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L'elogio della follia di Honda

L' ANALISI -Una MotoGP replica, che capovolge le prospettive

L'elogio della follia di Honda

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.

L'Elogio di Erasmo da Rotterdam per un popolo lontano, e che visto con il binocolo si allontana quanto più possibile dall'idea di follia, per abbracciare sì l'onore, la dedizione, la ricerca della perfezione. Meccanica, anche quella. Che con due ruote però, per molti porta ad un'anima.

Tecnica ed emozioni, ne abbiamo parlato tante volte. Scatenano sogni e desideri degli appassionati, per quella loro vetta, quel brivido d'alta quota ma con l'asfalto sotto i piedi. Moto da corsa, che tutti abbiamo desiderato di possedere, cavalcare, goderne. Guardate negli occhi quella luce quando ad un appassionato parlate di qualche 500 replica degli anni '80 o di una NR a Pistoni Ovali. Devo esser sincero, quando ho letto la cartella stampa con quei 159 cavalli di potenza ho storto il naso. Si, va bene, si arriva a 215 con il kit da pista, ma dalla RC213V-S, la Motogp stadale mi sarei atteso qualcosa di più. Avrei voluto l'elitè, l'esclusività assoluta. E' la moto con cui Stoner ha corso nel 2013, con cui Marquez ha dominato lo scorso anno. L'acme di ogni moto da corsa, con targa e fanali. Ho ascoltato le parole degli uomini della casa di Tokio. L'ho osservata. Ed ho capito che, in realtà, non l'avevo proprio capita questa RC213V-S. Era una risposta al ritorno del Volo pindarico delle mille da Superbike, una dimostrazione di forza. Questo avevo capito. "Siamo la Honda, la casa più grande del mondo". La Yamaha sforna la Valentiniana R1M, Aprilia la RSV-4 RF, Ducati il 1299, e così BMW la sua S1000RR nuova, con quegli occhi alieni più umani. Per non parlare di quel mostro sputafuoco della H2R. Che, intendiamoci, non è una Superbike, ma è un qualcosa di rivoluzionario, potente, folle. E allora la Honda? Ecco la RC213V-S ad Eicma. Una risposta? Mica tanto.

Perchè quelle son moto di serie, pronte alla vendita e l'utilizzo. La RC213V-S no. Anzi, sono solo 213 esemplari. Non è la nuova Superbike in preparazione al canto del cigno dell'oramai anziana Fireblade. Non riuscivo a capirla questa operazione. Perchè una casa, anzi, la più grande casa del mondo doveva aver bisogno di rispondere all'offensiva avversa in questo modo? Una risposta veloce? Una pezza per far capire che "si, potete fare quel che volete, ma noi potremmo fare una Motogp Replica?". Disquisizioni, pensieri. Niente di tutto ciò. Perchè l'Ala qua ha cambiato mondo, ribaltato approccio. Non ha guardato le altre. La RC213V-S non è l'elogio dell'apollineo e dionisiaco dato da una moto che deve, vuole, pretende di offrire emozioni e prestazioni da corsa in serie. No, qui si tratta di un oggetto che non vuole compromessi.

E' l'elogio della follia, realizzato da un popolo pragmatico. Ed allora, un volta cambiata prospettiva tutto cambia. 159 cavalli a 11.000 giri è vero. Una BMW XR o una Multistrada ne ha di più. Ma è la pragmaticitá giapponese non della prestazione, ma nel portare il sogno di un prototipo a pochi fortunati. Quei 159 cavalli escono da "quel motore", non da un'unità che sembrasse quella dell'RCV di Marquez. Eccolo l'elogio della pragmatica follia. Questa è una Motogp da pista, e non si tratta di uno slogan. Non importa la prestazione in se - per quello oltretutto c'è il kit - ma la vicinanza all'obiettivo. "Volevamo che fosse proprio 'quel' motore. Il propulsore è un V4 nato per correre, con dimensioni del motore della Motogp. Rientrare nelle normative anti inquinamento e di rumore ha portato al taglio di potenza. Altri motori stradali delle superbike odierne nascono per la strada, quindi sono più “grossi” e questo aiuta a contenere il rumore meccanico".

Per capire questa Motogp stradale bisogna capovolgere il proprio punto di vista, essere un pò folli. Siamo sempre stati abituati a sognare con i prototipi da gara, davanti la televisione o sulle tribune di un gran premio. Vivevamo e viviamo la Superbike rifugiandoci nei concessionari per comprare il modello che fa da base per quella che ad oggi è una moto da corsa con le stesse carene. Moto che rappresentano il sogno, quel volo pindarico sfiorabile, raggiungibile tra i cordoli. Per pochi eletti la loro sfruttabilità totale, e proprio per questo in grado di far bramare. Aprilia, BMW, Yamaha, Kawasaki, Ducati. Honda non ha risposto alle sorelle. Ha stravolto il concetto. Mentre tutti parlavamo della soglia dei duecento cavalli abbattuti, di prestazioni, dimensioni, forme e sfide da primato, la casa ha voluto offrire la tecnica della moto di Marquez e Pedrosa. Perchè si tratta di "quel" telaio, quel motore, quel forcellone che offriranno quelle sensazioni di guida. 188.000e oltre euro per una moto che ha una manciata di cavalli in più di una "Superbike di serie"? No. Honda ha creato qualcosa di unico, ribaltando la prospettiva. Forse da capire, magari non apprezzato da tutti. Ma coraggioso. Ha offerto il proprio tesoro, il graal, non una copia di serie. Una moto che non si evolverà, che rimarrà negli annali come "quanto di più vicino ad una Motogp vera". Il popolo più pragmatico ha realizzato quanto di più folle, e immortale sia nato con le due ruote. Ancora una volta. Da mortale inizialmente non me ne ero accorto. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia.

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