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MotoGP, Test in Australia: Michelin alla prova del fuoco

Goubert: "Phillip Island è una sfida per i costruttori di pneumatici". Dall'Igna: "Non prevedo problemi"

La Michelin non è più la stessa casa costruttrice di pneumatici che lasciò la MotoGP alla fine del 2008. Allora il responsabile delle attività sportive Nicolas Goubert disse che il Bibendum non era interessato a partecipare ad un campionato senza avversari, cioè in regime di monogomma.

Oggi che persino l'immagine del popolarissimo pupazzo composto da pneumatici sovrapposti è cambiata e smagrita per difendersi dalle accuse di raffigurarlo troppo grasso, la Michelin è tornata. E con grandi ambizioni: superare le prestazioni dei rivali Bridgestone, ovviamente, e farlo con una gomma da 17 pollici, la medesima misura utilizzata sulle moto stradali.

Una configurazione che, sulla carta, è svantaggiata rispetto alle 16,5" giapponesi dotate di una maggiore impronta a terra.

In questo momento, alla vigilia dei test di Phillip Island, la casa di Clermont però pensa ad altro. Uno dei suoi pensieri è probabilmente rivolto allo scoppio della copertura posteriore di Loris Baz durante i test di Sepang, l'altro che fra due giorni si troverà sulla pista sulla quale nel 2013 la Bridgestone incontrò la sua Waterloo. Ricordate? Gli pneumatici non resistevano che per una decina di giri così la Direzione di Gara fu costretta a rendere il cambio gomme obbligatorio.

Purtroppo è così: quando tutto va bene gli pneumatici sono tutti uguali, tondi e neri, ma quando qualcosa non funziona saltano al centro dell'attenzione. Del resto chi è senza peccato scagli la prima pietra: nel 2005 ad Indianapolis, al termine del giro di ricognizione del Gran Premio di F.1 le monoposto equipaggiate con le Michelin si ritirarono. Le gomme infatti non furono ritenute sicure alle velocità di gara a causa delle enormi sollecitazioni sulla sopraelevata dopo l'incidente occorso in prova alla Toyota di Ralf Schumacher.

Per quanto riguarda i test in Australia comunque ci pensa Gigi Dall'Igna a tranquillizzare gli animi.

"Quel tipo di problema può presentarsi con un asfalto nuovo, molto abrasivo. Oggi la situazione è cambiata ed anche l'anno passato non abbiamo avuto alcun problema", ha spiegato il numero uno di Ducati Corse.

"Non siamo preoccupati per l'usura. Quanto al problema di Sepang si è verificato due volte con lo stesso team. Una volta ci è tornata una gomma con una pressione di gonfiaggio di 1.45 - ha detto Goubert a Speedweek - mentre la pressione minima che raccomandiamo è di 1.5 bar. Abbiamo esaminato con attenzione lo pneumatico ma non abbiamo trovato nessun indizio tale da farci cambiare la nostra strategia di costruzione. Per il momento sono tutte congetture, come quelle che entrambe le gomme fossero viziate o che Baz abbia una sfortuna incredibile".

Il manager francese ha addirittura più dubbi rispetto a Phillip Island.

"Oggi l'asfalto lì non dovrebbe più essere un problema, ma la pista australiana è sempre speciale, soprattutto per noi che non corriamo in MotoGP da sette anni".

In realtà questa stagione sarà particolare per la Michelin visto che non disporrà dei dati su tutte le piste, mentre altre le saranno completamente sconosciute, come il Red Bull Ring.

"Lì ci sono solo due curve sulla sinistra, dovremo fare in modo che la gomma si scaldi velocemente anche da quel lato. Probabilmente utilizzeremo una doppia mescola. Sarà comunque molto più importante far capire a tutti l'importanza della pressione minima di gonfiaggio per non mettere inutilmente a rischio i piloti".


 

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