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MotoGP, Motegi: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Pedrosa sbanca il Giappone, Rossi allunga su Lorenzo. In Moto3 si festeggia con Antonelli

La roulette della MotoGP continua a girare e i numeri che escono non sono quasi mai quelli che ti aspetti. Una puntata sul 26 avrebbe fatto piangere il banco, quando tutti erano pronti con le fiche sul 99. La pallina del motomondiale ha premiato anche il 46, mentre si è ben guardata da fermarsi sul 93.

Il capogiro matematico porta a un solo risultato: la (ri)scoperta di Pedrosa e la conferma di Rossi. Niente male alla fine di un fine settimana che sembrava già scritto. I giocatori italiani possono anche gioire con Antonelli, i cugini francesi con Zarco.

Non si può solo festeggiare, perché quello che è accaduto a De Angelis deve essere di lezione per chi vigila sull’incolumità dei piloti. Le piste non si possono scegliere solo per quanti soldi portano nelle casse, la sicurezza non è un gioco.

Niccolò AntonelliIL BELLO – Fino a qualche Gran Premio fa si parlava di Antonelli e Pedrosa come di due promesse: la prima eterna, la seconda mancata. La recluta e il veterano hanno dovuto fare piazza pulita, ricostruire fiducia e convinzione su un foglio stropicciato. Il risultato è davanti agli occhi di tutti, anche di quelli che si divertivano ad affibbiargli nomignoli. In comune hanno il fisico minuto e una grande forza all’interno, bentornati.

IL BRUTTO – Le ore dopo lo schianto di Alex De Angelis sono state dense si paure innominabili. Le condizioni del sanmarinese sono stabili e la speranza è quello di ritrovare il suo sorriso e le sue battute nel paddock. Rimane il dubbio che la gravità dello schianto avrebbe potuto essere minore con le adeguate protezioni. Le moto e le gare sono cambiate, con loro la dinamica degli incidenti. Si devono ripensare anche le misure di sicurezza, via i muretti e più airfence.

IL CATTIVO – Due anni fa la promessa: “finché non si sarà risolto il problema del trasporto in ospedale tramite elicottero, non si correrà a Motegi”. Vuote parole, lavate dalla pioggia domenica mattina. Per fare partire i warm up, si è deciso di fare a meno del trasporto aereo. Non è una soluzione, perché la sicurezza deve venire prima di ogni altra cosa. E’ andata bene, ma non ci si può affidare alla dea bendata per certe questioni.

LA DELUSIONE – Un anno fa a Motegi vinse il titolo, domenica si è trovato ad applaudire il compagno di squadra. Un Marquez arrendevole e anonimo è l’ossimoro della MotoGP, ma la realtà nella gara giapponese. A volte anche in Paradiso capitano i guai e negli ultimi mesi si sta peggio che all’inferno. Restano tre gare, ma soprattutto per la Honda tante scelte sbagliate su cui riflettere.

Valentino RossiLA CONFERMA  – Uno passa due giorni a fare previsioni sulla gara, poi fra Rossi e Lorenzo non finisce mai come ci si aspettava. Questa volta si è andato oltre e i due ci hanno ingannato fino a metà gara. L’hanno definito lo scontro tra esperienza e velocità, con il meteo a fare da arbitro. E’ una lotta tra due diamanti, ognuno con il lati più brillanti od opachi. Da qualunque parte li si guardi, affascinano e viene la voglia di averne ancora. Fortunatamente bisognerà aspettare poco.

L’ERRORE –  Romano Fenati è in pole position con la stessa frequenza in cui la cometa di Halley è visibile. A Motegi però gli astri non sono stati favorevoli al cinghiale, che partito dal palo è finito per terra. Bravo a rialzare la moto e finire la gara anche se il risultato era compromesso.

LA SORPRESA – Vincere il Mondiale il venerdì è come mangiare gnocchi il martedì, sono buoni lo stesso ma il giorno è sbagliato. Nulla da togliere al roteante Zarco, che invece di abbandonarsi a pantagruelici festeggiamenti si è regalato un’altra vittoria. Così si fa.

IL SORPASSO – Non è stato il più bello, perché nato da un errore, ma certamente il più prezioso: Rossi su Lorenzo. E’ valso 4 punti e un pezzo di Mondiale.

TakahashiLA CURIOSITA’ – Ci lamentiamo sempre della mancanza di sponsor nel motomondiale, per poi scoprire quanto siano belle le moto senza marchi. Un grande classico la Yamaha gialla di Nakasuga, una novità la Honda disegnata da Drudi per Takahashi. Tra l’altro, oltre a essere belli i due tester ci hanno anche dato del gas, punti meritati per entrambi.

IO L’AVEVO DETTO – Abbiamo memoria da elefanti e citiamo Davide Tardozzi: “dove potrebbe vincere la Ducati? A Motegi”. Beccato.

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