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MotoGP, Lorenzo: la sfortuna c'è, come Rossi nel 2006

"La tensione è normale, ci sarebbe con qualsiasi pilota. I più veloci siamo io e Marquez, ma non vuol dire vincere"

Io devo vincere”. Lorenzo a Phillip Island usa il verbo inglese ‘must’ che indica un imperativo assoluto. Jorge non ha scelta, se vuole giocarsi il Mondiale fino all’ultimo deve puntare al massimo risultato possibile. Potrebbe non bastare, ma se riuscisse a terminare primo gli ultimi GP non avrebbe niente da rimproverarsi.

Sono successe tante cose in questi mesi, ma ora siamo alla fine - dice - Devo vincere per recuperare punti e avere qualche possibilità di giocarmi il titolo. Questo è l’obiettivo, ma non sono concentrato solo sul risultato: bisogna che continui a lavorare come fatto fino a ora”.

Per farlo la mente dev’essere sgombra.

Il passato è passato, pensare alle gare dove le cose non sono andate bene non aiuta - sottolinea - Sono concentrato sul futuro, perché mi sento bene, la moto va forte e sono in forma”.

Jorge sostiene di non avere pressione.

Se non vincessi non sarebbe la fine del mondo - continua - Io però devo impegnarmi per riuscirci, anche se so che il resto dipenderà da Valentino”.

Con cui i rapporti sembrano essersi incrinati.

Siamo due campioni che vogliono la stessa cosa, è normale un po’ di tensione - spiega - Il fatto di avere Rossi contro non cambia nulla, sarebbe stato lo stesso con ogni altro pilota”.

I due si sono scornati a Motegi sulla questione fortuna.

Abbiamo opinioni diverse. Però penso che anche lui sia stato sfortunato nel 2006, era il più forte ma ha perso - ricorda - La mia situazione è leggermente diversa, perché Valentino è il più grande pilota di sempre, Hayden no. Però non sempre a vincere è il più veloce”.

Quindi chi è il più forte al momento?

Siamo io e Marquez, siamo i piloti più veloci ma questo non significa arrivare sempre davanti. Ci sono tanti fattori che intervengono”, conclude.

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