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SBK, 1000 giorni dopo, Biaggi è ancora Max

L'ANALISI: a Misano lotta alla pari con Haslam, e non solo...

Il ritorno di Max Biaggi, dopo quasi tre anni dal ritiro, ha fatto sognare. Non tutti però. Per i suoi presunti eredi nel campionato Superbike, il confronto con il romano poteva rappresentare un incubo. Ma vale anche il contrario, perché il Corsaro ha sì scritto pagine indelebili nella storia delle due ruote – vincendo sei titoli mondiali – ma anche dovuto fare i conti, come tutti del resto, con lo scorrere inesorabile del tempo, dimensione fondamentale, quando si parla di corse.

PARTENZA LANCIATA – Sfruttando i test effettuati in più occasioni con il team di sviluppo SBK di Noale proprio a Misano, Biaggi ha lasciato tutti (o quasi) a bocca aperta al venerdì, quando ha chiuso al vertice della classifica provvisoria. Una bella scossa per gli avversari, che probabilmente si aspettavano più difficoltà per colui che, nonostante il “pedigree” indiscutibile, era fermo da 986 giorni. Il romano, che tra tre giorni compirà 44 anni, si era però preparato meticolosamente, e non solo provando in pista. A Misano, Biaggi si è presentato in forma smagliante. Tonico, resistente, e senza un grammo in eccesso. Facendo due più due, non sorprende tanto la sua partenza lanciata, quanto la determinazione e le motivazioni che gli hanno permesso di eseguirla.

ORGOGLIO FERITO – Con i riflettori puntati su Biaggi, i suoi avversari hanno finalmente gettato la maschera, rispondendo prima in pista e poi ai microfoni dei giornalisti. “Bisognerebbe concentrarsi di più sul presente”, ha detto Giugliano. “Essere veloci per un giro è una cosa, ma sull’intera distanza di gara è un’altra”, ha aggiunto Sykes. “Domenica sarà un’altra storia, molto dipende dalla fame, e io ne ho più di lui”, ha chiosato Rea. Tutto vero, ma intanto il romano ha messo il cosiddetto sale sulla coda a tutti quanti. E, in qualifica, Biaggi ha pagato solo il dazio della mancanza di abitudine alla gomma da tempo, issandosi al quinto posto, a soli 21 millesimi dalla prima fila e subito dietro al dominatore indiscusso del 2015, Rea. Quanto bastava per tenere vive le speranze di un podio, se non addirittura qualcosa di più.

AAA, TOP RIDER CERCASI – Chi si aspettava il miracolo della domenica sarà anche rimasto deluso, ma Biaggi ha portato a casa due sesti posti che, numeri alla mano, valgono quasi come una vittoria. Innanzitutto, in Gara Uno è stato penalizzato da un’ingresso mal calcolato di Guintoli alla prima variante e problemi di usura degli pneumatici, ma è riuscito comunque a tagliare il traguardo ad un solo decimo dall’ufficiale Haslam. “Una volta non avrei sicuramente esitato a portargli un attacco, ma rispetto al passato sono un zuccherino”, ha ironizzato il romano, che ha logicamente pagato un pizzico di desuetudine alla bagarre, dove aumentano i rischi. “Non sono mai caduto, segno che non ho ancora trovato il limite – ha poi aggiunto – Ho tanta esperienza, ma a volte questa si può trasformare in un freno”.

Guardando i tempi, tuttavia, viene da chiedersi se Biaggi avrebbe potuto fare di più. Nel confronto diretto, i piloti a tempo pieno di Aprilia ne sono usciti con più dubbi che certezze. Torres è stato sempre battuto ad eccezione della FP3 e, come mostra la tabella a fianco, Haslam ha sostanzialmente lottato alla pari con lui, nonostante gli 11 anni di differenza.

Sicuramente il romano ha goduto di alcuni vantaggi – sia a livello di motore che di rapportatura del cambio – preclusi ai suoi compagni di marca, ma le chiacchiere stanno, come si dice dalle sue parti, a zero. A Noale sono stati sicuramente penalizzati dal nuovo regolamento, ma la RSV4 è ancora un’arma ben collaudata ed efficace. Semmai, sembrano mancare i tiratori scelti. Sicuramente, le prestazioni di Biaggi hanno rappresentato uno stimolo per tutti. Lui compreso, in attesa del “bis”  a Sepang, per il quale restano da sistemare solo alcuni piccoli dettagli. In altre parole, le sorprese sono tutt’altro che finite.


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