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MotoGP, Honda e Marquez, la strategia dell'errore

Entrambi hanno commesso sbagli nel 2015 che non vogliono ripetere, a cominciare dal motore

Errare è umano perseverare diabolico, oltre che un po’ masochista. Il vecchio detto l’hanno ben chiaro nella mente sia Marc Marquez che la Honda. Entrambi, nel 2015, hanno fatto tanti, troppi sbagli compromettendo una stagione che poteva portare ben altri risultati. La storia non si fa con i se e con i ma, però basta guardare la classifica per capire che lo spagnolo il Mondiale se lo sarebbe potuto tranquillamente giocare.

Marc è arrivato 3° in campionato, a 88 punti da Lorenzo. Tanti o pochi? Dipende da come la si guarda. Perché se si considerano i 6 zeri (5 per colpa sua, lasciamo perdere quello della Malesia e polemiche accessorie) lo svantaggio non è certo grande e del tutto evitabile.

Marquez e la Honda arrivavano da due stagioni trionfali - la 2014 soprattutto - e forse hanno peccato di presunzione, o comunque non hanno avuto la lucidità necessaria. Il passato non si può cambiare e la dietrologia serve solo a riempire le pagine bianche dell’inverno, ma gli errori possono trasformarsi in una lezione importante ed è quello che la coppia Marc-HRC sta cercando di fare.

Anche perché al colosso di Tokyo, ritrovarsi a correre con un telaio vecchio (dopo averne scartati diversi nei test pre-stagione) e con un motore criticato per tutto l’anno dai piloti, non può aver fatto piacere.

Ora è meglio chiarire subito un altro punto: gli ingegneri giapponesi non avevano comunque trasformato la RC213V in un brutto anatroccolo, ed infatti Marquez ha vinto 5 GP e Pedrosa 2. Però, il livello in MotoGP è talmente alto che basta spostare una virgola per rompere l’equilibrio. Tradotto: perdere il vantaggio dagli avversari.

E’ quello che è successo e Marquez ha avuto le sue colpe - da lui stesso riconosciute - nel non avere capito immediatamente la situazione. Avrebbe potuto accontentarsi in attesa di tempi migliori, che sono arrivati da metà stagione in poi, per limitare i danni. Purtroppo quella parola trova poco spazio nel suo personale dizionario e Marc ha pagato il suo atteggiamento.

Quel che è fatto è fatto ed eccoci arrivati alla vigilia del 2016. Honda si è rimboccata le maniche e ha portato un nuovo motore, che deve passare il vaglio dei piloti, con tutte le preoccupazioni del caso considerato quello che è successo 12 mesi fa.

Dani PedrosaDa qui la scelta di fare 3 giorni di test a Valencia, che significa averne solo 2 il prossimo anno con i piloti ufficiali. “Sono importanti, perché poi il propulsore sarà congelato e quindi bisogna capire se funziona o meno”, il riassunto di Marquez in Spagna.

Il nuovo motore è stato infatti la priorità delle prove per lui e Dani anche se il lavoro è stato complicato dall'elettronica unica. Gli ingegneri giapponesi non si sono dovuti adattare solo al nuovo software ma anche all’hardware, Magneti Marelli di cui non avevano esperienza.

I due piloti ci sono andati con i piedi di piombo. “Non ci sono grosse differenze con il motore 2015, alcuni punti positivi altri negativi”, il commento di Dani. “E’ più aggressivo in basso e meno in alto”, il riassunto di Marc. Insomma, HRC non sembra avere cambiato la filosofia e non sono bastati i due giorni di Jerez e i tre di Valencia per dipanare le ombre.

Come detto, a rendere tutto più complicato si è messa l’elettronica, quella che ha lanciato in aria Marquez provocandone la caduta. Con un’altra incognita, decidere diventa più complicato.

Con un computer si può modificare il carattere di un motore - entro certi limiti - ma non è ancora chiaro quali siano le potenzialità del nuovo software. “Forse in inverno gli ingegneri dovranno lavorare sulla meccanica”, aveva commentato Marquez. Una possibilità tutt’altro che remota, dopo che i due piloti sono andati via dalla Spagna senza una risposta.

Ci sono due mesi per riparare, poi nove giorni di test prima che il 2016 inizi. I compiti delle vacanze saranno importantissimi.

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