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MotoGP, Rossi migliora, la Ducati GP15 vale 1"

L'ANALISI DEI TEMPI - Nei primi GP le Rosse sorpendono, stabile Lorenzo, piccoli passi per Marquez

Le prime tre gare della stagione sono state messe in archivio e il Circus tornerà la prossima settimana in Europa. I GP inaugurali hanno già delineato i valori in campo, che naturalmente si potranno modificare nel corso di una stagione ancora lunghissima.

Comparare le prestazioni di due anni diversi è sempre un’arma a doppio taglio: da una parte offre dati interessanti da analizzare, dall’altra bisogna usare con cautela certe informazioni, perché le condizioni della pista e le stesse gomme fornite da Bridgestone non sono mai identiche da una stagione all’altra. Fatte le dovute precisazioni, scopriamo cosa può dirci il cronometro.

ROSSI IN CRESCITA, LORENZO STABILE – Incominciamo con Rossi, il pilota più in forma in questo inizio di campionato. In Qatar è migliorato in qualifica, ma non troppo, e più decisamente in gara, sia sul ritmo che sul giro veloce. A Losail rispetto al 2014 ha limato 5 secondi sulla distanza di gara e 4 decimi sul giro più veloce. Ad Austin il passo avanti è stato più netto in qualifica, ma vale per tutti i piloti, essendo la pista stata solo nel 2013 una new entry. I 28 secondi in gara devono invece essere spiegati con il fatto che lo scorso anno il Dottore si ritrovò la copertura anteriore distrutta. Il peggioramento nel giro veloce è in linea con quello di quasi tutti gli altri piloti, segno che la pista non era in condizioni ottimali la domenica. Concludiamo con l’Argentina, Valentino sul giro secco ha avuto piccoli miglioramenti ma ha fatto la differenza sul ritmo e ci ha messo 9 secondi in meno del 2014 a terminare la gara.

Da contraltare in casa Yamaha lo fa Lorenzo, a partire da Losail, dove non è riuscito a migliorarsi in qualifica rispetto allo scorso anno. In Texas il dato della gara non è paragonabile, perché Jorge nel 2014 fu penalizzato per la partenza anticipata, ma gli va riconosciuto di essere uno dei pochi ad avere migliorato il proprio giro veloce. Arriviamo all’Argentina, dove ha deluso. Il maiorchino ha peggiorato di poco le prestazioni della scorsa stagione e sul giro veloce in gara ha un impercettibile miglioramento ma il problema è che gli avversari invece hanno fatto un deciso passo avanti, quello che a lui non è ancora riuscito.

LA DUCATI GP15 VALE UN QUASI SECONDO – Chi svetta nella nostra tabella riassuntiva è la Ducati. Se vogliamo estremizzare il concetto, potremmo quasi dire che la GP15 va più forte di un secondo al giro – o quasi - rispetto alla GP14 su alcune piste. Stiamo un po’ esagerando ma, solo guardando il passo gara, Dovizioso è stato più veloce rispetto al 2014 di 17 secondi a Losail, di 5 ad Austin e di 30 in Argentina. Iannone in Qatar lo scorso anno era scivolato e i tempi non sono confrontabili, ma è stato più veloce di 7 secondi in Texas e di 16 in Argentina.

Questi miglioramenti sul ritmo, vanno di pari passo con quelli sul giro secco, e i due piloti hanno sempre fatto meglio con la GP15. E non di poco, stiamo parlando di pochi decimi, ma di valori superiori al mezzo secondo: un risultato tutt’altro semplice da ottenere in MotoGP.

MARQUEZ E GLI ALTRI – Naturale non aspettarsi miglioramenti enormi dal campione del mondo che già lo scorso anno era velocissimo. In Qatar è stato più veloce comunque di un decimo al giro e la prestazione della gara è stata inficiata dall’errore alla prima curva e conseguente rimonta. In Texas e Argentina si è tenuto sui livelli del 2014 – fatta la tara delle diverse condizioni delle piste – dimostrando comunque di essere sempre al vertice (soprattutto sul giro secco).

Interessante vedere le differenza sui tempi per Cal Crutchlow, passato da Ducati a Honda. I tempi in qualifica dicono che la gomma morbida – che aveva a disposizione nel 2014 – fa la differenza, ma con la RC231V riesce a trovarsi meglio in assetto da gara. Rimanendo in casa Honda, era interessante anche scoprire i miglioramenti della moto Open ora dotata di distribuzione a valvole pneumatiche. Le prestazioni di Nicky Hayden però non chiariscono la situazione, un passo avanti c’è stato ma non sembra così grande.

Prendere in analisi i tempi di Aleix Espargarò serve invece a confrontare la Suzuki con una moto competitiva quale era la Yamaha in configurazione Open. La GSX-RR, al debutto nel mondiale, non sfigura e da Austin lo spagnolo è già riuscito a essere costantemente più veloce rispetto allo scorso anno. Cercare di fare lo stesso con Bradl che ha lasciato la Honda Factory per la M1 Open è invece sconfortante. Il tedesco evidentemente non è ancora riuscito ad adattarsi alla Yamaha e neppure con la gomma morbida in qualifica è riuscito a ripetere le prestazioni dello scorso anno.

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