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MotoGP, Yamaha in fuga, Ducati e Honda rincorrono

I test di Sepang sono stati il primo banco di prova, fra conferme e sorprese, non sempre positive

Yamaha in fuga, Ducati e Honda rincorrono

Tre giorni sono andati e altri sei ne mancano. Sepang ha tenuto a battesimo la stagione 2016 della MotoGP e il primo banco di prova ha riservato conferme e sorprese, non sempre in positivo.

Elettronica e gomme hanno obbligato gli ingegneri agli straordinari, per adattare le moto ai nuovi regolamenti. C’è chi c’è riuscito alla perfezione, chi è sulla buona strada, chi in ritardo.

Quello che si è visto in Malesia deve essere preso con le pinze, perché c’è ancora tempo per recuperare o deviare dalla retta via - a seconda dei casi - ma le indicazioni dei test sono comunque importanti.

Perché, come dice la saggezza popolare, chi ben comincia è a metà dell’opera.

YAMAHA, LA GRANDE FUGA - Qualche settimana fa i piloti erano preoccupati, i pochi test dello scorso anni per ovvi motivi di classifica pesavano nella mente. Invece la M1 ha fatto subito amicizia con le Michelin e gli ingegneri giapponesi si sono dimostrati dei maghi a interpretare i nuovi numeri dell’elettronica.

Per il momento non sembra servire neppure il nuovo telaio (quello che prevede il tappo del serbatoio sul codone) e il resto ce lo mette Lorenzo. Il campione del mondo è quello che ha tratto più giovamento dai cambiamenti e il cronometro lo ha gratificato con un secondo di vantaggio. Rossi, seppur distante, è alle sue spalle e i sorrisi al termine della terza giornata  sono una conferma importante.

La Yamaha è già in fuga.

Andrea IannoneDUCATI, PROMOZIONE RIMANDATA - L’arrivo di Stoner ha acceso un frullatore in cui è facile venire risucchiati. Mettiamo da parte i tempi di Casey, che hanno dimostrato ancora una volta la velocità della ‘vecchia’ GP15, e concentriamoci sul resto.

La Ducati è a buon punto nello sviluppo dell’elettronica e i risultati di Petrucci e Barbera, bravi a prendersi la ribalta sul giro secco, lo confermano. I punti interrogativi sono sulla nuova Desmosedici GP. Non perché vada male, ma perché, tutto sommato, non è stata ancora spremuta a fondo.

Le prove con le gomme Michelin hanno rallentato il lavoro di Dovizioso e Iannone e i problemi al cambio patiti da entrambi hanno acceso una piccola luce rossa. Dall’Igna si è detto fiducioso e gli crediamo, ma bisognerà aspettare Phillip Island per la promozione.

Marc MarquezHONDA, PERSA NEL LABIRINTO - Un segno meno se lo prende la Honda. Per piloti e ingegneri la colpa è della nuova elettronica, perché la traduzione dal vecchio sistema al nuovo non è per nulla semplice e, in questo senso, gli errori significano esperienza.

A Tokyo, però, sembrano essere molto conservativi. L’evoluzione del motore non ha entusiasmato né Marquez né Pedrosa e la dolcezza di erogazione che volevano non è stata raggiunta. Forse si può risolvere tutto col software, ma considerate le difficoltà non ci sono certezze.

Per quanto riguarda la ciclistica, Marc usa ancora il telaio 2014 (!), Dani con Crutchlow e Rabat quello dell’anno scorso. Cosa serve? I piloti hanno passato la patata bollente agli ingegneri: “qualcosa sicuramente, devono dire loro cosa”.

SUZUKI, ALLA RICERCA DELLA POTENZA - La GSX-RR non sembrava essere cambiata molto, ma sotto la carena c’erano molte novità: motore, cambio seamless, telaio. In Suzuki cercano potenza, qualche cavallo è stato trovato (e il seamless aiuta in accelerazione) ma c’è ancora da lavorare.

La nuova ciclistica, invece, non ha convinto i piloti ma il telaio non sembra essere il maggiore dei problemi. Suzuki, come già ha fatto vedere in alcune occasioni lo scorso anno, ha una buona moto ma deve trovare quegli ultimi decimi, i più difficili, per essere al livello delle migliori.

Alvaro BautistaAPRILIA, ASPETTANDO IL DOMANI - C’è poco da dire sulla moto di Noale, perché a Sepang c’era la vecchia RS-GP, utile solo per qualche prova di gomme ed elettronica. Meglio aspettare pochi giorni e scoprire - in Qatar nelle mani di Di Meglio - il nuovo prototipo.

Aprilia è in ritardo, ma sei giorni potrebbero bastare per sgrezzare il progetto 2016 e scoprire se è nato bene. Certamente sarà (finalmente) una MotoGP a tutti gli effetti, a partire da dimensioni più compatte. Una base su cui costruire il proprio futuro.

Per gli uomini di Noale il 2016 non è ancora iniziato.

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