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SBK, Senna, Ayrton, Beco: i mille volti di una leggenda

I piloti SBK ricordano Senna. Giugliano: Sport, talento, e destino infame. Rea: Fonte di ispirazione

Ventuno anni sono passati da quel tragico primo maggio 1994, quando Ayrton Senna affrontò l’ultima curva di una vita dedicata alle corse ad Imola. Da allora, il Tamburello – che ospita una statua a lui dedicata – è meta di un continuo pellegrinaggio profano, perché in pochi conoscevano “Beco” – il soprannome affettuoso con cui il brasiliano era noto in famiglia – ma il nome di Senna echeggia attraverso le generazioni, tra mito e leggenda, declinato in mille sfaccettature, ben oltre i confini della pista. E perché il corpo è mortale, ma il ricordo, sportivo e umano, del pilota di Formula 1 continua a vivere nel cuore dei suoi tanti ammiratori, tra i quali si annoverano diversi piloti della Superbike. Abbiamo chiesto ad alcuni che cosa rappresenti Senna per loro.

Davide Giugliano (Ducati): Per me Senna rappresenta lo sport, il fattore talento, ed un destino di m****. Avevo cinque anni quando è morto, ma sicuramente non è un ricordo che svanisce. È triste, ma bisogna guardare a quello che ha fatto prima. E poi voglio pensare che sia venuto a mancare facendo quello che amava. Purtroppo la nostra vita è un libro scritto da qualcuno più grande di noi, ma il suo nome rappresenta solo cose belle”.

Jonathan Rea (Kawasaki): “Ho sempre amato i motori, ma non sono mai stato un grande fan della Formula 1. Aver guardato il documentario su di lui però mi ha toccato nel profondo. È la storia di chi si rifiuta di arrendersi alle avversità, mi ha ispirato. Ogni anno faccio visita alla sua statua, ed è un momento triste. Lo scorso anno volevo correre con una replica del suo casco, ma non mi è stato possibile. Il nome ‘Senna’ significa molto, per chiunque sia coinvolto nella velocità”.

Sylvain Guintoli (Honda): “Avrò visto il documentario su di lui almeno dieci volte. È una leggenda, che trascende e non di poco i confini delle corse su quattro ruote”.

Tom Sykes (Kawasaki): “Quando vedi il monumento, ti viene la pelle d’oca. Era un grandissimo personaggio. Mi piacciono tutti gli sport a motore, e mi alleno sul kart anche per questo”.

In fondo però è impossibile riassumere in poche parole il significato che ha per ciascuno di noi la parola Senna, pronunciata con quella cadenza melliflua che solo l’idioma portoghese possiede. Molte cose sono cambiate da quel primo maggio; alcune in meglio, altre, probabilmente, no. Certo è che l’immagine di quel casco giallo con strisce verdi e nere (anche se originariamente erano blu, per replicare la bandiera brasiliana) e la visiera scura che, quando alzata, svelava uno sguardo assorto e velato da una tinta di quella “saudade” onnipresente, non è stata intaccata dal passare del tempo.

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