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MotoGP, Guidotti: "Il debutto di Bagnaia è stato impressionante"

"Non mi piace parlare prima delle gare, ma quest'anno la base mi sembra davvero buona. Petrucci è stata una scommessa vinta per noi"

MotoGP: Guidotti: "Il debutto di Bagnaia è stato impressionante"

Francesco Guidotti è al timone del Team Pramac dal 2012 e negli anni ha visto la partnership con Ducati diventare sempre più solida per la compagine toscana. Stiamo parlando di una squadra che nel tempo si è affermata come vero punto di riferimento per la Casa di Borgo Panigale, tanto da avere la possibilità di gestire materiale tecnico Factory e far correre piloti scelti dalla stessa Ducati. 

In questa intervista a 360 gradi abbiamo parlato con il manager di tanti argomenti, passando dal positivo debutto di Bagnaia in sella alla Ducati nei test di Valencia e Jerez al successo della grande scommessa rappresentata da Danilo Petrucci, che dopo quattro anni è approdato nel team ufficiale coronando un lavoro lungo e denso di soddisfazioni. Questa è la prima parte dell'intervista.

Partiamo dai test di Valencia e Jerez, il primo assaggio del 2019. Che sapore ha secondo te questa stagione, quali sono state le tue sensazioni dopo le prime due tornate di test?

"Direi che ha un buon sapore, è andata bene. Jack non aveva proprio la moto ufficiale del 2019, era più un ibrido. Però lui veniva da una 2017, quindi ha sentito parecchio il salto generazionale. Pecco invece ha avuto un approccio a dir poco incredibile, il suo debutto è stato impressionante. Io sono sempre molto titubante a parlare fino a che non cominciano le gare. Quello che succede nei test è sempre da prendere un po’ con le molle, però chiaramente si parte da una base molto promettente" 

FRANCESCO BAGNAIA - TEST JEREZ

Parlaci dell'approccio di Bagnaia. Avete firmato con lui prima dell'inizio della stagione 2018, una mossa molto indovinata come hanno dimostrato i fatti.

"Io avevo voglia di ripartire con un pilota proveniente dalla Moto2, erano già due anni che seguivo Pecco. Ho sempre pensato che fosse molto promettente, e siamo riusciti a portarlo a casa prima dell’inizio del mondiale 2018. Abbiamo magari azzardato un po’, ma credo che sia stato un azzardo ragionato. L’avrebbero fatto anche altri, ma se ne sono accorti dopo (ride, ndr)".

Sembra che Pramac sia la migliore palestra presente in MotoGP per i piloti che hanno ambizioni da ufficiale. Da voi i piloti trovano il clima perfetto per maturare e crescere.

"Questo è il compito che ci siamo dati, Sarebbe inutile mentire a se stessi e agli altri, quindi si deve subito mettere in chiaro che vincere un campionato in MotoGP, può farlo solo una squadra ufficiale con un pilota ufficiale. La situazione è questa per diversi motivi, prevalentemente tecnici ma non solo. Quindi il nostro compito è diverso, è quello di far crescere i piloti promettenti, come abbiamo fatto con Andrea Iannone che era forte in Moto2, oppure con Petrucci, che è stata una vera scommessa". 

Una scommessa vinta, quella di Danilo.

"Vinta si, ma secondo c’è ancora tanto da scrivere solo che la penna per questa storia non è più tra le nostre mani". 

Una storia che conferma la grande partnership con Ducati, che riguarda non solo i piloti.

"Si, oltre ai piloti attraverso la nostra struttura crescono anche i tecnici. Sia io che Dall’Igna eravamo in Aprilia assieme e anche in quel periodo il discorso dei team satelliti era pensato anche per i tecnici, per avere un banco di prova, una palestra in cui lavorare e crescere magari con meno pressioni. Una sorta di scuola, se vogliamo. Ci siamo ritrovati entrambi in Ducati e abbiamo portato avanti questa filosofia anche da questo punto di vista".

