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L'addio di Suter e il fallimento della Moto2

Nel 2010 sostituì la 250 forte di tante promesse, ma nessuna è stata mantenuta

La Moto2 avrebbe dovuto essere la classe dei ‘telaisti’, l’ispirazione - a parole - era la Formula1 dove le engineering acquistano i motori e poi progettano e realizzano tutto il resto. La 250 era diventato un monomarca di fatto con solo Aprilia a impegnarsi e la Moto2 era stata venduta come una classe più economica e che avrebbe lasciato maggiore spazio alla sperimentazione.

Con il senno di poi, a sei anni dalla sua introduzione, si può tranquillamente sostenere che tutte le promesse sono state vane. E non sarebbe potuto essere diversamente. Qualche settimana fa, Suter, nel disinteresse generale, ha annunciato il suo addio dalla Moto2.

La factory elvetica aveva cercato a luglio di muovere le acque annunciando la realizzazione di una nuova moto per il 2016 ma “non essendo disponibili squadre con piloti vincenti per mostrare il potenziale della nostra nuova moto già completamente sviluppata, Suter per ora termina il suo impegno, dopo avere vinto tre titoli costruttori e uno piloti con Marc Marquez nel 2012”.

Serranda abbassata e così se ne va via un nome importante dal motomondiale. La Moto2, nel corso degli anni, è diventata una caricatura di quella che era la 250. Chi credeva di vedere soluzioni innovative è rimasto deluse, in pista tutte le moto si somigliano (telaio in alluminio per il vetusto motore della Honda CBR 600) e i progetti più particolari hanno o avuto vita breve o non si sono mai visti in pista dopo il loro annuncio. Non c'è da stupirsi del perché.

Guardando la lista provvisoria per il 2016, in pista ci saranno 27 Kalex contro 3 Speed Up e 2 Tech3, in attesa di sapere che moto useranno i piloti di Iodaracing e AGP che avevano scelto la Suter. Un monopolio, come accadeva in 250, con la differenza che almeno allora c’era una Casa impegnata direttamente, con tutti gli interessi conseguenti, sia dal punto di vista mediatico che di immagine.

In altre parole, Aprilia era ed è un marchio conosciuto anche al di fuori della stretta cerchia dei super-appassionati, Kalex è un nome quasi esoterico.

La Moto2 non piace, né ai tifosi (e lo dimostrano i dati di ascolto delle gare) e ormai neanche più ai piloti. Jack Miller l’ha saltata a pie’ pari, Maverick Vinales vi ha fatto una breve apparizione per poi migrare subito in MotoGP. E' sicuramente un passo intemedio importate, ma con importanti lacune, come ad esempio la totale mancanza di elettronica. Neppure i manager della classe regina la guardano con troppa attenzione e nell’estate scorsa si è parlato più di un possibile ingaggio di Kent (Moto3) rispetto a quello di uno dei protagonisti della classe intermedia.

Per ora la Moto2 rimane in un limbo, ogni tanto si parla di cambiare marca di propulsori e questa è la massima novità che si riesce a concepire. Ha un peso specifico così leggero, che nel caso di qualche inconveniente durante la gara non ci pensa due volte a ridurne la distanza per non disturbare la diretta tv della MotoGP.

Questo non significa che non ci siano piloti e squadre molto valide, ma sembrano più un’eccezione rispetto alla regola, sopratutto se confrontato con quanto accade nelle altre classi.

L’addio della Suter è l’ennesimo campanello di allarme, chissà se qualcuno vorrà sentirlo.

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