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SBK, Sepang, ecco come lavora Biaggi nei box

Il capo-tecnico Biasio: “Meticoloso, esigente, determinato”

I segreti della velocità di Max Biaggi sono gelosamente custoditi dal diretto interessato, ma in pochi conoscono il modus operandi del romano in pista meglio di Paolo Biasio (nella foto). L’ingegnere in forza alla Casa di Noale aveva già fatto da capotecnico al Corsaro quando ancora correva a tempo pieno (nel 2009, 2010 e 2011), ed è tornato su sua specifica richiesta per accompagnarlo nell’avventura da wild-card con il test team. A Sepang, gli abbiamo chiesto di raccontarci la tipica giornata a fianco del sei volte iridato.

“Lo svolgimento è sempre lo stesso – ha raccontato – Facciamo un lavoro di oculata pianificazione prima dei turni per definire un programma preciso per quanto riguarda le valutazioni da fare su gomme e assetto, lasciando poco spazio all’improvvisazione. Poi, tra un turno e l’altro, facciamo un commento delle singole uscite e cerchiamo di avvalorarlo analizzando i dati”.

Parlando di assetto, Biaggi preferisce variare o è abbastanza abitudinario?

“Max ha sempre delle esigenze chiare, e di fatto stiamo utilizzando la stessa base che abbiamo trovato nei test di inizio anno, cercando di adattarla alle caratteristiche della pista in questione. Si cerca sempre un buon compromesso, ma lui privilegia soprattutto una moto agile”.

Quanto tempo vi serve generalmente per il debrief tra un giorno e l’altro?

“Quello non basta mai (ride). La profondità dell’analisi dipende dal numero di persone coinvolte e dalle risorse tecniche a disposizione. Di solito facciamo due riunioni. Una a caldo, poi ci prendiamo una pausa e riparliamo a bocce ferme. Così il pilota può avere le idee più chiare e la squadra nel frattempo ha analizzato i dati in maniera più approfondita”.

Da lì, come si procede?

“Per gerarchie. Valutiamo i problemi in base alla loro grandezza, sia secondo il feedback del pilota che la telemetria. Poi facciamo un confronto con i tempi degli avversari, settore per settore, per mettere in evidenza i nostri punti forti e quelli deboli”.

Quali sono le caratteristiche più significative del Max Biaggi pilota?

“È un grande professionista, uno che si impegna al massimo sotto ogni punto di vista. Dalla preparazione fisica all’approccio mentale. È molto esigente, con sé stesso prima ancora che con gli altri, ed estremamente determinato”.

Dall’esterno, Biaggi appare sempre molto misurato, nelle parole come nel linguaggio del corpo. Lo hai mai visto perdere la calma?

“A volte, anche se non lo ha mai esternato davanti al pubblico. Da questo punto di vista è il top. Cura al massimo ogni aspetto, anche nei rapporti con le persone con le quali lavora. Il suo è un affinamento quasi ossessivo”.

Hai notato differenze nel suo approccio agonistico, ora che non fa più il pilota a tempo pieno?

“È meno ‘cattivo’ di qualche anno fa, ma ancora veloce. Soprattutto se consideriamo che si misura con sportivi che ancora corrono per mestiere. Il suo compito da collaudatore è diverso. Deve essere soprattutto costante e capire le reazioni della moto, non spremerla sempre al 100%. La SBK è stata ridimensionata, ma nessuno può vantare un collaudatore veloce e così esperto, non solo della moto ma del campionato in generale”.

Il momento più bello che hai vissuto con lui?

“A Brno nel 2009, quando abbiamo portato a casa la prima vittoria".

A seconda dei risultati di domenica, Biasio potrebbe cambiare idea in proposito...

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