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SBK, Biaggi: la vittoria? Questione di abitudine

“Siamo vicini, ma la perfezione non esiste. Penso solo ad un buon risultato"

Dopo aver ottenuto il primo tempo nelle libere del venerdì, Max Biaggi ha assistito all’attesa reazione degli avversari. “Gli volevo mettere un po’ di pepe al culo e, guardando ai tempi, l’operazione è stata un successo (ride)”. Non che il Corsaro sia rimasto a guardare. Nonostante la desuetudine alla gomma da qualifica, ha chiuso a 21 millesimi dal secondo tempo e due decimi e mezzo dalla pole position. Dalla seconda fila, tutto è possibile.

“Ma non penso alla vittoria – ha chiarito il romano – Semmai ad un buon risultato, oltre all’aereo che devo prendere subito dopo le gare. Mi aspetto una gara con un ritmo molto intenso e poca tattica. Le gomme sembrano avere una buona longevità, tutti i piloti di punta hanno tenuto un buon passo, specialmente nella FP4”.

Chi vedi come favorito?

“Lo storico parla chiaro, Rea in questo momento ha qualcosa in più degli altri, oltre a tanta intelligenza tattica, che non guasta mai. È in palla, a Portimão era caduto durante la Superpole eppure ha fatto doppietta”.

Johnny ieri ha detto che in gara molto dipenderà dalla tua voglia di vincere, e lui ne avrà più di te. Che ne pensi?

“È anche questione d’abitudine. Già ieri è stata una giornata che mi ricorderò per sempre. Oggi è andata bene, soprattutto in termini di distacchi. Essere a pochi millesimi dal secondo tempo e quinto in classifica è insolito, non si erano mai visti dei gap così minimali in qualifica. Lascia un po’ di amaro in bocca, ma molto meno di quando correvo. Fare pronostici, però, è chiedere troppo”.

Sykes invece ha definito la tua moto un razzo, insinuando che sia più veloce delle Aprilia ufficiali…

“Dovreste vedere le Kawasaki nelle ripartenze (ride). Ho seguito Rea da vicino notando come, nella primissima fase di apertura del gas, abbia più coppia”.

Se potessi tornare indietro, cosa faresti diversamente per quanto riguarda la giornata odierna?

“Se mi fossi fidato della gomma da qualifica subito, invece che  dopo 3/4 curve, forse sarei stato mezzo decimo più veloce, ma conta poco. Alla fine l’ho sfruttata per due giri, con tempi praticamente identici. La perfezione, in ogni caso, non esiste”.

Ti sei emozionato?

“Un po’. Sono sempre stato abbastanza freddo come pilota, ma manca l’abitudine alle gare. La Superpole è stato il momento più difficile. L’errore è sempre dietro l’angolo, ed hai un solo tentativo a disposizione”.

Comunque, tempi alla mano, sei pienamente in corsa per una gara da protagonista…

“Si ma la partenza resta in salita. Poi mi sono accorto solo ora di quanto poco tempo ci sia tra una manche e l’altra. Da commentatore non ci fai caso, ma da pilota hai solo un’ora per tirare il fiato”.

Ti senti come a Jarama, quando hai debuttato, nel 1991?

“No, allora ero molto più teso. Ero un debuttante, non sapevo cosa aspettarmi. Ora sono più conscio ed ho molta più esperienza, anche se a volte questa è un freno”.

Alla vigilia hai detto di tenere le prestazioni Bayliss a inizio anno come metro di paragone. Fin qui, hai nettamente superato la prova…

“Troy però ha vissuto un contesto leggermente diverso, e comunque non ha mica fatto male. In Australia era sesto fino a metà gara, poi è crollato fisicamente”.

Biaggi però si è allenato a dovere. Quando non corre in pista, lo fa con le scarpe ai piedi, e la resistenza non gli manca. Già nello sprint della qualifica non ha sfigurato gare, e le gare sono una mezza maratona, la sua specialità.

* photo credit: Fermino Fraternali

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