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Ducati nel futuro, la famiglia si allarga

Novità top-secret in cantiere e trattative con i sindacati per 200 nuovi posti di lavoro

Ducati nel futuro, la famiglia si allarga

Topica o mossa politica e di marketing? Quando il premier Matteo Renzi, nel giorno dell’ufficializzazione del progetto Urus (il nuovo SUV Lamborghini), ha commentato “e adesso aspettiamo la Ducati”, è cominciato un tam-tam sui nuovi progetti in cantiere a Borgo Panigale.

Secondo il Resto del Carlino, è addirittura in corso una trattativa per realizzare uno stabilimento (e, con esso, offrire 200 posti di lavoro) per produrre la prima moto a idrogeno di serie. Ora, nonostante tutti i buoni propositi del caso, appare francamente improbabile poter vedere realizzata una moto ad idrogeno, se non in quanto spot-bike, come prototipo dimostrativo. Questo per la 'natura' stessa dell'idrogeno, elemento non presente in natura, e decisamente instabile. Il vantaggio ipotetico di un veicolo ad idrogeno, rispetto ad uno elettrico, sarebbe infatti quello di un'autonomia maggiore, ma con quali costi e quali rischi. Un elemento che deve lavorare a circa 700 Bar di pressione, avrebbe costi manutentivi, di mantenimento e stoccaggio al momento impensabili. Tutto questo, senza nemmeno entrare nel complesso discorso riguardante un'eventuale omologazione. Oltretutto, come detto, creare idrogeno è un processo estremamente costoso, la cui resa non giustificherebbe una realizzazione di serie in alcun modo. Ben venga, al limite, un prototipo spot quale filosofia ingegneristica, ma nulla più.

Più probabile che, a Borgo Panigale, stiano semplicemente pianificando un'espansione. Forte dell'espansione su nuovi mercati, la produzione continua ad aumentare, tanto che le previsioni parlano di 50000 moto prodotte nel 2015, una cifra record, che supererebbe di cinquemile le quote attuali. A sostenere questa tesi, l’azienda del gruppo Audi-Volkswagen ha chiesto ai sindacati (Fiom, Fim e Uilm) di riaprire un dialogo subito dopo aver stretto un innovativo accordo sul lavoro domenicale, nuove rotazioni e orari.

Un ragionamento che, facendo 1+1, non giustificherebbe quindi un investimento tale da far aprire uno stabilimento completamente nuovo. Lo spazio non manca, ma attualmente si parla soltanto di un capannone utilizzato per "stoccare" le moto in produzione prima che vengano spedite sui vari mercati. Qualora venisse confermato tale realizzazione di un nuovo stabile produttivo nel futuro, allora si potrebbero aprire ulteriori scenari. E la mente corre verso un settore, quello supersportivo. Già, perchè si parla da qualche mese di una quattro-cilindri figlia della grande esperienza di Luigi “Gigi” Dall’Igna. Un'ipotesi, un'idea, una volontà da parte di Bologna di voler continuare a tutto gas, a braccetto con Sant’Agata, dove si preme l’acceleratore. Peccato, viene da aggiungere, che si tratti di un’eccezione in positivo.

 

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