Tu sei qui

Cerutti: “Alla Dakar devi battere prima te stesso che gli avversari”

“Noi piloti ci alziamo alle 4 del mattino e anche se non abbiamo fame ci imponiamo di mangiare. Con la mente combatti la sete e il cronometro per arrivare al traguardo”

Dakar: Cerutti: “Alla Dakar devi battere prima te stesso che gli avversari”

Al suo debutto nel 2016 stupì tutti, tanto da archiviare il raid al dodicesimo posto, arrivando a un soffio dal podio. In questa edizione della Dakar, Jacopo Cerutti è sicuramente il pilota italiano si cui saranno concentrati gran parte dei riflettori, vista l’assenza di Alessandro Botturi, e lui non ha la minima intenzione di deludere le attese.

Il giovane pilota di Lecco si presenterà al via della gara con la Husqvarna del team Solarys con i colori T.ur, il nuovo brand di Tucano Urbano, pronto a dare bagarre a Honda e KTM. Lo scorso 2 gennaio è partito per Lima e tra poco si alzerà il sipario sul suo Raid.   

I giorni precedenti il via della Dakar sono sempre stressanti –ha esordito Cerutti – bisogna infatti preparare la valigia, curare nel dettaglio gli allenamenti ed è vietato sgarrare col cibo. Personalmente li considero i peggiori, perché quando arrivi sul posto non puoi nemmeno scaricare la tensione, dato che non hai la possibilità di salire in moto. Bisogna infatti perfezionare le iscrizioni, poi ci sono le verifiche e infine la tradizionale cerimonia di partenza dove sei immerso nel traffico delle grandi città”.

Quando inizia preparare una gara come questa?

“Da settembre inizio a concentrarmi  sulla preparazione del RAID, anche se durante l’anno corro sempre in moto. Nei quattro mesi precedenti faccio un po’ di fondo, con una preparazione più specifica. Diciamo che in un modo o nell’altro è tutto l’anno che si preparara la Dakar (sorride)”.

Quest’anno non ci sarà Botturi e di conseguenza gran parte dei riflettori saranno puntati su di te. Avverti la responsabilità?

“La pressione c’è, ma è normale. Parto comunque sereno con l’obiettivo di fare il massimo e mantenere la giusta umiltà”.

Al debutto alla Dakar hai sorpreso tutti sfiorando addirittura la top ten. È possibile ripetere quell’impresa?

Io so che al dodicesimo posto posso arrivarci, anche se ogni anno diventa sempre più complicato. Ci sono molti piloti con una preparazione più specifica rispetto a me, inoltre di gare del genere ne faccio solo due durante l’annata. Tutto ciò rende più complicato confermarsi nei primi quindici”.

La novità di questa edizione è che per la prima volta la Dakar si correrà in un solo Paese.

“Direi che è molto strano, infatti mi spiace non passare dalla sabbia al duro come nelle precedenti edizioni, dato che in Perù troveremo principalmente le dune. Dall’altra parte devo dire che l’assenza della Bolivia è forse un bene, dato che negli anni abbiamo trovato condizioni meteo al limite e lunghi trasferimenti per via del maltempo”.

Come definiresti questa corsa?

“È un’avventura pazzesca, ma soprattutto una sfida con se stessi. Già finirla vale quanto una vittoria, anche perché ogni volta che ti presenti ad una prova devi fare i conti con la stanchezza dei giorni precedenti. Più che al cronometro e agli avversi devi battere te stesso, cercando di andare oltre alle eventuali crisi di fame, ad esempio o farsi abbattere dalla fatica.”

La testa quindi conta più di tutto.

“Assolutamente sì. Con il ritmo alto degli ultimi anni basta un attimo di disattenzione che mandi tutto in fumo”.

Ultime battute. Qual è la giornata tipo alla Dakar?

“Per quasi venti giorni conviviamo con la polvere, dato che siamo quasi sempre impolverati. La sveglia è prestissimo, tipo  alle 4 o alle 5 del mattino, ovvero quando è ancora buio. Magari capita che sei assonnato e non hai appetito, però obblighi te stesso a fare colazione e mandare giù qualcosa, in modo da avere delle energie per affrontare la giornata. In seguito hai la classica prova da affrontare e dopo averla terminata hai poco tempo per mettere giù il rood book e preparare la giornata seguente. La Dakar è una centrifuga per 15 giorni”.

Correrai con la Husqvarna. Quanto siete distanti da Honda e KTM?

“Direi che la nostra moto è molto cresciuta, anche perché Quintanilla ha delle belle qualità. Ovviamente Honda e KTM rimangono le principali indiziate per la vittoria”

  

Categoria: 

Articoli che potrebbero interessarti