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Moto2, Zarco: ho capito che avrei vinto già in Qatar

"Prima di un problema tecnico ero stato sempre in testa. Resto con i piedi per terra e terrò il numero 5"

Ora Cannes non sarà più nota soltanto per il famoso festival del cinema. Dalla cittadina della Costa Azzurra, Johann Zarco ha iniziato la sua lunga scalata verso l’Olimpo delle due ruote. A Motegi, complice il forfait di Rabat, il 25enne francese è arrivato alla vetta.

Taciturno e stakanovista, Zarco è il classico esempio di campione “blue collar”, e non ha alcuna intenzione di cambiare atteggiamento dopo aver raggiunto l’ambito traguardo. Anzi, ha rifiutato offerte per un passaggio in MotoGP con il chiaro intento di compierlo solo da protagonista. L’obiettivo, dunque, resta innanzitutto quello di diventare il primo pilota della storia a difendere con successo il titolo della classe intermedia, rimboccandosi le maniche e continuando a lavorare a testa bassa come sempre.

“È sempre stato il mio obiettivo vincere un titolo – ha raccontato – È la mia settima stagione, e ne ho fatte tre nella entry class ed altrettante in Moto2. Ho maturato esperienza, e volevo usarla a mio favore in sella. Quest’anno ho sempre fatto di tutto per vincere le gare, perché a volte se finisci secondo quando puoi vincere hai dei rimpianti. Non volevo avere rimpianti. Anche in futuro, adotterò lo stesso approccio”.

Lo score era nettamente a tuo favore, ma forse non ti aspettavi di vincere per KO tecnico.

“È incredibile aver vinto il titolo al venerdì. Non mi sarei mai potuto immaginare uno scenario del genere. Ero contento di aver un buon vantaggio, ed ero pronto a fare una buona gara qui in Giappone, ma va bene anche così”.

Come ti senti ora?

“Ancora non ho capito cosa sia successo. Resto concentrato sul weekend, ma piano piano sto ricevendo messaggi di congratulazioni, ed alcune persone care verranno qui. È una cosa bella, ma voglio restare con i piedi per terra. L’ho sempre fatto, e voglio farlo ancora almeno fino a domenica”.

In quale momento ti sei reso conto di potercela fare a diventare campione del mondo?

“Non voglio sembrare presuntuoso, ma direi in Qatar. Ero in testa, ed ho avuto un problema tecnico che mi ha relegato all’ottavo posto. Avrei dovuto vincere quella gara. Tutti pensavano che mi sarei arrabbiato, ma non è stato così. Sono stato tutta la gara in testa, ero il più veloce, ed ho capito che il titolo era alla mia portata. Dovevo solo fare il mio lavoro e non pensare troppo. In Qatar ho trovato la fiducia in me stesso”.

Per contro, c’è stato un momento in cui hai pensato di non farcela?

“Forse ad Aragon. Ho perso un po’ di fiducia e iniziato a fare troppi calcoli. Forse non ero abbastanza determinato. Siamo in un mondiale, nessuno ti aspetta, quindi ho fatto tesoro anche di questa esperienza e mi sono presentato qui pronto per vincere”.

C’è un ingrediente segreto nella ricetta del tuo successo?

“Nel 2011 ho lottato per il titolo in 125, ma dopo sono stato tre anni senza vincere ed ho interrotto il digiuno solo in questa stagione. Il mio coach Laurent era sicuro al 100% che nella giusta squadra avrei potuto vincere il titolo, e finalmente ce l’abbiamo fatta. Ho un ottimo rapporto con Ajo e la squadra, ma non riesco a spiegare perché. C’è passione e competitività”.

Ti dispiace di festeggiare il titolo così lontano da casa?

“È meglio essere in Giappone. C’è meno gente, anche se adesso i giapponesi fanno più attenzione a me. Ci metto venti minuti per attraversare il paddock ed andare in bagno (ride). Tutti vogliono vedermi, ma forse è meglio essere lontano dai miei cari perché voglio restare concentrato e vincere più gare possibili. Quando mi sarò abituato al fatto di essere campione, tra tre settimane, sarò pronto a tornare in Francia”.

L’anno prossimo proverai a difendere il titolo. Fin qui, nessuno ci è ancora riuscito…

“È una grande sfida. Quest’anno mi sono divertito più che mai, nessuno mi aveva mai visto sorridere così. Voglio rifarlo nel 2016. Serve molto lavoro per farsi trovare pronti e vincere un titolo. Non voglio aspettare altri sette anni prima di rifarlo. Voglio godermi la vita, ed al momento me la godo in Moto2”.

Sei il primo vincitore della Rookies Cup a laurearti campione del mondo. Quanto è importante per il vivaio?

“Non sono andato subito al mondiale dopo la Rookies. Nel 2007 non era quello il percorso. Ora è una vetrina fantastica, ma i piloti comunque devono stare attenti, perché dalla Rookies al mondiale è un bel salto. Credo che per me abbia rappresentato una bella opportunità, ho conosciuto Talmacsi e mi ha fatto fare un test, dopodiché mi hanno aperto la porta per il mondiale”.

Che obiettivi ti poni per queste ultime gare?

“Voglio restare concentrato fino a fine stagione. Altrimenti si rischiano cadute e infortuni. Userò le prossime gare per prepararmi al 2016”.

Userai il numero 1 il prossimo anno?

“No, terrò il 5. L’uno forse non ha portato fortuna a Tito quest’anno. E poi così non dovremo cambiare le t-shirt (ride)”.

Perché usi il 5?

“Ho iniziato ad usarlo in Italia con le minimoto. Il mio meccanico diceva che lo usava un ragazzo bravissimo. Mi raccontava sempre storie su di lui. L’ho tenuto nella Rookies Cup, ma all’inizio nel mondiale era occupato e quindi ho usato il 14, che era il numero di Talmacsi. Uno più quattro fa cinque, quindi non era molto diverso (ride)”.

La tua prima vittoria è stata a Motegi… Ora il titolo. Come lo spieghi?

“Destino. Ho vinto la mia prima gara ufficiale in Giappone, ma dentro di me avevo già vinto prima”.

Come festeggerai dopo la gara?

“Non ho preparato niente, dovete chiedere al mio coach. Al massimo farò un’altra capriola. Ho iniziato a festeggiare così nella Rookies Cup, e mi sono reso conto che al pubblico piace quindi ho continuato. Spero di continuare a farne tante in futuro”.


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