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Ducati, idrogeno la nuova frontiera?

Novità top-secret in cantiere. Trattative con i sindacati per 200 nuovi posti di lavoro

Topica o mossa politica e di marketing? Quando il premier Matteo Renzi, nel giorno dell’ufficializzazione del progetto Urus (il nuovo SUV Lamborghini), ha commentato “e adesso aspettiamo la Ducati”, è cominciato un tam-tam sui nuovi progetti in cantiere a Borgo Panigale.

Secondo il Resto del Carlino, è in corso una trattativa per realizzare uno stabilimento (e, con esso, offrire 200 posti di lavoro) per produrre la prima moto a idrogeno di serie. Secondo il quotidiano, la Casa è ancora in fase di progettazione, ma ad uno stadio molto avanzato. A sostenere questa tesi, l’azienda del gruppo Audi-Volkswagen ha chiesto ai sindacati (Fiom, Fim e Uilm) di riaprire un dialogo subito dopo aver stretto un innovativo accordo sul lavoro domenicale, nuove rotazioni e orari.

Ora, nonostante tutti i buoni propositi del caso, appare francamente improbabile poter vedere realizzata una moto ad Idrogeno, se non in quanto spot-bike, come prototipo dimostrativo. Questo per la 'natura' stessa dell'idrogeno, elemento non presente in natura, e decisamente instabile. Il vantaggio ipotetico di un veicolo ad idrogeno, rispetto ad uno elettrico, sarebbe infatti quello di un'autonomia maggiore, ma con quali costi e quali rischi. Un elemento che deve lavorare a circa 700 Bar di pressione, avrebbe costi manutentivi, di mantenimento e stoccaggio al momento impensabili.

Oltretutto, come detto, creare idrogeno è un processo estremamente costoso, la cui resa non giustificherebbe una realizzazione di serie in alcun modo. Ben venga un prototipo spot quale filosofia ingegneristica, ma nulla più rispetto a quanto detto dal Resto del Carlino.

Un ragionamento che, facendo 1+1, non giustificherebbe quindi un investimento tale da far aprire uno stabilimento. Qualora venisse confermato tale realizzazione di uno stabile nel futuro, allora si potrebbero aprire ulteriori scenari. E la mente corre verso un settore, quello supersportivo. Già, perchè si parla da qualche mese di una quattro-cilindri figlia della grande esperienza di Luigi “Gigi” Dall’Igna. Un'ipotesi, un'idea, una volontà da parte di Bologna di voler continuare a tutto gas, a braccetto con Sant’Agata, dove si preme l’acceleratore. Peccato, viene da aggiungere, che si tratti di un’eccezione in positivo.

 

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