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MotoGP, Jarvis: il duello Rossi-Lorenzo? arbitra Yamaha

"Il rivale da battere è la Honda. Nel 2009 i piloti nel team avevano più potere, ora no"

Nel motociclismo, si dice, il primo rivale è il compagno di squadra. E' vero, è così, poche balle ed in tanti anni di frequentazione della pitlane abbiamo scoperto che il motto vale per i team che si battono per il mondiale, come quelli che gareggiano nel Bronx delle ultime file.

Non c'è amicizia fra compagni di squadra, al massimo indifferenza, sopportazione, e quando esiste qualcosa di simile alla simpatia che simpatia non è finisce quando quello simpatico ma inesperto mette per la prima volta le ruote davanti a colui, che fino a quel momento, è stato il riferimento del box.

Non parliamo poi delle squadre, cioè del gruppo di uomini che c'è dietro ad ogni pilota.

Quando a dominare era il team Rothmans-Honda il gruppo di Burgess e compagni era l''A-team' e quando, in Ducati, arrivò Casey Stoner a martellare, gli uomini di Bruno Leoni - oggi una diaspora divisi come sono fra la squadra di Marquez, Aspar e Cecchinello - furono soprannominati 'i nani', ma non in senso dispregiativo. Erano uniti, tutti raccolti a protezione del loro 'Cucciolo', Casey.

Se non vogliamo risalire troppo indietro nel tempo, nel 1973, allorché Giacomo Agostini e Phil Read furono costretti alla coabitazione in seno alla MV Agusta, sicuramente il più bell'esempio di divisione all'interno di una squadra fu quello che vedemmo in Yamaha nel 2009: complice la differente scelta in ambito pneumatici, Michelin e Bridgestone, la casa di Iwata eresse un muro fra Jorge Lorenzo e Valentino Rossi.

Lin JarvisFu, quella, una relazione tempestosa che culminò con l'ultimo titolo di Valentino, la vittoria nel mondiale di Jorge l'anno successivo e la partenza di Rossi, direzione Ducati, nel 2011 quando si rese conto di non poter più dettare legge nel box Yamaha. E fu un errore come oggi riconosce lo stesso pesarese.

I tempi per fortuna di Lin Jarvis, dal 1999 managing director della Yamaha, sono cambiati. Oggi fra Vale e Jorge, a pari punti dopo il Gran Premio di Brno, c'è rispetto reciproco. E ciò è largamente dovuto da una parte al tempo che passa e smussa gli angoli, dall'altra all'autorità di Jarvis che al rientro del figliol prodigo Valentino ha, grazie al momento di debolezza di Vale al suo ritorno, azzerato i suoi vantaggi.

Ma c'è dell'altro, ovviamente.

"La cosa principale che tutti hanno capito all'interno della squadra  è che il nostro rivale è in primo luogo la Honda, e nel secondo Marc Marquez - spiega il manager inglese, che prosegue –  poiché abbiamo avuto un inizio di stagione estremamente positivo, a cui sono corrisposti problemi tecnici della Honda, ma soprattutto tre errori di Marquez, ci troviamo in testa al campionato con due piloti e ora il nostro obiettivo è quello di farli arrivare entrambi davanti".

Due acerrimi rivali trasformati in compagni di squadra? Come ci si è riusciti?

"Nel 2008, quando arrivò Jorge - riprende a spiegare Jarvis - Valentino era l'indiscusso leader del team. Lorenzo voleva farsi largo, Rossi proteggere i suoi spazi. Il fatto che nel 2008 utilizzassimo pneumatici diversi, Michelin e Bridgestone, fu la scusa per innalzare il muro, anche se in realtà anche allora i nostri ingegneri condividevano i dati. Oggi l'atmosfera è molto diversa: i server sono effettivamente condivisi, entrambi sono due campioni maturi e fra di loro c'è rispetto. Rossi sa che Lorenzo è un pilota molto veloce e Lorenzo che Valentino è la leggenda che ha vinto 9 titoli mondiali ed in gara c'è sempre. I due godono dell'identico trattamento tecnico da parte della Yamaha. Il che include che dopo le prove i due team possono scambiarsi i dati, ma già durante la giornata è possibile vedere i membri delle due squadre parlarsi e poi quando siamo nella hospitality sono tutti assieme, senza distinzioni".

Dunque rivalità nella cooperazione. Con un unico imperativo categorico.

"Quello di evitare errori, perlomeno quelli evitabili nelle corse, tipo la collisione fra Pedrosa e Hayden che nel 2006 rischiò di far perdere il mondiale a Nicky ed alla Honda. Poi c'è l'imponderabile: come a Brno quando la moto di Dani ha avuto un problema, ha perso olio e Valentino è caduto, per fortuna senza conseguenze. Contro queste cose non si può fare nulla. Sono le corse".

Non sono stati solo i piloti a cambiare dal 2009 ad oggi. Anche la Yamaha ha subito una mutazione.

"Nel 2009 i piloti avevano maggior potere rispetto ad oggi. E devo dire sinceramente che fra i due era Rossi a contare di più. Oggi è la Yamaha a decidere".

Con questa premessa - la Yamaha giudice arbitro all'interno del team - Lin Jarvis pensa e spera di poter arrivare alla fine del mondiale con due piloti che lottano per il numero uno.

"E' un conto alla rovescia. Speriamo di arrivare a quattro gare dalla fine, poi a tre gare dalla fine, quindi a due gare dalla fine ed infine all'ultimo Gran Premio con entrambi in lotta per il titolo".

Jorge Lorenzo e Valentino RossiSenza favorire nessuno dei due? Sembra impossibile tenendo conto del peso mediatico che avrebbe il 10° titolo di Valentino Rossi.

"Conosciamo bene il peso mediatico di Valentino. Lui è una leggenda globale. Il 10° titolo lo farebbe entrare ancora di più nel mito. Sarebbe una storia incredibile da raccontare...ma nel contempo anche la vittoria di Lorenzo, contro un pilota del calibro di Rossi e contro Marquez gli farebbe guadagnare credibilità".

In attesa di quell'ultima gara la lotta fra i due potrebbe però avvantaggiare Marquez e creare tensione fra i due.

"Per il momento non è successo. Anche dopo la vittoria di Marc a Indy Jorge e Vale sul podio si sono sorrisi ed abbracciati. Il loro entourage, Ramon Forcada per Lorenzo e Silvano Galbusera per Rossi dirigono squadre coese".

C'è sempre però il rischio che uno dei due sbagli facendo guadagnare posizioni a Marquez. In quel caso dichiarereste finito il duello Vale-Jorge per favorire quello dei due con maggiori possibilità di successo?

"Fino a che uno dei due non fosse tagliato fuori matematicamente non faremmo nulla. Ci aspetteremmo però un aiuto per far vincere la marca per la quale corre. Non nel senso di regalare qualcosa all'avversario, ma semplicemente che la sua priorità, a quel punto, dovrebbe essere l'obiettivo primario della Yamaha: battere la Honda".

Inevitabilmente man mano che il campionato andrà avanti la tensione crescerà.

"Lo sappiamo e per questo lavoriamo in anticipo sui fatti. Tutto si basa sul rispetto, su una filosofia che è quella di fornire ad entrambi lo stesso identico supporto tecnico. Rossi e Lorenzo avranno l'identico diritto di battersi in un duello leale e...soprattutto sicuro, sino alla fine".

 

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