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SBK, Giro di boa a Portimão, tutti contro Rea

Il nordirlandese viaggia a 23.3 punti di media a gara. Impresa disperata per Sykes, Ducati e Aprilia

Il mondiale Superbike si appresta al giro di boa di metà campionato a Portimão. La tappa portoghese, penultima in Europa prima di Misano, in seguito al quale il circus delle derivate di serie si dirigerà overseas, tra Laguna Seca e Sepang, è a dir poco fondamentale. Trecento punti sono già stati assegnati – e Rea ne ha presi 280 – e ne restano 350 punti sul piatto. Sykes, Haslam, Davies e Giugliano devono necessariamente fare ‘all in’ per (provare a) togliere al nordirlandese qualche certezza.

CACCIA AL 65 – La media punti di Jonathan Rea da quando è passato a Kawasaki è di 23.3 a gara. Solo Doug Polen, nel lontano 1991, si era mantenuto a livelli simili. Chiamarlo il pilota da battere sarebbe un eufemismo. Per esempio, a Donington (il suo ‘peggior’ weekend dell’anno, nel quale ha raccolto ‘solo’ 40 punti), Rea ha ingaggiato il duello fin qui più serrato della sua stagione, contro il compagno di squadra Sykes. Nemmeno la trance agonistica è riuscita però ad offuscarne la lucidità: dopo aver capito che Sykes, pur di non rinunciare alla vittoria, avrebbe probabilmente accettato anche una caduta di coppia, il 65 ha fatto un gesto eloquente col braccio passando davanti al traguardo. Come a dire ‘vai pure tu, per questa volta’.

Per alcuni, sarebbe una resa. Per Rea, con oltre 100 punti di vantaggio sugli inseguitori, si è trattato di un calcolo accurato, sensato, e vincente. Il 28enne sa di poter amministrare ma, per la fortuna del pubblico, è più incline a vincere. Donington, in questo senso, ha rappresentato con ogni probabilità un’eccezione; è “la pista” di Sykes, l’ultimo (e, forse, unico) baluardo del vice-campione. A Portimão, dove Rea ha debuttato su una Honda Superbike nel 2008 trovando la prima fila in qualifica ed un quarto posto come miglior risultato, il favorito resta il leader in classifica.

CONCORRENZA LEALE – Nella caccia a Rea, gli avversari hanno, per diversi motivi, sprecato occasione di allearsi per sottrarre punti al cavallo di razza bardato di verde. Sykes, ridimensionato comunque dallo scontro diretto, è partito col freno a mano. Aprilia, nonostante sia riuscita a mantenere la propria competitività alla luce di un regolamento teoricamente sfavorevole, ha pagato a caro prezzo la ri-pianificazione last-minute della campagna SBK, ricorrendo a due piloti veloci, ma non da titolo. Ducati, nonostante i grandi investimenti sullo sviluppo della Panigale, non ha raccolto i dividendi sperati. Davies e Giugliano, ammesso e non concesso che potessero reggere il confronto con le Kawasaki sulla lunga distanza, sono stati penalizzati rispettivamente da una serie di problemi tecnici ed un grave infortunio nel pre-stagione. Honda ha scelto, dopo Kawasaki, la coppia piloti più bilanciata, ma corre con una moto troppo datata per aspirare a qualcosa di più che qualche occasionale comparsata sul podio.

Il mal comune, in questo caso, non è affatto un mezzo gaudio. Mentre ognuno si concentrava sui propri problemi, infatti, Rea è scappato. Forse è già troppo tardi per ricorrere ai vecchi trucchi del mestiere – per esempio, provocazioni al microfono o in sella – e comunque gli attuali protagonisti del paddock delle derivate di serie sono probabilmente troppo “puri” per farlo. Sconfiggere Rea con le sue stesse armi, a questo punto, sembra ormai impossibile. Bisogna rischiare, andare vicino, se non oltre, il limite. Perché, risultati alla mano, finché tutti corrono con un leggero margine Rea è imbattibile. Voi che pensate? Scriveteci QUI!


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