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MotoGP, Rossi: a Tavullia il mio castello pieno di stanze segrete

"Sono diventato un'icona del motoclismo ma lì posso avere una vita normale. Avrei potuto vincere di più, ma non ho nessun rimpianto"

MotoGP: Rossi: a Tavullia il mio castello pieno di stanze segrete

Non è facile spiegare cosa sia Valentino per il motociclismo, gli anglossassoni lo chiamano Goat (Greatest of all times, il più grande di tutti i tempi). Non è solo una questione di vittorie e titoli in bacheca, ma anche di quello che il Dottore rappresenta per uno sport di cui è protagonista da più di vent’anni.

È proprio Rossi, in un’intervista concessa a Simon Patterson di Motorcycle News, a raccontare cosa significhi essere Valentino, con i suoi pro e i suoi contro.

Avere così tanti tifosi è solo il prezzo che devi pagare, ma con l’età sto prendendo tutto con più calma - racconta il Dottore - In passato era difficile per me capire di non potere avere una vita normale. Ho sempre avuto tanti tifosi, ma da quando sono tornato in Yamaha, e specialmente dopo quello che è successo nel 2015, la sensazione è cambiata. È come se fossi diventato un’icona, un eroe dello sport. Prima ero una bravo pilota, ma ora c’è qualcosa di diverso”.

Qualcuno sostiene che Valentino sia la MotoGP e in un certo senso è vero. I tifosi sostano fuori dal suo box e dalla sua hospitality nei Gran Premi a ogni latitudine, un assedio affettuoso ma per cui bisogna trovare le contromisure giuste per resistere. Rossi si è creato un suo spazio a Tavullia, il paese in cui è nato, in cui vive e e che è il centro del suo mondo, dalla VR46 alla Riders Academy.

Qualche anno fa, decisi di stare a Tavullia e, passo dopo passo e anno dopo anno, mi sono costruito un castello - usa una metafora - È un castello con tante stanze e passaggi segreti e quando sono lì so dove posso andare per avere una vita normale. È stata una scelta importante per la mia carriere, perché se vivi bene, con meno stress, è più facile continuare”.

La ricetta sembra funzionare a meraviglia per Valentino che sa già di rimanere in sella fino alla fine del 2020. Un carriera iniziata nel 1996, in cui ha vinto tantissimo: 115 gare e, naturalmente, 9 titoli mondiali. Tantissimi trofei e il Dottore non poteva chiedere di più… o forse sì?

Alla fine, non posso rimpiangere nulla. Ho vinto tanto - ammette - A volte penso che se fossi stato in grado la forza mentale che possiedo ora quando avevo 25 anni, avrei vinto di più. Ero superiore ai miei rivali, ma ero anche umano. Vivevo in modo più rilassato rispetto agli altri piloti e non lo rimpiango”:

Sembra che a Valentino non importi troppo del passato, preferisce il futuro e anche in quel caso non vuole avere rimpianti quando verrà il momento di ritirarsi.

Quando accadrà sarà perché ne avrò avuto abbastanza della MotoGP e forse dopo 24 anni sarà così - scherza - Alla fine corro per quel gusto che si prova dopo una vittoria, o dopo una bella gara. Quella sensazione che dura per una mezza giornata: è l’unica ragione perché sono qui. Penso anche alle altre cose, a vincere titoli e gare, ma alla fine sono solamente numeri. L’importante è quella sensazione”.

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