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MotoGP, Capirossi è monegasco: lo dice il fisco

Loris ha vinto il ricorso con il fisco presentato fuori tempo massimo

Capirossi è monegasco: lo dice il fisco

Spesso i piloti sono accusati di cambiare residenza per meri motivi fiscali. Qualche volta è vero, ma nel caso di alcuni no. Capirossi per esempio è residente a Montecarlo dal lontano 1994, ha casa e vive lì, con la moglie, Ingrid Tence ed nel Principato che il figlio va a scuola. Un discorso simile si potrebbe fare per Max Biaggi, altro illustre ex espatriato ormai da lungo tempo.

Capirex la conferma del suo status la ha avuta pochi giorni fa anche dalla giustizia italiana.

Come riporta Il Sole 24 Ore ha vinto contro il fisco che gli contestava in realtà di non essere residente a Montecarlo e quindi gli ha presentato il conto per Irpef, Irap e Iva in relazione al 2012.

Dopo l’accertamento, il pilota emiliano ha presentato ricorso in Commissione tributaria. Nel primo grado di giudizio si è visto respingere la richiesta di annullamento. Mentre in appello ha vinto perché la Ctr dell’Emilia Romagna ha riconosciuto la sua residenza all’estero. Nello specifico, Capirossi - iscritto all’Aire (Anagrafe italiana residenti all’estero) perché si era trasferito già nel 1994 a Montecarlo - ha dimostrato che l’Italia non era la sede principale dei propri affari e interessi, come risultava dal fatto che era proprietario di una casa adibita a residenza familiare nel Principato di Monaco, che si era sposato con una cittadina monegasca e che aveva pagato le utenze per quella casa. Inoltre ha presentato tutta una serie di documenti che attestavano le spese effettuate all’estero e che restava all’estero per la maggior parte dell’anno per la preparazione delle gare di motociclismo.

A questo punto il fisco ha presentato ricorso in Cassazione ma Capirossi si è difeso sostenendo che quel ricorso fosse inammissibile perché arrivato fuori tempo massimo. La Cassazione, con la sentenza 8151/2015 depositata mercoledì 22 aprile , ha ricostruito che il termine per la presentazione del ricorso era quello di 60 giorni e quindi l’istanza sarebbe dovuta pervenire entro il 2 luglio 2012 (essendo festivo il 1° luglio) mentre il ricorso è stato presentato dall’Agenzia con atto notificato attraverso la spedizione della raccomandata il 30 luglio 2012. Nel dichiarare inammissibile il ricorso, la Cassazione ha condannato le Entrate anche al pagamento delle spese di giudizio (16.400 euro per compensi professionali e 200 euro al difensore di Capirossi che le aveva anticipate).

 

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