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Vitali: MotoE? Divertente, ma le prime fasi di gara sono un'incognita

Parla la prima "vittima" dell'Energica: "Si è spiattellata la gomma e sono caduto, ma per fine gennaio voglio essere in sella. Futuro? Ho lottato con un pilota come Pirro, ma sono a piedi"

MotoE: Vitali: MotoE? Divertente, ma le prime fasi di gara sono un'incognita

I primi storici test della MotoE sono andati in archivio, e tra le tante cose da registrare vi è anche il primo infortunio della neonata categoria. Ad avere la peggio nella tre giorni andalusa è stato il romagnolo Luca Vitali, nell’ultimo anno impegnato in Stock 1000 con Aprilia e nel CIV Superbike (chiuso quarto) con BMW: Luca era in sella all’Energica del team SIC58, in sostituzione dell’acciaccato Mattia Casadei (sceso poi in pista), ma una caduta durante il primo giorno (in condizioni miste) alla curva otto lo ha escluso dai giochi procurandogli un infortunio per nulla lieve.   

“Ho frenato probabilmente troppo forte – spiega - sicuramente si è spiattellata un po’ la gomma e dopo aver ripreso la moto una prima volta sono finito violentemente a terra. Nell’impatto a terra mi sono rotto la clavicola in quattro punti, e soprattutto mi è rimasta per un attimo la mano sinistra sotto la moto: quando mi sono rialzato non provavo troppo dolore, ma dopo aver tolto il guanto insanguinato ho dovuto reggere il dito medio, sennò sarebbe caduto in quanto spezzato”.

Qual è ora la strada da percorrere per tornare in sella?

“La clavicola l’ho operata, il dito non tornerà come prima e servirà bloccarlo. In particolare manca la falange centrale, quindi in quel punto occorrerà fare un innesto osseo: ovviamente non essendoci più l’articolazione non lo piegherò più completamente. Si potrebbe anche fare la ricostruzione totale del dito, ma è una cosa lunga di cui non si sa nemmeno chiaramente l’esito”.

Hai un’idea dei tempi di recupero?

“Voglio essere pronto per scendere in pista a fine gennaio. Per la clavicola occorre far trascorrere un paio di settimana dopo l’operazione, poi posso iniziare la riabilitazione. In ogni caso non ci saranno problemi nella guida, qualunque sarà la prima gara da correre sarà pronto e non ho nessun problema mentale, la prima cosa che ho provato dopo la caduta è stato il rammarico dovuto al non poter girare più con quella moto”.   

Credi che il notevole peso di questa moto abbia inciso tanto sull’entità dell’infortunio?

“Probabilmente la dinamica della caduta centra anche con il peso, dato che si è spiattellata la gomma. In generale credo sia pericoloso l’eccessivo peso di una moto in bagarre come in partenza: non so come sarà ma senza aver mai assistito ad una gara, ma da pilota posso dire che potrebbe essere un problema”.

Tralasciando l’incidente, qual è il tuo parere su questa MotoE?

“E’ divertente, mi piacerebbe riprovarla. Dopo due giri mi sentivo di averla già in controllo, quando sono caduto stavo andando molto forte quindi non ho nulla di negativo da dire. La frenata? La moto ti da la possibilità di frenare forte. Purtroppo non l’ho provata in condizioni di totale asciutto quindi non posso esprimermi, ma prima della caduta non ho mai preso rischi particolari. Nel giro dell’incidente ho frenato molto forte e la moto forse non era in condizioni per farlo, ma probabilmente con l’assetto giusto e le molle giuste sarebbe stata un’altra storia”.

Parliamo di futuro. Il test in MotoE è stato un assaggio del prossimo anno?

“No perché al momento sono a piedi. C’è l’intenzione di continuare con il team DMR (con cui ha disputato il CIV in questa stagione ndr), che resta l’opzione più probabile al momento. Nel team SIC c’è Casadei ed io ero in pista per sostituirlo, anche se poi è sceso in pista ed è stato veloce, in generale in MotoE non ho contatti”.

Parlando di altri campionati invece?

“Ho alcune proposte dall’endurance, mentre l’organizzatore del BSB gradirebbe la mia presenza e sta cercando una soluzione di livello per farmi correre, ma come detto al momento nulla di concreto”.

La sparizione della Stock 1000 non ha certo aiutato nel programmare il futuro

“Assolutamente, sei costretto nella maggior parte dei casi a ripiegare sui campionati nazionali. Se prendiamo i primi cinque della classifica 2018 solo Reiterberger ha fatto il salto in Superbike, oltre a Delbianco. La Stock era una bellissima categoria, peggiorata negli anni grazie ai continui annunci di chiusura fino alla fine definitiva. C’erano piloti abbastanza forti che non potevano fare la Superbike e non si accontentavano dei campionati nazionali, ma ora quest’ultimi sono la più probabile possibilità. Vi sono campionati come il BSB dove si può pensare di costruire una carriera visti gli introiti ed il pubblico, in altri non è così e il senso di correre un po’ svanisce, lo si fa solo perché guidati dalla passione”.

Dati alla mano, nel CIV Superbike sei stato l’unico pilota non Ducati a battagliare per le prime posizioni

“Sì ed è stato notato, ma purtroppo i frutti si fermano ai complimenti di qualcuno nel paddock. È un momento difficile per fare il pilota, dato che ci sono pochi team importanti e di livello ma tanti piloti di valore che spesso non sono dove dovrebbero essere, ed al loro posto a volte vi sono piloti meno forti. Molti hanno fatto gavette infinite senza arrivare alla meta. Dieci o quindici anni fa dopo una stagione come la mia al CIV sarebbe arrivato sicuramente qualcuno con un’offerta, almeno per un test: in fin dei conti ho lottato con Pirro, un pilota capace di arrivare quarto in MotoGP”.

Concludendo, in cosa speri per la prossima stagione?

“Quest’anno con DMR ho raccolto buoni risultati, nonostante il campionato non sia livellato e ci sia una moto di gran lunga superiore alle altre, ed ho trovato un ottimo ambiente, quindi mi piacerebbe continuare. Sei gare di CIV in un anno però sono poche ed io amo stare in moto, inoltre quest’anno ho guidato due moto diverse ed ho visto che è possibile, quindi mi guardo attorno per trovare altre occasioni, credo che sia il momento di concretizzare qualcosa di importante”.

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