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MotoGP, Marco Melandri, una carriera tormentata

CRONISTORIA: tutte le tappe del romagnolo, nuovamente free-agent

Come un Ulisse delle due ruote, Marco Melandri è ancora in cerca della sua agognata spiaggia. Il divorzio con Aprilia è soltanto l’ultimo di una lunga serie di cambi di casacca che hanno costellato la tormentata carriera del ravennate, che a quasi 33 anni ha nuovamente cambiato rotta, con destinazione Superbike. “Finalmente riprendo in mano la mia vita”, è stato il commento laconico di “Macio”, nuovamente a vele spiegate verso il mare aperto. Andiamo a ripercorre le tappe salienti del suo “viaggio” nel motociclismo.

ENFANT PRODIGE – Melandri debutta a tempo pieno nel mondiale 125 nel 1998 su Honda, raccogliendo due vittorie (ad Assen diventerà il più giovane pilota vincente di sempre in classe cadetta a 15 anni e 324 giorni, record poi riscritto da Redding) ed otto podi complessivi. Il terzo posto a fine anno lo candida di diritto tra i favoriti per la stagione successiva, nella quale vincerà cinque gare ma perderà il titolo per un solo punto a favore di Emilio Alzamora.

Nel 2000, Melandri passa sull’Aprilia ufficiale in 250 come sostituto di Valentino Rossi, ma il salto di categoria si rivela più difficile del previsto ed è quinto a fine anno, senza vittorie. Il ravennate mostra segni di miglioramento l’anno successivo, salendo nove volte sul podio (una vittoria) ma è costretto ad arrendersi a Daijiro Kato e Tetsuya Harada. Soltanto con il passaggio dei due nipponici in MotoGP la strada è finalmente spianata e, nel 2002, Melandri riesce a centrare il suo primo (e fin qui unico) titolo mondiale con nove vittorie e 12 podi complessivi davanti a Fonsi Nieto e Roberto Rolfo.

PILOTA “ON THE ROAD” – Dopo tre anni con Aprilia, Melandri è promosso a pieno titolo in MotoGP, dove inizierà un percorso senza apparente sosta. Inizia nel team ufficiale Yamaha insieme a Checa sulla M1 lasciata libera da Max Biaggi, per poi passare su quella satellite di Tech3 l’anno successivo. La mancanza di risultati lo spinge a bussare, con successo, alla porta di Gresini nel 2005, anno che coinciderà con la sua migliore stagione in MotoGP: 2 vittorie, sette podi complessivi ed un secondo posto a fine stagione alle spalle di Valentino Rossi lo candidano come principale antagonista del Dottore, ma il vento cambia nuovamente. Nonostante tre vittorie, Melandri chiude il 2006 in quarta posizione, ed è quinto l’anno successivo.

Il ravennate non sembra a suo agio sulla Honda 800cc, e Ducati lo chiama a sorpresa nel 2008 per affiancarlo al campione in carica Stoner . La D16 sembra però funzionare soltanto nelle mani dell’australiano, tanto che Melandri non sale mai sul podio e chiude ben otto volte senza punti. Per contro, Stoner vince sei gare e chiude il campionato in seconda posizione. Il divario di prestazioni tra i due spinge Melandri e Ducati a prendere strade separate, risolvendo il contratto con un anno di anticipo. È l’inizio del periodo più difficile della carriera di “Macio”: nel 2009 firma per Kawasaki ma la Casa si ritira ufficialmente ed è costretto a correre nella struttura privata Hayate, allestita in fretta. L’anno successivo Melandri torna in Honda con Gresini, ma finisce decimo in classifica generale. I tempi migliori sembrano ormai lontani, ed è ora di cambiare ambiente.

RILANCIO IN SBK – Come Biaggi e Checa prima di lui, Melandri cerca fortuna tra le derivate di serie, dove approda con Yamaha, che schiera una moto e squadra di prim’ordine (la stessa con cui Spies ha vinto il mondiale due anni prima). Vince alla terza gara, e sale spesso e volentieri sul podio, ma nell’anno di grazia di Checa il titolo è un miraggio e Melandri è ancora una volta secondo nella classifica finale. Copione simile in BMW, dove dimostra ancora una volta qualche difficoltà di troppo nell’adattarsi al nuovo pacchetto, salendo sul podio una sola volta nei primi quattro round. A fine anno, la Casa fa un passo indietro ma allestisce una struttura semi-ufficiale. Nonostante sia la prima volta che affronta due stagioni consecutive sulla stessa moto dal lontano 2007/2007, Melandri ha un rendimento altalenante e chiude al quarto posto finale, il suo peggior risultato in SBK.

Il passaggio in Aprilia sembra un matrimonio perfetto: la moto più vincente degli ultimi anni nuovamente affidata ad un italiano dopo il ritiro di Biaggi, ed un pilota dalla carriera tormentata che torna finalmente con l’unica Casa con la quale ha vinto un titolo mondiale. Peccato che, ancora una volta, la partenza non sia delle migliori: due podi in cinque round. L’intesa tra “Macio” e la RSV4 sboccia troppo tardi e, nonostante le sei vittorie (una in più del compagno di squadra), il titolo va a Guintoli. La rivincita non ci sarà. Anzi, inizialmente sembrava che Aprilia volesse chiudere il progetto SBK. Da qui un altro trasloco – l’ennesimo della carriera del 33, che in carriera ha cambiato 11 squadre e sei Costruttori. Melandri ora vuole tornare in SBK, per un ultimo assalto al mondiale ed un ruolo da protagonista assoluto. La rotta è fissata, ma il porto è ancora lontano.

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