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MotoGP, Mir: se potessi tagliarmi i gomiti, lo farei

Dopo la caduta, Joan scherza parlando del suo stile: "guido la Suzuki come la Moto2, toccare l'asfalto con il braccio mi disturbava"

MotoGP: Mir: se potessi tagliarmi i gomiti, lo farei


La giornata di Joan Mir non era iniziata nel migliore dei modi: lo spagnolo del team Ecstar è caduto violentemente intorno alle ore 13, tanto da indurre l’esposizione della bandiera rossa ed il proprio ricovero sull’ambulanza, con la Suzuki ancora e fortunatamente più malconcia dell’ex iridato Moto3.

Il controllo presso il centro medico ha scongiurato danni fisici gravi: “sì, per fortuna sto bene - conferma Joan - certo, non è stato un bel momento per me, ero in piega alla Curva 7, con il team avevamo deciso di provare la gomma anteriore media, ma ho perso l’avantreno e, nella caduta, la moto ne è uscita pressoché distrutta. Io sto benone, a parte una piccola abrasione al gomito; mi faceva un pò male ma niente di importante, solo che in alcune curve, toccando l’asfalto proprio con il gomito, sentivo dolore”.

A proposito di gomito, guidi la MotoGP come la Moto2.

È vero, se potessi tagliarmi i gomiti, lo farei (ride). In alcuni punti della pista il gomito mi disturba, ma è abbastanza naturale. Con la Moto2, toccare il gomito a terra era per me normale, con la MotoGP si ha più aderenza e si ha la possibilità di esplorare di più il proprio livello ed il proprio stile in sella”.

Scherzi a parte, Mir sta impressionando. Nel 2019 sarà uno dei rookie da tenere d’occhio, e la prima giornata di test conferma questa tesi. Una volta medicato il pilota e riparata la moto, il lavoro del team Suzuki è andato avanti: “nel pomeriggio ho potuto guidare ancora - spiega lo spagnolo - ed ho siglato il mio miglior crono durante il primo passaggio completo, senza pensare molto alla caduta rimediata nella mattinata. Sono sorpreso del mio passo, ho migliorato il mio feeling con la Suzuki. Nell’ultima uscita, affrontata con gomme nuove, ho concluso la giornata con l’ottavo tempo, sono felice di come il team mi stia aiutando a capire come guidare la moto al limite”.

Il crono definitivo per Mir è stato il decimo assoluto, ma Joan è comunque soddisfatto:Jerez è più difficile di Valencia - svela - perché offre più punti nei quali vanno capite le reazioni della moto, ci sono curve velocissime e frenate dure, Valencia forse ne ha una sola. Jerez è una buona pista per comprendere il carattere della moto, per me fare bene oggi era importante. Domani continueremo differenti cose per il 2019:  oggi. a causa della caduta,  non abbiamo potuto provare molto”.

In pista c’era anche il collaudatore Sylvain Guintoli, con il test team allestito da Suzuki.

Devo dire che Guintoli ci aiuta molto, fornendoci buone informazioni inerenti allo sviluppo della GSX-RR, io Alex non possiamo provare cose lo fa Sylvain e questo è importante per noi. Io oggi mi sono limitato nel provare differenti setting di elettronica e freno motore, il set up del telaio ho preferito non toccarlo”.

 

 

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