Insomma il vostro lavoro è proprio quello di creare le condizioni per esprimersi al meglio, sia per i piloti che per i tecnici.

"Si deve comprendere che la pressione in una squadra ufficiale è maggiore perché ci si aspetta di vincere, di arrivare a contendere la vittoria del titolo fino all’ultima tappa. Se non si arriva a questi risultati, si può definire sempre una stagione, tra virgolette, persa. Per noi invece il range di risultati da ottenere è diverso, possiamo giocarcela in maniera più serena. Possiamo anche osare di più dal punto di vista tecnico, magari giocandoci delle carte che gli ufficiali non potrebbero. Se prendiamo ad esempio il 2017, al pronti via la nostra moto ufficiale era un po’ un laboratorio di idee, più che una vera moto Factory. Possiamo azzardare di più, chiaramente con metodo e con il supporto di Ducati. Questo permette a tutti di crescere".

Nella prossima stagione ci saranno tre piloti che si giocheranno la sella nel Team interno Ducati per il 2020. Credi che la situazione possa creare difficoltà, magari togliere tranquillità ai piloti a inizio stagione?

JACK MILLER - TEST JEREZ

"Bagnaia ha un contratto di due anni, mentre per Miller e Petrucci scade a fine 2018. Ma non per questa ragione Bagnaia può sentirsi tranquillo in modo diverso, è sempre una tranquillità relativa. Un pilota non è mai realmente tranquillo. Questi sono discorsi e ragionamenti che facciamo noi umani, noi comuni mortali. I piloti invece sono diversi, sanno che devono dare il massimo sempre e comunque. Parlare di stagione bruciata se non si verifica una situazione piuttosto che un’altra, non è del pilota vero. Quando succede che un pilota non ottiene la conferma che vuole, ha ancora più motivazione ad andare forte per dimostrare il proprio valore. Indipendentemente che sia Petrucci, Miller, Crutchlow o chiunque. La vera indole del pilota non è quella di pensare 'ho il contratto, tutto ok'. La vera filosofia del pilota è dare tutto, fare il massimo. Ci sono dei momenti però nella carriera in cui il pilota deve dare ancora di più, perché tutti devono conquistare la conferma per la stagione successiva. Ma al momento, i piloti che hanno il contratto fino a fine 2019 non pensano a quello. Pensano a prepararsi per dare il meglio e dimostrare il proprio valore". 

Parlando di piloti e storie sportive, quest'anno è finita l'avventura di Pedrosa con Honda, e ci sono state anche polemiche in seguito. Tu cosa ne pensi?

"Io sono rimasto molto colpito dal fatto che abbia annunciato una collaborazione con una Casa diversa da Honda a campionato ancora in corso, dopo che ha corso tutta la carriera con moto HRC. La sua storia è tutta Honda, secondo me poteva aspettare a fine stagione o anche gennaio per annunciare la cosa dal punto di vista formale. Parliamo di un pilota che ha vinto 3 mondiali con Honda, ha corso da ufficiale sempre. Non aveva l’obbligo secondo me, avrebbe forse potuto mettere un paletto su questo punto del contratto, chiedendo di annunciare dopo fine stagione. Anche per rispetto alla sua storia, oltre che per Honda. Però è una mia opinione, se non ha sentito questa necessità amen. Noi non abbiamo mai pensato neanche per un istante di contattarlo, lavoriamo su profili diversi di pilota. Anche se forse è meglio ricordare che è meglio non dire mai 'mai'".

Questi sono gli ultimi giorni di vacanza prima di riprendere le ostilità a Sepang.

"Per ora siamo ancora in vacanza, ma forse sarebbe meglio definirla libertà condizionata! In realtà anche quando siamo in vacanza è davvero difficile distogliersi da tutto. Da quando il campionato è così intenso, è sempre più dura. E’ vero che durante la stagione ci saranno meno test, ma il livello si sta alzando anno dopo anno, e poi per noi c’è anche il progetto MotoE da portare avanti. Insomma, gli impegni sono tanti, la stagione è sempre più densa".

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