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CIV, Simone Folgori: i nostri piloti protagonisti

L’INTERVISTA – “Stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato nel 2009”

CIV, Simone Folgori: i nostri piloti protagonisti

Da protagonista assoluta negli anni ’90 e primi anni del 2000, con i piloti italiani dominatori in tutte e tre le cilindrate, l’Italmoto ha visto man mano calare le proprie quotazioni sotto l’assalto dell’"Armata Spagnola", che ha messo in campo uno spiegamento di risorse finanziarie ed organizzative che ha portato a ridefinire gli equilibri nel motociclismo, soprattutto nel Motomondiale, dove l’inno spagnolo è presenza fissa sui podi in tutte le classi. Il vento però sembra, almeno in parte, iniziare a cambiare con i piloti italiani che stanno ritornando prepotentemente sotto i riflettori. Merito anche del grande lavoro che in Federazione hanno avviato e saputo far crescere già da qualche stagione. Simone Folgori, rappresentante della FMI in ambito del CIV, è l’uomo che, tre le altre cose, tiene sott’occhio le giovani leve, i piloti che un domani si spera possano far rivivere nuovamente l'epoca d’oro per i nostri colori. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui in occasione dell’ultima tappa del CIV andata in scena a Vallelunga.

Da qualche stagione avete iniziato un lavoro importante in ambito di Campionato Italiano Velocità, che bilancio fai arrivati a questo punto?

“Raccogliamo i risultati di un percorso avviato nel 2009, avendo come base tre principali obiettivi: qualità, equilibrio sportivo e comunicazione. Quello che manca è forse la consapevolezza del livello che sta raggiungendo il nostro campionato. Ma ci consola il fatto che in un momento così delicato riusciamo a crescere”.

Come valuti un confronto con campionati come il CEV?

“Diciamo che bisogna fare un distinguo. Il CEV è forte soprattutto nella Moto3, è di fatto una tappa intermedia prima del salto di categoria. Da lì passano quelli che in pratica sono i team junior delle squadre impegnate nel Mondiale. Noi non puntiamo ad inseguire il Campionato spagnolo anche per un semplice discorso di costi da sostenere”.

Un problema non da poco questo in Italia.

“Basti pensare che da noi, per tutti vari campionati arriviamo a spendere un milione e mezzo di euro ogni anno per il noleggio dei soli impianti, (800.000 se si considera solo l’attività in pista del CIV). In Spagna si arriva ad un terzo. Una dispersione di risorse che, invece, potremmo mettere a disposizione dei piloti con contributi, premi gara, comunicazione e via dicendo...”

La Spagna oggi sembra fare meno paura di qualche stagione fa (mentre chiacchieriamo, sullo schermo vanno in onda le immagini del podio tutto “tricolore” della Moto3 a Le Mans, con Fenati, Bastianini e Bagnaia, nda)

“Diciamo che ci siamo un po’ cullati per troppo tempo, disperdendo risorse, forti delle vittorie che arrivavano a grappoli dalla 500/MotoGp ,250 e 125. In Spagna si sono dati da fare, unendo le energie per realizzare il grande progetto che ha dato i frutti che vediamo. Ma stiamo recuperando terreno. In Moto3, 7 piloti su 9 sono passati dal CIV e stiamo tornando protagonisti anche nelle derivate di serie con le vittorie in Stock 1000 e Stock 600, oltre a vincere nelle preGp da 4 stagioni di seguito ".

Un lavoro sui giovani che ovviamente necessita di ulteriori sforzi economici.

“In passato pagavamo lo scotto dei tagli ai fondi che lo Stato assegnava al CONI. Oggi la situazione da quel punto di vista si è stabilizzata, e siamo riusciti a trovare partner come San Carlo e la cooperativa Taxi 3570 che ci sostengono. Ora siamo quasi autonomi, un fatto fondamentale, considerando anche che in questo modo è più facile programmare e varare progetti di supporto come “#MadeinCIV” e "Talenti Azzurri". Riusciamo a sostenere meglio i piloti soprattutto i più giovani di PreMoto3 e Moto3,  economicamente, ma anche anche a livello tecnico. Il lavoro di tecnici come Raffaele De Rosa, Cristiano Migliorati, Stefano Cruciani, Roberto Sassone da questo punto di vista è fondamentale.”

Se con le piccole Moto3 è il CEV , con la SBK il BSB, il Campionato Inglese, è oggi un riferimento, anche alla luce della classifica del mondiale delle derivate, monopolizzata nelle prime posizioni dai piloti inglesi.

“Lì ,se vogliamo è un discorso di cultura. In Inghilterra da sempre puntano le maggiori risorse sulla classe maggiore, noi preferiamo avere più equilibrio nelle varie cilindrate, distribuendo i nostri sforzi anche per un maggiore spettacolo durante i weekend di gara”.

Cosa bolle in pentola per il futuro del Campionato Italiano?

Il prossimo step che abbiamo è la crescita della categoria Sport 300 4T, con gare organizzate con moto di serie Kawasaki, KTM, Honda e Yamaha. Mezzi meno costosi e facili da gestire che possono agevolare il primo approccio per i ragazzi dai 14 ani in su. Siamo pronti a partire e per il 2016 avremo quella che potrà essere ciò che è stata la  Sport Production negli anni '90”.


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