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MotoGP, Pirro: GP15 vincente? Al Mugello, se non prima

"Al CIV ho dimostrato di essere ancora pilota. Correrei in MotoGP o SBK, la priorità resta sviluppare la GP15"

Pilota Superbike nel CIV, wild-card in MotoGP, collaudatore a tempo pieno. Non si annoia di certo, Michele Pirro, “uomo dei due mondi” di Ducati. Il pilota di San Giovanni Rotondo ha svolto – e sta tuttora svolgendo – un ruolo importante nello sviluppo della GP15, ma ha chiesto e ottenuto di correre più gare per non perdere l’”occhio” alla bagarre e magari giocarsi le sue carte per un rientro nella scena mondiale, si tratti di MotoGP o SBK, entrambi campionati dove Ducati sta attraversando un momento di grande crescita.

A Misano, Pirro è tornato sul gradino più alto del podio dopo oltre tre anni. Una vittoria che lega passato, presente, e futuro.

Com’è stato l’esordio nel CIV SBK?

“Divertente. Fare il pilota mi riesce ancora bene. Sono contento, sono state delle belle gare, peccato solo per sabato perché mi sono fermato a 4 curve dalla fine quando ero primo. Fortunatamente ci sono due manche quindi mi sono rifatto”.

Che impressioni ti ha fatto guidare la Panigale Superbike?

“Mi è sembrata una moto molto ‘racing’. Mi ricordo le Stock che ho guidato in passato nel CIV (Pirro è stato campione italiano Stock 1000 nel 2007 e nel 2008, nda), ed erano più vicine alla serie. La 1199 nasce come moto da corsa, quindi non ho dovuto cambiare molto lo stile”.

Tu, peraltro, avevi guidato la Panigale nel mondiale SBK a Magny Cours nel 2013. È possibile tracciare un paragone?

“No perché, rispetto a quella che ho guidato in Francia, questa è una moto più vicina a quella di serie, con le gomme slick. Ma, per quanto ne so, la Panigale SBK è già a un ottimo livello”.

Che sensazioni ti ha dato risalire sul gradino più alto del podio?

“È stato bello, perché non vincevo una gara da tempo. Era dal 2011 in Moto2 anche se, sempre a Valencia, nel 2012 arrivai quinto e primo della categoria CRT. Sono passati tre anni per tornare ad essere il primo. Per me è importante il CIV, anche per Ducati e tutto il gruppo di lavoro. Correre da protagonista nel campionato nazionale può permettermi di aspirare a traguardi anche più grandi”.

A questo proposito, hai gli occhi puntati sulla MotoGP o sulla SBK?

“La priorità è essere di massimo supporto alla MotoGP e tenermi in allenamento per le gare che correrò da wild-card. Poi, se capitasse l’occasione per fare altre gare, sarò pronto. Sono a disposizione della famiglia Ducati. Farò quello che mi viene chiesto, per il bene di tutti”.

E cosa ti stanno chiedendo in questo momento?

“La priorità è quella di essere vincenti in MotoGP. Ci manca veramente poco, non credo che tarderà molto ad arrivare la vittoria. Magari già nelle prossime gare, ma perché no al Mugello, dove correrò da wild-card, davanti ai nostri tifosi. Non sarebbe poi così male”.

Che impegni hai preso con la Casa?

“Ho ancora due anni di contratto con Ducati, con opzioni da valutare strada facendo. Cercherò sempre di migliorarmi, in qualsiasi ruolo mi venga proposto. Al momento, ripeto, la priorità è sviluppare la MotoGP e fare bene in gara con la GP15”.

E il tuo cuore dove ti porterebbe?

“A fare il pilota permanentemente. Sapere di poter correre con una moto vincente è un grande stimolo. Deciderà l’azienda se e dove farmi correre, MotoGP o SBK. Non sono preoccupato, devo solo mantenere la competitività alta per sfruttare ogni occasione”.

Tra CIV SBK e MotoGP, non c’è rischio di confondersi?

“Questo sdoppiarmi tra due moto non è facile, ma è una bella esperienza che spero mi porti a migliorare. Il resto verrà da sé”.

Intanto, nella rinascita della D16, c’è anche il tuo zampino…

“Sono molto contento, perché con Dall’Igna mi trovo molto bene e devo dire che ha fatto un grande lavoro. Lo ammiro per quello che è riuscito a fare, riorganizzando tutto il reparto corse per fare una moto vincente in meno di un anno. Ha dato una grande scossa alla Ducati”.

Come vivi questo momento, essendo quello che ha fatto fare i primi, importantissimi chilometri alla GP15?

“Da parte mia, sono orgoglioso del lavoro di squadra svolto, anche con gli altri piloti. Quando ho provato la prima volta la moto, mi sono emozionato. Dopo due anni di prove e sacrifici, ho fatto parte di un progetto di evoluzione nella rivoluzione. Alla fine è la moto che ha fatto più podi, con soli due mesi di vita. Ha dell’incredibile, ma credo che da uno come Gigi ce lo potessimo aspettare”.

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