall’Igna ha dato una bella scossa soprattutto ai risultati, perché quello che è stato fatto con lui negli ultimi tre anni era inimmaginabile prima. Ad un certo punto eravamo preoccupati".

In alcune stagione in effetti sembrava che Ducati avesse perso la bussola in MotoGP, poi è cambiato tutto. C'è stato un momento in cui avete pensato seriamente di cambiare partner?

"Abbiamo passato degli anni veramente difficili. Con Suzuki c’era stato più che un approccio. In realtà un’alternativa è stata anche Aprilia, ma ti parlo di diversi anni fa. Devo dare atto a Paolo Campinoti (titolare Team Pramac, ndr) di averci creduto fino alla fine, di aver insistito sempre con Ducati. Io ad un certo punto avevo quasi ceduto alla tentazione di cambiare, invece Paolo ha voluto tenere duro, ci ha creduto fino alla fine e ha avuto ragione". 

Nel 2019 cambia leggermente lo scenario, con l'ingresso del Team Sic Petronas e l'uscita del Marc VDS. Ma sembrate sempre i favoriti tra le squadre satellite, oppure vedi le cose in modo diverso? 

"Sarà una bella lotta, perché l’impostazione che Dorna ha voluto dare è che ogni Costruttore, o almeno è quello che piano piano si sta verificando, deve avere una struttura satellite molto solida. Vedi Tech3 con KTM, poi per Honda c’è Cecchinello con la LCR, con due piloti forti. Si sta creando questa formazione di team Factory e satellite, che avendo un rapporto diverso con la Casa sta ricevendo materiali aggiornati. Il regolamento è stato fatto per cercare di livellare le prestazioni in modo che anche i team satelliti potessero farsi vedere il più possibile. L’idea è stata di non seguire il percorso che c’era prima, ovvero con i team ufficiali e quelli che è meglio definire clienti, più che satellite. Adesso possiamo realmente definirli satellite, mentre prima spesso non era così".

Un'evoluzione del rapporto tra squadre e Costruttore che ha cambiato molto il volto della MotoGP negli anni. 

"Il punto è che la cosa interessa anche alle Case, perché ormai il livello è talmente alto in MotoGP che serve anche a loro avere un team adatto a far crescere tutti. Yamaha ha scelto Morbidelli e Quartararo, due piloti giovani. Gli darà tempo e modo di crescere e magari, uno dei due farà lo sbarco nel team ufficiale. Facendo così, non devi svenarti andando a prendere un pilota da un altro team ufficiale. E poi hai anche la soddisfazione di far crescere internamente un pilota che poi approderà al team ufficiale. Secondo me è un doppio vantaggio per una Casa".

FRANCESCO BAGNAIA - TEST JEREZ

Pensando al futuro, voi avrete l'impegno in MotoE nel 2019, una grande novità. Poi c'è questa voce che ogni tanto si ripropone di una ipotesi per Ducati di costruire una Moto3. Credi che Pramac possa essere il partner giusto per creare questo percorso?

"Sarebbe positivo avere una Ducati impegnata anche in un’altra categoria, secondo me sarebbe una bella cosa. Se immagino un impegno di Pramac in tal senso? Perché no! In Moto3 però è un po’ più complesso di quello che potrebbe sembrare. Noi in passato abbiamo anche pensato ad una collaborazione in Moto2, abbiamo valutato varie soluzioni per quella categoria. Magari non un impegno diretto, ma delle collaborazioni. Invece le squadre che fanno il mondiale Moto3 sono molto collegate ai vari campionati nazionali. Questo succede perché lì si arriva dal campionato spagnolo, dall’italiano e anche dalla Rookies cup. Per noi sarebbe forse un po’ lontano, perché dovremmo inevitabilmente anche mettere piede in un campionato nazionale, o anche due".

Forse diventerebbe un impegno eccessivo da seguire?

"La macchia si allargherebbe non di poco ed è un impegno considerevole da valutare. Per un team satellite non so se sia affrontabile, magari scrivendo il libro a quattro mani si potrebbe fare, con una partnership con Ducati. Anche perché le moto dopo aver corso nel mondiale, nella stagione successiva potrebbero andare ai team che corrono nei nazionali. Diciamo che nell’arco di due tre anni si potrebbe creare un bacino anche di piloti da cui attingere. Il discorso di fidelizzare i piloti da subito sarebbe bello, per un’azienda come Ducati sarebbe una bella ipotesi dal punto di vista sportivo. Forse però dovresti chiederlo più a Ciabatti, ma a noi piacerebbe. Sarebbe molto difficile perché la MotoGP assorbe già molto tempo e risorse, ma la strada si potrebbe trovare".

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