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SBK, Rea maestro, Ducati e Aprilia a ripetizioni

Le pagelle di metà stagione: il nordirlandese (10) ha impartito una severa lezione a tutti

Il round della SBK a Portimão ha coinciso con il giro di boa di metà stagione. Tra alti e bassi, è tempo di bilanci.

VERDE SPERANZA – In netto attivo quello di Kawasaki. La Casa di Akashi è l’unica ad aver concentrato interamente gli sforzi sulle derivate di serie, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: 12 vittorie su 14 manche e 340 punti nella classifica Costruttori (108 in più rispetto a Ducati, 124 rispetto ad Aprilia). Non fosse che per alcune noie tecniche – capitate tutte a Tom Sykes, peraltro – la ZX-10R prenderebbe il massimo dei voti, ma un 9 non glielo leva nessuno. Il dominio è ancora più netto sul fronte piloti, con Jonathan Rea capace di vincere 10 manche su 14 e fare secondo nelle restanti quattro (voto: 10), ridimensionando il compagno di squadra Sykes (voto: 7.5), capace di ottenere punti di chiunque altro negli ultimi tre anni, ma troppo lento ad adattarsi al nuovo regolamento. Anche la gestione della rivalità interna – basti pensare al melodramma tra Sykes e Baz in Qatar nel 2014 – appare molto migliorata. Entrambi i titoli sembrano già “in ghiaccio”, ma mai dire mai.

L’ITALIA INSEGUE – Ducati e Aprilia, stando alle previsioni pre-stagione, avrebbero dovuto vivere destini opposti: il nuovo regolamento favoriva sulla carta le moto più evolute “pronta consegna” (leggi, la Panigale) e toglieva ad Aprilia i privilegi (astutamente trovati tra le pieghe del regolamento, sia ben chiaro) che le avevano permesso di conquistare sette titoli (3 Piloti e 4 Costruttori) negli ultimi anni. In realtà, le due Case italiane si sono sì avvicinate, ma guardando a braccetto la fuga di Kawasaki.

La Panigale (voto 7.5), nonostante i grandi sforzi di sviluppo, sembra vicina al massimo delle proprie potenzialità, tanto che si parla da mesi di un nuovo progetto a quattro cilindri. Davies (voto 7.5) e Giugliano (voto 7, di incoraggiamento, perché senza la caduta nei test avrebbe potuto cambiare il volto al campionato) sono diversi ma accomunati dalla caparbietà e, purtroppo, da piccoli ma significativi dettagli che fanno la differenza tra un ottimo pilota ed un campione. Dopo Sykes, comunque, sono stati loro a dare il maggior filo da torcere a Rea.

A Noale hanno reagito ai cambiamenti tecnici realizzando una moto, la RSV4-RF, che va fortissimo nella Stock ma non è riuscita tenere lo scettro in classe regina (voto 7+). Lo stesso Biaggi, collaudatore d’eccezione con velleità da wild-card, ha evidenziato una minore agilità nei cambi di direzione derivata dall’abbassamento del baricentro. A Phillip Island, pista storicamente favorevole, il confronto con Kawasaki poteva sembrare alla pari, ma alcuni limiti di moto e piloti (Leon Haslam, voto 7-) e Jordi Torres (voto 6) sono presto emersi. Viene da chiedersi cosa avrebbero potuto fare con questa moto Melandri e Guintoli, spinti ad allontanarsi da quei box quando sembrava che a Noale – dove si era deciso di entrare anzitempo in MotoGP – non ci fossero più risorse da destinare alle derivate di serie.

IL LATO OSCURO DEL GIAPPONE – Il mercato in declino delle supersportive ha avuto segnato una progressiva crisi agonistica dei Costruttori giapponesi (Kawasaki esclusa, ovviamente). Honda, presente con la filiale europea ed il supporto tecnico degli olandesi di Ten Kate, corre con una moto (voto 5) ormai vetusta. Peccato, perché le mosse sul mercato piloti sono state forse le più azzeccate della scorsa stagione: mettere l’esperto Guintoli (di impareggiabili professionalità e costanza, voto 7.5) a fianco del giovane e arrembante Vd Mark (voto 9 per talento e coraggio, 4 per la costanza di risultati, 6.5 di media) era la scelta giusta. Se solo a Tokyo si decidessero ad aprire i cassetti dei progetti… Forse sarà proprio Yamaha, che ha fatto la sua mossa con la nuova R1, a cambiare scenario.

Suzuki, che sta raccogliendo i frutti di una strategia oculata in MotoGP, non è ormai coinvolta direttamente in SBK da tempi immemori. La parabola discendente della GSX-R (voto 4) è stata accelerata dal passaggio da Motec a Magneti Marelli (teoricamente, avrebbe dovuto essere il contrario) ed i piloti Lowes (voto 7-) e De Puniet (un pesce fuor d’acqua, voto 2) non possono comunque fare la differenza.

BEST OF THE REST – Le “piccole” (per dimensioni della squadra) BMW e MV Agusta non possono certo impensierire i primi della classe, ma non per questo non sono in grado di togliersi qualche soddisfazione qua e là. I tedeschi hanno destinato poche risorse al progetto SBK nonostante un’ottima base tecnica (voto 7.5) di partenza, ma la squadra è ottima e con un buon pilota (Badovini, voto 6/7) si può puntare alla Top 5 qua e là. La cosa non è passata inosservata a Monaco, e si lavora per una squadra a due punte per il 2016.

Segnali di ripresa anche da Schiranna, dove l’esperienza di Leon Camier (voto 7-) e l’arrivo di un “mago” come Giovanni Sandi (ex-Aprilia) hanno dato piccole scosse ad un progetto che sembrava giunto ad un punto morto nel 2014. La F4 (voto 5/6) continua a patire problemi di affidabilità, ma se non altro può ambire alla Top 10 in attesa della nuova moto, che dovrebbe arrivare sul mercato a primavera 2016.

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