Moto3, Di Giannatonio e Cecchini: famiglia 'allargata' da corsa

INTERVISTA TRIPLA. Da Roma alla Romagna: Fabio a casa del suo capotecnico Fabrizio e le sfide con il figlio Francesco, campione di Flat Track

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di Gianmaria Rosati

Che cosa si cela dietro alle fantastiche ultime prestazioni di Fabio Di Giannantonio? Certamente tanto talento, messo in mostra già durante la scorsa stagione nel CIV e nella Rookies Cup, ma non solo. La stagione del “Diggia” infatti ha vissuto un grande cambio di trama nel momento in cui il romano ha preso la decisione, comune ormai a molti altri piloti, di trasferirsi dalla sua città natale (Roma) in Romagna, la terra dei motori.

Tutto questo grazie a Fausto Gresini, patron del suo team ma anche, e forse soprattutto, grazie al suo capotecnico Fabrizio Cecchini, che ha scelto di prenderlo sotto la sua ala protettrice facendolo diventare quasi un figlio. Al pari di Francesco,  due volte campione mondiale di Flat Track ed oramai molto legato a Fabio. Ma a spiegare tutto ciò che è accaduto in questi mesi sono proprio loro tre, Fabio, Fabrizio e Francesco.

Fabio. Come, quando e da chi è nata l’idea del tuo trasferimento in Romagna?

L’idea del cambio di città era nella mia mente già ad inizio anno, ma poi parlando con Fausto abbiamo preferito aspettare dato che al primo anno di mondiale era meglio non cambiare troppe cose allo stesso tempo. La prima parte di stagione però non è andata bene, anche perché secondo me non mi allenavo nel modo giusto ed a Roma non c’erano le condizioni per farlo. Così conoscendo già questa zona ho capito che qui si poteva fare un salto di qualità. Di conseguenza ho parlato con Fabrizio e mi sono trasferito in Romagna insieme a due miei amici, in modo da essergli più vicino, responsabilizzarmi e crescere. Per quanto riguarda l’allenamento questa scelta è stata davvero ottima dato che vado in palestra con un nuovo preparatore, che mi sta aiutando molto, e poi sono in moto tutti i giorni grazie a Fabrizio che mi da una grande mano”.

E’ stato difficile lasciare casa?

Senza dubbio Roma è sempre Roma, è la mia citta ed è bellissima, ma andarsene da casa è una mossa che prima o poi bisogna fare. L’ho fatto per migliorare, e quando una cosa la si fa per migliorare va sempre bene. Inoltre già prima con la Rookies  Cup e tutto il resto a casa si stava poco, quindi non è cambiato molto tutto sommato”.
                                                                                                                                                                      
Fabio Di Giannantonio e Fabrizio CecchiniPer tutti e tre. In casa si parla sempre e solo di moto o si cerca di staccare un po’ la spina parlando di altro?

Fabrizio: “Non so bene perché, ma a casa mia si parla solo di moto, quindi staccare la spina è quasi impossibile. Forse questo non è un bene, ma nel mio DNA ci sono solo le moto, che sono sia il mio hobby che il mio lavoro, e per questo mi ritengo fortunato e sfortunato allo stesso tempo. I ragazzi grazie a ciò si divertono dato che possono andare al mare, tornare a casa e trovare sempre le moto pronte per girare, ed è anche giusto così. Si devono divertire, perché questo sport se lo pratichi con fatica non ottieni risultati. I ragazzi hanno la possibilità di fare tutto questo grazie a Fausto Gresini, che ha dato la possibilità a Di Giannantonio di trasferirsi qui in Romagna ottenendo da subito dei risultati. Qui si può allenare meglio e allenarsi con ragazzi che seppur in discipline diverse corrono come lui, come ad esempio mio figlio ed il flat track. Insomma, siamo tutti i giorni a contatto con le moto, e devo dire che i ragazzi si comportano ottimamente in tutte le situazioni, tranne che con le ragazze dove devono migliorare (ride ndr)”.

Fabio e Francesco. Com’è il vostro rapporto? E’ cambiato nel tempo?

Fabio: “Io già conoscevo un po’ Cecco (Francesco ndr) dalle descrizioni di Fabrizio, e una volta conosciuto di persona ho trovato un ragazzo con il quale mi intendo su molte cose dato che facciamo due discipline simili. E’ bello confrontarsi con una persona che ti capisce”.
Francesco: Siamo in competizione su tutto, anche su chi beve in meno tempo un bicchiere d’acqua, ma abbiamo un bel rapporto. Ci capiamo al volo e ci diamo tanti consigli a vicenda”.

