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Piloti, quando la vita vale più di una gara

Da Laia Sanz a Uncini e Lucchinelli, le geste che hanno segnato la storia del Motorsport

Piloti, quando la vita vale più di una gara

Ci sono storie che valgono molto di più di una vittoria. Con ogni probabilità Laia Sanz non salirà sul gradino più alto della Dakar, ma di certo il suo gesto rimarrà impresso nella storia del RAID. Così come quello di Paulo Gonçalves, che ha soccorso Matthias Walkner. Quando mancavano meno di 30km al termine della quarta tappa, l’alfiere della KTM si è fermata a prestare soccorso al francese Renet, caduto rovinosamente a terra tanto da rimanere inizialmente privo di sensi.

Ha rinunciato a rincorrere il cronometro Laia, lasciando per strada 40 minuti, pur di aiutare il pilota, contattando il proprio team, affinché quest’ultimo segnalasse l’incidente alla direzione gara in modo da far intervenire l’elisoccorso. Al termine della giornata il ritardo alla spagnola è stato annullato, tanto che l’alfiere KTM ha potuto continuare regolarmente la propria rincorsa.

Il gesto di Laia è uno dei tanti che mette in risalto la componente umana ancora prima della competizione. Basta tornare indietro di pochi mesi fa, quando in occasione dell’ultima gara di Valencia, Romano Fenati corse subito in aiuto di Efren Vazquez dopo una caduta che vide entrambe i motociclisti finire a terra

Se facciamo un salto indietro nel tempo di qualche anno, ricorderemo il contatto tra Checa e Melandri a Phillip Island, con l’italiano che si diresse immediatamente verso lo spagnolo della Ducati, il quale giaceva esanime a terra. Un episodio che ricorda quello accaduto trent’anni prima, dove Franco Uncini fu sbalzato dalla sella della Suzuki al Paul Ricard. Ci pensò il rivale di sempre, Marco Lucchinelli, a fermare la propria Cagiva intervenire in aiuto del connazionale per sincerarsi della condizioni.

Dalle due alle quattro ruote il salto è breve. Come scordarsi di Arturo Merzario, colui che l’1 agosto 1976, al Nurburgring, salvò la vita di Niki Lauda, estraendolo dalla fiamme, oppure di Lele Pinto. Era il Rally del Portogallo 1973, quando il pilota si fermò durante un trasferimento per soccorrere Jean Todt, navigatore di Ove Andersson finiti con la Toyota in fonda ad una scarpata. Chiamateli piloti, ma prima di tutto non scordiamoci che sono uomini.

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