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SBK, Donington: per frenare serve il peso della squadra del City

Secondo i tecnici Brembo il tracciato britannico è considerato tra i più impegnativi del Mondiale al pari di Imola e Buriram

SBK: Donington: per frenare serve il peso della squadra del City

Nuovo appuntamento per il Mondiale Superbike nel fine settimana con il round di Donington. Le derivate sbarcano sul tracciato dei Leicestershire, una pista che alterna due sezioni molto diverse: il primo tratto è veloce e molto scorrevole, il secondo invece presenta tante frenate secche che lo fanno sembrare un circuito stop-and-go.

Un ulteriore problema è rappresentato dalle basse temperature che ostacolano l’entrata in temperatura dei freni: in entrambe le gare del 2015 la temperatura dell’asfalto era di soli 21 gradi e quella dell’aria di 14 e 15 gradi malgrado non sia caduta la pioggia.

Secondo i tecnici Brembo che lavorano a stretto contatto con 16 piloti del Mondiale Superbike, Donington Park è un circuito altamente impegnativo per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 5, identico alle piste di Imola e Chang.

L’impegno dei freni durante il GP

Le 7 frenate per giro rappresentano il valore più basso del Campionato del Mondo Superbike, a pari merito con Phillip Island e Chang International Circuit. La seconda parte della pista, ricca di frenate molto lunghe determina comunque un ricorso ai freni di ben 25 secondi al giro: in Australia si frena per meno tempo.

Pur essendo poche, le frenate sono molto faticose per i piloti e gli impianti Brembo: lo dimostra la media delle decelerazioni massime, pari a 1,23 g e inferiore di pochi millesimi al record detenuto dalla pista thailandese. Nonostante l’impiego dei dischi in acciaio, la decelerazione media delle Superbike a Silverstone supera il valore di 17 delle 19 piste della MotoGP che invece beneficiano dei dischi in carbonio.

Sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva del freno dalla partenza alla bandiera a scacchi il valore supera i 7 quintali e mezzo, uno dei più bassi delle Superbike. Pur essendo inferiore ad altri circuiti equivale al peso dell’undici titolare, portiere escluso, del Manchester City, vincitore della Premier League 2018.

Le frenate più impegnative

Delle 7 frenate di Donington Park 2 sono considerate altamente impegnative per i freni, mentre le altre 5 sono di media difficoltà.

La più impegnativa in assoluto è quella che rappresenta l’inizio della Fogarty Esses (curva 9) perché le Superbike vi arrivano a 273 km/h e scendono in pochi istanti a 105 km/h al termine di 183 metri di frenata. I piloti usano i freni per 3,7 secondi con un carico sulla leva di 5,8 kg e subiscono una decelerazione di 1,5 g, identico al valore delle MotoGP a Le Mans nelle curve 8 e 9. All’inizio delle Fogarty Esses la pressione del liquido Brembo nell’impianto frenante arriva a 12,4 bar, cioè 6 volte la pressione ideale di spillatura della birra.

I freni sono sottoposti ad un forte stress anche alla Redgate Corner (curva 1): le Superbike passano da 257 km/h a 95 km/h in 182 metri che percorrono in 4,1 secondi. La decelerazione è di 1,4 g e il carico sulla leva di 5 kg.

La maggiore perdita di velocità si registra però al Melbourne Hairpin (curva 11): la riduzione è di 176 km/h, complice l’ingresso nel tornante a soli 51 km/h. I piloti si attaccano ai freni per 4,9 secondi ma l’arrivo a “soli” 227 km/h impedisce di catalogarla come una curva altamente impegnativa per l’impianto frenante.

Prestazioni Brembo

I freni Brembo equipaggiavano la Bimota YB4EI di Davide Tardozzi che nel 1988 vinse la gara inaugurale del Mondiale Superbike. Con lui sul podio salì anche Marco Lucchinelli che poi vinse Gara2 con la Ducati 851, anch’essa dotata di freni Brembo.

Le moto con freni Brembo hanno monopolizzato il podio di tutte le ultime 6 gare del Mondiale Superbike corse a Donington Park. Nove delle ultime 10 gare disputate a Donington Park sono invece state vinte da Tom Sykes con moto Kawasaki dotate di freni Brembo.

Categoria: 
SBK

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