Fabio Di Giannantonio e Francesco CecchiniTu Fabrizio come li vedi insieme?

Li vedo molto bene insieme in quanto sono sempre in competizione su tutto, dalle flessioni alle impennate, e questo li porta ad allenarsi continuamente. A volte devo allontanarmi perché non riesco più a sentirli stuzzicarsi ed insultarsi a vicenda. La competizione massima c’è quando si allenano con il flat; appena uno dei due si lamenta della propria moto, l’altro la prova e pur di dimostrare che non ci sono problemi rischia l’inverosimile. E’ una competizione comunque amichevole e si vede che hanno feeling, cosa non facile tra due ragazzi che praticano quasi il medesimo sport”.

Fabio. Com’è nello specifico il tuo allenamento in Romagna?

“Con il mio nuovo preparatore abbiamo pensato ad un allenamento anche in relazione a quanto ci alleniamo con la moto. Tutte le mattine andiamo in palestra, alternando cardio, e quindi cyclette o tapis roulant , e lavoro per tonificare. Il pomeriggio invece andiamo in moto su qualsiasi mezzo a disposizione, dalle minimoto al flat”.

Per il flat track hai trovato uno dei migliori allenatori\compagni possibili, cioè Francesco...

Non dire così altrimenti si monta la testa (ride ndr). A parte gli scherzi non potevo chiedere di meglio, insomma parliamo di un due volte campione del mondo. E’ un po’ come se Valentino ti desse qualche dritta sul correre in pista. Io quando ho iniziato qui con il flat non sapevo neanche mettere giù il piede, ma piano piano grazie al suo aiuto sto migliorando molto”.

Le sfide come procedono?

Fabio: “Ah le perde tutte!
Francesco: “Nell’ultima gara che abbiamo fatto mi hanno chiesto di fermarmi e far vincere Diggia perché sennò ci sarebbe rimasto male… e dopo lui giustamente ha cominciato a vantarsi ed a fare lo showman in mezzo alla pista”.
Fabio: “Fai come vuoi ma hai perso”. (ridono)
                                  
Fabio Di Giannantonio e Francesco Cecchini in allenamentoSecondo te Fabio è davvero utile come si dice il flat track come allenamento?
                                                  
Il flat mi aiuta davvero tanto, soprattutto per quanto la Moto3 nella fase di staccata. Da quando lo pratico ho molto più controllo della moto anche quando comincia a scivolare. Devo dire che all’inizio non credevo molto in questa disciplina, mi piaceva ma non pensavo fosse utile. Invece mi sono ricreduto, e credo che sarà la disciplina del futuro; questo perché costa poco in confronto alla pista ed è molto divertente”.
Fabrizio: “Quando i ragazzi si allenano solitamente fanno due ore di allenamento per poi sfidarsi in una ventina di manche da due o tre giri. Così c’è anche un po’ di competizione”.
Francesco: “Proviamo anche diverse piastre di sterzo per sentire le differenze… cose di questo tipo”.
Fabrizio: “Quello lo fai tu perché un professionista è giusto che provi varie soluzioni”.
Fabio: “Soluzioni che tanto non sente. A Cecco puoi anche dare una moto alta sei metri ed una alta mezzo metro e lui non sentirà la differenza (ride ndr)”.
Francesco: “Faccio lo stesso tempo! (ride ndr)”.
 
Ultime domande. Ti aspettavi Fabio di avere già così tanti punti e due podi all’attivo? Qual è il tuo obbiettivo per la seconda parte di stagione?

“Sinceramente da come era partita la stagione non me l’aspettavo, dato che al debutto è andata molto male. Con il tempo siamo migliorati passo dopo passo ma comunque non mi sarei aspettato di centrare due podi e di concludere le ultime quattro gare nella top ten, cosa che per un rookie credo sia molto importante. Sono passato da non prendere un punto a stare con quei primi della classe che fino a qualche gara fa vedevo come irraggiungibili. Tanta Roba. Il mio obbiettivo per il resto della stagione sarà quello di continuare a crescere essendo il primo anno di mondiale, di imparare dai migliori e di stare tutte le domeniche tra i primi dieci, che sarebbe un grande traguardo”.

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