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MotoGP, Crutchlow: stessi problemi di Marquez

"Poca aderenza al posteriore. Promosso il nuovo forcellone". Miller: "Jerez pista perfetta per imparare"

Quarto in gara a Jerez, Cal Crutchlow ha scalato una posizione nei test del lunedì. Cosa più importante, il britannico ha girato oltre mezzo secondo più veloce rispetto a ieri, pur senza avere novità sostanziali da provare. L’“Ulisse” di LCR, alla terza moto in tre anni, si sta rapidamente imponendo come prima forza tra i piloti satellite.

“Abbiamo provato il necessario, completando il programma – ha sentenziato Crutchlow a fine giornata – Abbiamo fatto circa sessanta tornate cronometrate, girando più veloce che in gara, ma è normale. Allo stesso tempo, non ho spinto al massimo per fare il tempo. Nel weekend si cerca sempre una buona posizione in griglia o in gara, mentre oggi era più importante fare esperimenti ed adottare un approccio diverso”.

La RC213V ha fatto della duttilità una delle sue armi migliori ma, a Jerez, ha sofferto problemi di aderenza. Non solo Marquez ma anche Crutchlow – che ha ricevuto diversi aggiornamenti di ciclistica da valutare – lo ha sottolineato.

“Abbiamo faticato con il grip al posteriore, come del resto Marquez. Abbiamo provato il nuovo forcellone anche noi, traendo indicazioni positive che abbiamo riportato ad Honda. Ho anche provato delle forcelle già a disposizione di Marquez, con buone sensazioni”.

Sessantaquattro – uno in più del compagno di squadra – i giri percorsi dal rookie e compagno di squadra di Crutchlow, Jack Miller. L’australiano ha approfittato della giornata extra per fare qualche esperimento insieme alla squadra. Ogni chilometro in sella ad una MotoGP gli è infatti utile per prendere le misure alla nuova categoria, specialmente dopo esservi approdato direttamente dalla classe cadetta.

“Abbiamo provato alcuni particolari di geometrie e ciclistica, ma nulla di radicale – ha detto Miller – L’obiettivo era di trovare maggior grip al posteriore, cosa con la quale ho avuto difficoltà per tutto il fine settimana. Per questo, ho lavorato molto con gomme usate”.

Tra i vari assetti provati, uno sembra aver confortato particolarmente l’esordiente.

“Sul finale ero molto più costante, e penso che abbiamo trovato una soluzione di setup per rendere la moto più morbida e stabile allo stesso tempo. Su questa pista c’è poca aderenza e si frena poco. Controllare una MotoGP su questo tipo di tracciato è difficile, mentalmente e fisicamente”.

Secondo Miller, poi, Jerez è anche più propedeutica di altre piste per apprendere i segreti della classe regina.

“Qui si impara di più dagli altri, sei sempre in seconda o terza marcia, sostanzialmente derapando da una curva all’altra senza mai affrontare un rettilineo. Così capisco meglio come gli altri giocano con il gas. Sostenere questo genere di sforzo per 20/30 giri è difficile, mi sto ancora adattando a livello fisico. Negli ultimi cinque giri è ancora dura per me…”

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