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Michelin, la MotoGP è in preallarme

I test di Aragon hanno fatto storcere il naso a Yamaha e le gomme obbligheranno a un cambio di stile di guida

Ancora quattro gare e Bridgestone apparterà al passato della MotoGP. Dal lunedì dopo il GP di Valencia inizierà una nuova era, quella delle Michelin. Il gommista francese si sta impegnando per il suo ritorno nella classe regina ma questo avvicinamento non è stato indolore. Per contratto, né manager né piloti possono proferire parola sulle nuove coperture, ma questo cambiamento non sta riscuotendo molti favori.

Logicamente Michelin deve prepararsi al meglio alla nuova sfida e i test sono necessari, non solo con i collaudatori ma anche con i piloti ufficiali. La tempistica però è quanto meno discutibile e Yamaha non è stata per nulla contenta del fatto che Rossi e Lorenzo si sobbarchino questo impegno nella fase finale del campionato mentre si stanno giocando il titolo.

Infatti ad Aragon Jorge non è sceso in pista e la sua decisione è valsa più di mille parole. Valentino invece ha accettato e si è ritrovato a terra. Nella caduta ha rimediato solo una piccola abrasione ma il rischio di un infortunio c’è sempre quando si prova un materiale che non si conosce, soprattutto quando si parla di gomme.

I timori della vigilia erano poi avvalorati da quanto era successo al Mugello, quando nel giro di un’ora era finiti in terra con gli pneumatici francesi Rossi, Lorenzo e Marquez, i primi tre piloti nel Mondiale. Forse sarebbe stato meglio saltare le prove spagnole e aggiungere qualche giorno di test a fine campionato per evitare ogni imprevisto.

Facciamo subito una precisazione, il fatto che con le Michelin i piloti cadano spesso (ad Aragon è successo anche a Petrucci e Smith) non significa che le gomme francesi siano pericolose o peggiori delle Bridgestone, solo che sono diverse. Il costruttore giapponese negli ultimi anni ha seguito una strada ben precisa progettando una gomma anteriore molto particolare, che permette - una volta che la si conosce - grandi frenate e stabilità in entrata di curva grazie alla sua rigidezza, per riassumere. La guida dei piloti si è quindi tarata su queste caratteristiche e basta guardare lo stile di Marquez per avere l’esempio più lampante.

Le Michelin sono diverse, come lo erano anche nel passato. I piloti, nel primo test, si erano lamentati del troppo grip del posteriore che portava a ‘spingere’ in frenata mettendo in crisi l’anteriore. Anche la gomma davanti è diversa da quella a cui sono abituati, non vuole essere maltrattata come la Bridgestone ma bisogna essere più delicati.

E’ inutile potere pensare che le Michelin saranno uguali alle concorrenti fino a oggi utilizzate, seguiranno un’altra filosofia e i piloti dovranno adattarsi. Impresa non facile perché anche chi ha già usato le coperture francesi in passato (come Rossi e Lorenzo, ad esempio) ormai ha cambiato il proprio stile di guida e tornare indietro non è immediato.

Senza dubbio il cambio delle gomme porterà a un rimescolamento delle carte, almeno nei primi tempi, perché è improbabile pensare che bastino una decina di giorni di test per resettarsi e ritararsi su quello che chiedono le nuove gomme. I piloti che guidano stressando meno l’anteriore (viene in mente Pedrosa) potrebbero avere un vantaggio.

Anche i tecnici dovranno rivedere gli assetti delle moto e probabilmente le geometrie usate. Non è un mistero che con l’avvento delle Bridgestone le moto si siano ‘accorciate’ potendo contare sulla stabilità delle gomme giapponesi in frenata ed entrata in curva, con il ritorno delle Michelin potrebbero nuovamente ‘allungarsi’.

A Valencia i piloti potranno dire pubblicamente la loro sulle nuove gomme ma se ne è già incominciato a parlare e si continuerà a lungo.

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