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MotoGP, Jerez: il Bello, il Brutto e il Cattivo

L'abbuffata di Lorenzo, il lauto pasto di Marquez e gli italiani rimangono a dieta. Ma con tanta fame

La MotoGP arriva in Europa e scopre che il re di Spagna è Jorge Lorenzo. Sarà stata l’aria di casa, la congiunzione astrale o una ritrovata tranquillità, fatto sta che il maiorchino si è ricordato di che pasta sia fatto. Indigeribile per gli avversari, anche se Marquez può ben accontentarsi del pasto, sedendosi al tavolo non in piena forma.

Gli italiani invece sono stati a dieta. Giusto un antipasto per Rossi, che ha comunque raddrizzato un fine settimana nato storto. Iannone ha tentato di cambiare le condizioni meteo con un tasto, ma la sua Ducati non è progettata da Giove pluvio. Dovizioso ha fatto i conti con le bizze dell’elettronica. Nessuna bocciatura, perché i tre hanno comunque reagito bene alle difficoltà.

IL BELLO – Jorge Lorenzo ha tracciato per 27 volte la sua firma sull’asfalto di Jerez, una per giro. Il maiorchino ha ritirato fuori dal baule il martello e una volta spolverato ha scoperto che funzionava ancora alla perfezione. Per sua stessa ammissione, ha in se stesso il suo più grande nemico e questa volta lo ha sconfitto, insieme a tutti gli altri avversari. La MotoGP ha ritrovato un protagonista e i pretendenti al titolo aumentano, bene così.

Andrea DoviziosoIL BRUTTO – Facile prendere in mano la matita blu (quella per gli errori gravi) per disegnare un cerchio intorno alle Rosse. Iannone ha mandato in tilt il flipper Ducati prima della partenza e tutto sommato è stato bravo a fare un buon punteggio. Dovizioso non ha avuto colpe per l’inconveniente elettronico e non avere finito la gara nella ghiaia è già stata una buona notizia. Le giornate storte capitano, piloti e tecnici sono intelligenti e faranno tesoro degli errori. Sarà per la prossima volta.

IL CATTIVO – Karel Hanika ha deciso di farsi giustizia da solo buttando a terra Guevara dopo la bandiera a scacchi. L’incolpevole Juanfran si è trovato dalla pista all’ospedale con una clavicola rotta. Imperdonabile la condotta del ceco e quella della sua squadra, che nelle dichiarazioni post-GP non ha citato neppure l’accaduto. Karel a Le Mans partirà dalla pit lane, una punizione leggera per quello che ha combinato.

Valentino RossiLA DELUSIONE – Un terzo posto non si butta mai via, ma 10 secondi – abbondanti – dal compagno di squadra non si prendono a cuor leggero. Tutto è relativo – diceva qualcuno – e Valentino Rossi è comunque riuscito a raccogliere punti importanti in un fine settimana difficile. La delusione è solo a metà e nel lunedì di test sono arrivate conferme fondamentali. In questo campionato servirà strategia e il Dottore sembra bravo a giocare a Risiko.

LA CONFERMA – Un dito in meno non ha fermato Marc Marquez, che aveva cercato di complicarsi il Gran Premio di casa con una settimana di anticipo. Il piccolo diavolo forse avrà rischiato un po’ meno e se così fosse sarebbero guai per gli avversari. L’unico problema – e non per colpa sua – è dovere giocare da solo. Un compagno di squadra vero a volte può essere una bega, altre è utile per togliere punti agli avversari.

Tito Rabat e Alex RinsL’ERRORE – Dice il saggio: mettiti all’ultima curva di Jerez all’ultimo giro e qualcosa succederà. In Moto3 Fabio Quartararo ha mancato lo strike per un soffio e anche il podio. In Moto2 Alex Rins ha avuto un contatto ravvicinato di un certo tipo con Rabat. Errori veniali, si direbbe, e alla fine la peggio l’hanno avuto loro. Ciò non toglie che sia due bei talenti, entrambi da tenere d’occhio per il titolo.

LA SORPRESA – In tre gare ha vinto più di quanto fatto in 5 anni di carriera. Danny Kent si è preso il suo tempo per maturare, ha sbagliato quando passò troppo presto in Moto2 e ha avuto il coraggio di tornare indietro. Ha vinto sia scappando che in bagarre, come i campioni veri. Great job!

IL SORPASSO – In MotoGp sono state cose da ducatisti, i primi tre hanno invece fatto i cavalieri solitari. Rimane sempre la Moto3, una sicurezza per chi vive di pane e sportellate.

LA CURIOSITA’ – Valentino Rossi ha grandi problemi di spazio, per 200 coppe (tante quanti i podi in carriera) uno scaffale non basta. Ci ha pensato il Dottore a svelare come ha risolvere il problema: “uno po’ sono a casa mia, un po’ in quella di mia madre, un po’ in quella di Graziano”. Se continua così, dovrà chiedere anche ai cugini qualche mensola.

IO L’AVEVO DETTO – Shuhei Nakamoto non aveva dubbi: “sono contento delle prestazioni di Aoyama”. Era stato difficile credergli già prima della gara, impossibile dopo.

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