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Il caso MV: ricavi in crescita, ma si rischia lo stop

Crescita a doppia cifra sul prodotto, ma si cercano partner per evitare il fallimento

Il caso MV: ricavi in crescita, ma si rischia lo stop

Un comunicato ufficializza la crisi dell'azienda di Schiranna e che ora rischia lo stop. Ma quanto è dura fare impresa in Italia?

Voci più o meno velate parlavano di problemi alla gloriosa Casa varesina già alla fine dello scorso mese di novembre, quando l'allora vice presidente esecutivo Giorgio Girelli , tra gli artefici della crescita del marchio, si dimise, a quanto sembra in contrasto con le strategie proposte dal partner Mercedes-AMG detentore, lo ricordiamo, del 25% del pacchetto MV. Tra i piani di Girelli vi era la creazione di un polo di eccellenza con Moto Guzzi (o Ducati), con un progressivo distacco da AMG. Le dimissioni portarono ad un congelamento del piano di quotazione in Borsa del marchio MV. Questo mancato piano di azionariato, per il quale Girelli doveva essere il traghettatore, ha interrotto l'ingresso in Borsa attraverso il quale si puntava a capitali freschi per varare un finanziamento cruciale per stabilizzare l'esposizione con le banche -BPM in primis-  e consentire l'avvio di investimenti indispensabili per continuare in una crescita consolidata. Piano di finanziamento che vide comunque AMG disposto ad ulteriore liquidità per circa 10 milioni di euro. Ma era una soluzione "tampone" di fatto.

Ora arriva il comunicato che parla del ricorso al concordato di continuità con il quale l'azienda cerca nuovi soci per poter continuare la produzione ed evitare un mesto fallimento. Produzione che al momento, naviga in pessime acque, essendo quasi ferma e con molti degli operai in cassa integrazione.

I CONTI NON TORNANO - C'è però da sottolineare comunque come il gruppo MV attualmente non abbia stipendi arretrati da pagare ai circa 190 dipendenti, oltre ad aver visto il 2015 come un anno in netta crescita con 9.000 unità vendute, delle quali il 40% sulla piazza europea . "Siamo in  pieno sviluppo, - recita la nota - forte di un portafoglio ordini 2016 e di un ordinativo generato dai nuovi modelli che segna un +42% rispetto all’anno precedente, nonché dell’incremento nelle vendite, a Marzo, del +36% rispetto al 2015. Inoltre "oltre il 15% del fatturato annuo viene investito nel settore ricerca & sviluppo, per entrare in nuovi segmenti e garantire l’eccellenza, gli standard qualitativi e le prestazioni che ogni appassionato si aspetta da questo Marchio.

Evidentemente però , l'attuale produzione e relativi incrementi nelle vendite e dei ricavi non sono sufficienti a generare un flusso di cassa tale da poter ammortizzare le spese e l'esposizione debitoria. La spesa che di fatto è aumentata così come sono aumentati i debiti nei confronti dell'erario e delle banche, che di fatto determinano un empasse dei pagamenti anche nei confronti dei fornitori.

La speranza potrebbe arrivare da un rafforzamento della quota di Mercedes-AMG, con relativa iniezione di capitali freschi. Da escludere allo stato attuale un abbandono del colosso tedesco, in quanto garante chiave per le banche finanziatrici quale BPM, cosa che potrebbe però essere indolore qualora si inserisca un socio di pari forza. Ci sarebbe anche un'opzione ventilata di un ingresso di Piaggio, come riportato tempo fa da Il Sole24Ore, ma che ci sentiamo di escludere poichè si creerebbe una sovrapposizione di brand con Aprilia, già marchio sportivo della Gruppo di Colaninno.

In soldoni, mercato e ricavi che sorridono, ma spesa che cresce...ecco il caso strano di MV. Che poi a ben vedere, strano, ma fino ad un certo punto. Oggi in Italia è molto difficile fare impresa per aziende che puntano su standard premium e produzione ben piantata in patria. E ne sanno qualcosa marchi come Ducati ed Aprilia (tralasciando le vicende in campo auto), che per mantenere elevati livelli di qualità sul prodotto affrontano costi di produzione spesso difficili da gestire senza una massiccia presenza sui mercati e soprattutto un forte Gruppo alle spalle. Ed è questa la speranza della Casa guidata da Giovanni Castiglioni, un partner forte che voglia investire in una azienda che ha fino ad ora ha dato dimostrazione di avere idee e numeri per poter crescere ancora. La volontà è di non vedere ammainate le gloriose insegne Meccanica Verghera nuovamente.

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