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Honda, il futuro in SBK legato a… Yamaha

Il rientro della storica rivale, che potrebbe strapparle lo sponsor, diventa questione d’orgoglio

A volte serve un Davide per stuzzicare l’orgoglio di Golia. Stiamo parlando di Honda, che rema (con la sua filiale europea) controcorrente in Superbike ma potrebbe ricevere una spinta dal ritorno della rivale storica Yamaha in classe regina con la nuovissima R1. Sembra un paradosso? Eppure il codice Bushido – ed i suoi dettami di dovere ed onore – sono ancora ben presenti nei costumi giapponesi. Ma procediamo per gradi…

LOTTA CONTRO IL TEMPO – Nonostante un roster piloti tra i più interessanti ed equilibrati in griglia – l’esperto campione in carica Sylvain Guintoli, dallo stile pulito, affiancato dal ruvido e spettacolare astro nascente Michael Vd Mark – il team capitanato da Roland Ten Kate annaspa in campionato. Il transalpino ed il rookie 22enne di Rotterdam sono rispettivamente sesto e settimo e, numeri alla mano, ragionevolmente possono soltanto ambire (e non sarebbe comunque una passeggiata) ad un posto nella Top 5 a fine anno. Un po’ poco, considerando il terzo posto di Jonathan Rea lo scorso anno, con una Kawasaki ed un’Aprilia ufficiali alle spalle.

La CBR, omologata nel 2008, soffre inevitabilmente il passare del tempo. Le sue numerose iterazioni (ultima in ordine di tempo, la SP) possono soltanto attenuare, non azzerare, i chiari limiti anagrafici legati alla moto. Honda, vista la sua impareggiabile “potenza di fuoco” a livello di R&D potrebbe mettere in produzione una nuova supersportiva anche domani, ma non ha intenzione di farlo, tanto che sono già arrivate indicazioni da Tokyo che, nel 2016, non ci sarà una moto nuova in griglia. Viste le difficoltà aggiuntive create dal nuovo regolamento (in particolare dall’obbligo di utilizzare bielle e pistoni di serie), viene da domandarsi se anche lo stesso Rea, che viaggia a medie da sogno (24 punti a gara) con Kawasaki, potesse fare di più se fosse rimasto.

La lotta, insomma, è impari. Kawasaki schiera una moto più giovane, con un supporto in loco dei propri tecnici giapponesi in gara. Stesso discorso per Ducati, Aprilia, e (in minor misura) BMW. Yamaha sta costruendo solide fondamenta nella Stock ed in vari campionati Superbike nazionali. Suzuki ed MV Agusta sono le uniche attualmente in maggiore difficoltà, ma per entrambe è previsto il lancio di una supersportiva entro un anno. Il problema è che a Tokyo, questo settore, attualmente sembra interessare poco. Dopotutto, anche Yamaha si è presa una pausa in tempi recenti, ritornando solo dopo aver riorganizzato le strategie di marketing.

SPONSOR DIVISO – La sfida tra Tokyo ed Iwata si gioca anche sul piano delle sponsorizzazioni. Ad Imola sono emerse le prime voci di un accordo imminente tra Pata e Yamaha per la SBK 2016. Il gossip è stato smentito seccamente dal diretto interessato, il patron Remo Gobbi in persona (a sinistra nella foto), che intrattiene con Honda Europa e Ten Kate ottimi rapporti personali. Ma se è vero che “senza lilleri non si lallera”, lo stesso vale per i risultati. Pata ha avviato un programma senza eguali con Honda, investendo dal vivaio – lo Junior Team che corre l’Europeo Stock 600 e l’intera Junior Cup – passando per la Supersport ed infine arrivando alla SBK. La classe regina, però, è proprio quella che attualmente dà meno soddisfazioni dal punto di vista agonistico.

Forse anche per questo, il marchio di patatine si è recentemente aggiunto alla lista di partner ufficiali del campionato. Pata in Superbike sta bene, e per diverse ragioni. Una su tutte: ha carta sostanzialmente bianca per una cifra complessivamente inferiore a quella necessaria per mettere il proprio marchio sulla manica della tuta di Valentino Rossi.

Proprio i rapporti con il nove volte iridato, tuttavia, potrebbero fare da ago della bilancia in questa vicenda. Pata ha rinnovato l’accordo con Honda per due anni (2015 e 2016), ma la clausola rescissoria è a favore dello sponsor. I rapporti tra squadra e sponsor sono, come detto, di fiducia. Tutto ciò significa che nessuno dei due farà promesse che non potrà mantenere. I risultati ottenuti fin qui non corrispondono alle aspettative di nessuna delle parti coinvolte, ma entrambi hanno preferito prendere tempo prima di trarre conclusioni. Nel mentre, se Rossi si mettesse in testa l’idea di prestare la propria immagine al nuovo progetto SBK di Iwata, magari aprendo una “filiale” dell’Academy tra le derivate di serie, è molto probabile che porti con sé una bella scorta di snack.

ESTATE DI FUOCO – La “deadline” è fissata per agosto, all’inizio della pausa estiva. Se Honda dovesse ritrovarsi senza sponsor, ha soltanto chiesto che venga comunicato per tempo. La filiale europea, nello stesso periodo, invierà alcuni emissari in HRC per tracciare di conseguenza un piano futuro. Il rischio di perdere sponsor – e, forse, dover lasciare temporaneamente la SBK – a causa di Yamaha, paradossalmente, è proprio ciò che potrebbe convincere i vertici di Honda a cambiare strategia per difendere il proprio onore. In caso contrario, ci sentiamo di escludere la possibilità di un rituale seppuku. Semmai, si tratterebbe di suicidio agonistico... Attenti a svegliare il gigante che dorme.

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