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SBK, Donington: il Bello, il Brutto, il Cattivo

Uno-due Kawasaki, ma a ruoli invertiti rispetto a Imola. Ducati e Aprilia con le spalle al muro

Reduce da dieci sconfitte in altrettanti scontri diretti con il nuovo, scomodo, compagno di squadra Jonathan Rea, Tom Sykes pareva un pugile al tappeto per il conteggio. Nelle prime cinque gare dell’anno, il vice-campione su Kawasaki ha incassato suo malgrado sorpassi da avversari teoricamente meno competitivi, ed anche assaggiato il duro asfalto, ma sono proprio le avversità a dimostrare la forza d’animo dell’uomo. E Sykes ha dimostrato di averne.

Nella “sua” pista – a Donington aveva fatto doppietta già nel 2013 e 2014 – il cavaliere vestito di verde e nero si è rialzato, prima riprendendo le misure al quadrato nelle libere, poi tirando un “jab” velocissimo, quasi invisibile, in Superpole, e infine scappando in gara dopo aver lavorato ai fianchi Rea nel corpo a corpo. Ai punti è ancora molto distante dal suo primo avversario – il rispettato, ma non amato, compagno di squadra – ma il round inglese è indubbiamente suo. Tutti gli altri, hanno potuto solo fargli da sparring partner.

IL BELLO – Nonostante le strette di mano ed i sorrisi, Jonathan Rea e Tom Sykes non si amano. L’origine delle storie tese risale ai tempi del BSB, quando entrambi erano giovani promesse, pesi leggeri in cerca di fama. Ora sono diventati entrambi dei massimi, e condividere il box non fa che rendere il confronto più eccitante. A Donington, nonostante il notevole sfoggio di autocontrollo da parte di entrambi nelle interviste di rito, le maschere sono state tolte, anche se solo per un momento. In pista, invece, i loro gesti sono stati più eloquenti: staccate al limite, incroci di linee, qualche carenata ed occhiate di fuoco sotto alle visiere ad oltre 200 all’ora. We want some more!

foto www.worldsbk.comIL BRUTTO – Nelle 12 manche disputate fin qui, Kawasaki ha ottenuto 10 vittorie. Il bello della Superbike è che, quasi ogni anno, ha permesso a diverse Case di lottare per la vittoria, se non addirittura per il titolo. Detto questo, non vogliamo assolutamente dare la colpa al Costruttore di Akashi, che ha investito tutto (e bene) sulle derivate di serie. Ducati e Aprilia, dal know-how formidabile, sembrano invece avere altre priorità. Per non parlare di Honda e Suzuki, che hanno abbandonato da anni qualsiasi impegno ufficiale in SBK. Servono più protagonisti.

IL CATTIVO – La “Coppice” è una delle curve più affascinanti e pericolose del mondiale. Ondulata e veloce, si affronta spesso di traverso e, probabilmente, con il fiato sospeso. L’high-side è, letteralmente, dietro l’angolo. Chiedere a Troy Bayliss, che vi ha lasciato un pezzo del mignolo e diversi…spermatozoi. Jonathan Rea ha rischiato un epilogo simile in Gara Due, ma è miracolosamente atterrato sulla sella della sua Kawasaki per poi riunirsi al gruppo. Che sia il suo anno, si vede anche da dettagli come questo.

LA CONFERMA – L’Italia arranca in classe regina ma va a gonfie vele nella Stock1000, dove ha occupato tutto il podio con Savadori (Aprilia), Tamburini (BMW) e De Rosa (Ducati). Il premio “cuor di leone”, visto che siamo in Inghilterra, va invece ad Haslam e Lowes, ex-aequo: il primo ha portato a casa due quarti posti nonostante tre costole incrinate, il secondo ha chiuso due volte sesto con una moto – per usare un eufemismo – vetusta.

foto www.worldsbk.comLA DELUSIONE – Dopo il terzo tempo in qualifica e l’ottimo passo mostrato nelle FP4, era lecito aspettarsi di più da Davide Giugliano. Il romano ha lottato con la solita grinta, penalizzato prima da una gomma difettosa e poi da una generale mancanza di grip. Nei box aveva lo sguardo del leone in gabbia, ma la pazienza è la virtù dei forti e – bisogna riconoscerlo – è riuscito a resistere alla tentazione di strafare in gara, portando una Panigale con dei limiti oggettivi al traguardo in entrambe le manche. Dice di essere al 70% della forma fisica, ma intanto sembra aver migliorato quella mentale.

LA SORPRESA – Mentre le telecamere erano tutte per il duello tra Sykes e Rea, Ayrton Badovini portava silenziosamente la sua BMW al quinto posto in Gara Uno, per poi aggiungere punti preziosi in cascina con un nono posto nella seconda manche. Senza qualche problema con la gomma da qualifica, avrebbe potuto fare anche di più. Un bel segnale, per una squadra tutta italiana, piccola ma assortita estremamente bene. Avanti così!

IL SORPASSO – Nella bagarre tra Sykes e Rea in Gara Uno, non c'è che l'imbarazzo della scelta: in staccata e in accelerazione, all'interno e all'esterno, con e senza contatto fisico. Prendendo in prestito una frase tipica dei commentatori di calcio: le immagini ci sono, giudicate voi!

LA CURIOSITÀ – Chi ha detto che l’epoca in cui le wild-card locali infiammavano le gare era definitivamente finita? Il 17enne Kyle Ryde ha scatenato il boato della folla a Donington durante la Supersport, chiudendo al terzo posto dopo una battaglia, a lunghi tratti equilibrata, con gli specialisti della categoria, a bordo di una R6 privata. Il ragazzo è già il più giovane campione di sempre del campionato inglese 125cc, ed ha anche vinto il titolo nazionale della Stock600 lo scorso anno. Da tenere sotto osservazione.

IO L’AVEVO DETTO – “In gara me la giocherò con Rea”, le parole di Sykes dopo la Superpole. Le parole omesse: al gatto col topo. La rivincita è fissata sull’ottovolante di Portimão.

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