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MotoGP, Pernat: Marquez, benvenuto sulla terra

"Guidava un'astronave; sempre fenomeno ma più umano. Iannone, come Rossi, lo ha indotto all'errore"

Tra oceani gialli e mari rossi, al Mugello ha trionfato un puntino blu. Jorge Lorenzo e la sua Yamaha, recitando un copione simile a quello di Jerez e Le Mans, sono scappati in fuga solitaria con la stessa fretta, ma molto più raziocinio, di una coppia di minorenni a Las Vegas. È stato necessario guardare alle loro spalle per trovare lo spettacolo, e gli spunti non sono certo mancati: dallo stoicismo di Iannone alla sfortuna di Dovizioso, passando per rimonte fallite (Marquez) e riuscite (Rossi). A fare il punto, come di consueto, ci ha pensato il manager genovese Carlo Pernat.

“La gara ha avuto tre protagonisti – ha osservato – Il primo è Jorge Lorenzo. Ripeto, è il pilota più completo del mondo e, quando ha la testa a posto, è imbattibile. Solo che ha un mosaico nel cervello, se un tassello parte, non fa una gara normale ma rischia di finire settimo o ottavo. Questo è il suo limite, ma in queste condizioni sembra di tornare indietro di vent’anni con Max Biaggi: quando era a posto, non ce n’era per nessuno”.

Dall’altro lato del taccuino, nella colonna dei bocciati, c’è invece il connazionale di Lorenzo, Marc Marquez. “Il protagonista in negativo è lui, potrei dirgli ‘benvenuto sulla terra’. È atterrato dopo aver guidato un’astronave per due anni, quando la parola ‘problema’ non faceva parte del suo vocabolario. Cadeva tante volte, senza mai farsi male. C’era un alone magico, era qualcosa d’incredibile”.

Ora invece, la legge di Murphy sembra vigere nel box del 93.

“Dopo quanto successo con Rossi in Argentina, si è capito che Marquez ha dei difetti, o dei problemi. Lui guidava sempre sopra le righe, sopra al mondo, ma ora è umano ed ha sbattuto il muso contro i problemi. Non credo tanto alle difficoltà di Honda, Pedrosa è arrivato quarto, molto vicino a Rossi, quindi tanto male non va. Questo significa che, con quella moto, era Marquez a fare la differenza. Ora non più, la guida così scomposto che non fa più la differenza”.

Detto questo, Marquez “è un fenomeno, tornerà ad esserlo, ma quando lo farà, sarà più umano”.

Promosso a pieni voti, invece, colui che ha nuovamente dato spettacolo insieme allo stesso pilota Honda, ovvero Andrea Iannone. La spalla lussata e la microfrattura all’omero sono apparsi soltanto dei brutti ricordi per l’abruzzese, che si è nutrito della cornice di tifo per sostituire la freddezza agonistica al dolore fisico.

“Iannone ha fatto un ottimo percorso. Credo che la pole sia stata la cosa più importante del suo fine settimana. Ha aumentato la sua autostima. Strapparla a Lorenzo e Valentino al Mugello è una cosa stratosferica. Lo ha caricato durante la notte ed in gara ha fatto una delle corse più belle della sua carriera. Ha capito che non riusciva a prendere Lorenzo e non ci ha provato, e non ha mollato con Marquez”.

Proprio in quello duello, Marquez (ora a -49 in campionato) potrebbe aver salutato definitivamente il treno per il titolo iridato.

“Nella battaglia, Andrea non ha abboccato alle sue trappole, è stato dietro, e probabilmente lo ha fatto cadere. Marc era sopra al limite, ha fatto una marea di errori, ed Andrea è stato come Valentino. Ha fatto una gara talmente intelligente che Marquez, per tenere il suo ritmo, è caduto”.

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