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MotoGP, Rossi: non torno per il campionato ma per me stesso

"Questa di Aragon sarà una tappa fondamentale per tornare presto al vertice. Sono un pilota e ho voglia di correre, altrimenti smetterei"

MotoGP: Rossi: non torno per il campionato ma per me stesso

Valentino è arrivato in conferenza stampa appoggiandosi a una stampella, poi l’ha abbandonata per gli ultimi passi verso la sedia. Un dimostrazione pratica che la gamba sta guarendo, anche se per raggiungere la perfetta forma ci vorrà ancora tempo, il momento per ritornare sulla sua M1 è già arrivato.

Sono felice già di essere qua e di potere provare a guidare - esordisce Rossi - Potrò capire quali sensazioni avrò su una MotoGP, in generale mi sento bene, non sento troppo dolore e soprattutto la situazione migliora giorno dopo giorno”.

Quando hai iniziato a pensare che saresti potuto tornare ad Aragon?
Già il primo giorno dopo l’operazione mi sentivo molto meglio rispetto all’infortunio del 2010. Quella volta ero stato molto male per quasi una settimana dopo l’intervento, non riuscivo nemmeno ad abbassare la gamba, mentre questa volta sono uscito dall’ospedale dopo un solo giorno”.

E poi?
Dopo una decina di giorni i miglioramenti hanno iniziato a essere importanti, allora ho incominciato a pensare ad Aragon. Ne ho parlato con i miei ragazzi, sapevo che sarebbe stato difficile riuscirsi ma non volevo perdere un’altra gara”.

E così lunedì sei andato a Misano per un test sulla R1…
Ma quel giorno avevo sentito molto dolore guidando, aveva anche iniziato a piovere e alla fine di quel test non ero molto ottimista. Invece martedì è andato tutto meglio, la pista era asciutta e ho potuto guidare per un paio d’ore”.

Nella guida, dove avevi più fastidio?
Nei cambi di direzione, non ero veloce come al solito, e sentivo più dolore nelle curve a destra. Però ogni giorno la situazione migliora”.

Sei sorpreso di trovarti qui?
Sì, ma ho vissuto giorno per giorno senza darmi dei limiti di tempo. Quando ho visto che le cose stavano andando nel verso giusto, mi sono detto: perché no? Essere qui è importante, per capire come reagisce la gamba e impostare il lavoro di recupero in vista della tripletta Giappone, Australia e Malesia”.

Cosa conta di più: la testa o il fisico?
In questi casi, la voglia di tornare fa molto. Io faccio il pilota, correre è la mia passione e quello che più mi piace fare. Se non avessi questa voglia, sarebbe meglio se restassi direttamente a casa, con o senza infortunio”.

Però…
Dalla mia esperienza, dipende da tante cose. Quando mi feci male nel 2010, non sarei potuto tornare a correre dopo 20 giorni. Ogni infortunio è diverso dall’altro ma credo che anche la scienza medica abbia fatto dei passi in avanti. Penso di essere stato fortunato, ho trovato dei buoni medici, con il dottor Pascarella mi sono inteso alla perfezione”.

Qual è il piano per i prossimi giorni?
Io credo che sia sempre importante ritornare in sella il prima possibile, in questo modo si accorciano i tempi per tornare a un buon livello”.

Quindi non sei tornato per il campionato?
Può ancora succedere di tutto, ma penso che questo ragionamento valga solo per i primi tre in classifica. Personalmente, ho sofferto molto per avere perso la gara di Misano, mi ha aiutato essere concentrato, avere intorno le persone giuste e una grande motivazione”.

Rispetto al Sachsenring nel 2010, come ti senti? Hai avuto dubbi alla visita medica?
Molto meglio, nessun problema alla visita, ora la gamba è meno gonfia e ha un aspetto migliore”.

Quella volta lottasti per il podio…
Lo persi all’ultimo giro contro Stoner, ma fu una vera sorpresa anche per me. Ora la situazione è diversa, il livello è molto alto e non so quale sia il mio. Riuscire a finire la gara sarebbe già un buon traguardo, prendere qualche punto sarebbe ancora meglio, ma ne saprò di più domani”.

Prendi in considerazione la possibilità di non farcela?
Tutto è possibile, con una MotoGP bisogna riuscire ad andare forte per farla funzionare, i freni e le gomme non si scaldano... Inoltre non basta riuscire a fare qualche giro di fila, perché la gara sarà di 23. Comunque vada, questa sarà una tappa fondamentale per riuscire a tornare al top il prima possibile”.

Alla fine sei contento di questo recupero…
Sì ma anche dispiaciuto per l’infortunio, se fossi stato più attento non sarebbe capitato. Faccio quel giro in enduro da quando avevo 18 anni, sono caduto ai 25 all’ora a 400 metri dalla fine. Nel male, sono stato anche fortunato, se fosse successo qualche chilometro prima non so come sarei arrivato all’ospedale”.

Bisogna cambiare tipo di allenamento?
Alla fine è sempre un compromesso, siamo piloti e dobbiamo allenarci in moto. Però quest’anno mi sono fatto male per due volte il giovedì prima del GP di casa, prometto che nei giorni precedenti alle gare italiane non farò più niente!.

Alla fine dei conti, il più deluso è Van der Mark…
Posso dire che Jarvis ha seguito ogni fase del mio recupero, è venuto prima in ospedale e poi a casa mia. Ogni decisione è stata presa in accordo con lui, quindi penso che Michael avesse già capito da un paio di giorni che per lui sarebbe stato difficile salire sulla mia moto e guidare questo fine settimana!”.

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